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Wednesday, September 30, 2026

“Pd e Meloni hanno la stessa posizione sull’Ucraina. Una mia candidatura alle elezioni? La priorità è curarmi”. Il ritorno di Di Battista su La7

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“La priorità per me ora è curarmi, dovrò iniziare presto le terapie. Quello che dobbiamo fare con l’associazione Schierarsi è continuare a farla crescere, senza precludere nessuna strada, e magari arrivare pronti a un’altra tornata elettorale”. Così, in collegamento a DiMartedì, su La7, Alessandro Di Battista risponde a Giovanni Floris che gli chiede se si candiderà alle prossime elezioni.
L’ex deputato, al suo ritorno in trasmissione dopo il malore accusato a Cuba e l’operazione all’Avana, non chiude per sempre la porta alla politica, ma sposta nettamente il baricentro: prima le cure, poi il resto.

Floris lo incalza anche sullo pseudonimo “Vannacci di sinistra”, affibbiatogli da diversi media, come Il Foglio, il TgLa7 e il Corriere della Sera. Di Battista respinge il paragone e la collocazione: “Non c’entro niente con Vannacci, né mi definisco di sinistra”.
Poi attacca il campo progressista e, in particolare, il Pd: “È debole questo campo largo. Come pretendi che il principale partito di questa coalizione, secondo i sondaggi, cioè il Pd, vinca le elezioni se sulla questione dirimente, l’Ucraina, che ha a che fare con la politica estera, con quella energetica e con il costo della vita, ha di fatto la stessa posizione della Meloni? Come può pretendere di vincere? In questo momento il campo largo non lo vedo molto bene, soprattutto perché non vedo molto bene il Pd”.

Sulla sua associazione Schierarsi, composta da migliaia di iscritti e migliaia di giovani, sostiene di aver “fatto tutti i passi giusti per arrivare all’appuntamento elettorale con la possibilità di scegliere”. E aggiunge: “Abbiamo fatto tutto bene in questi anni, poi la vita è imponderabile, capitano cose che uno non si aspetta“. Da qui la scelta di non candidarsi adesso e di tenere aperte le strade future.

Ampio spazio, nell’intervista, va alle polemiche sul rientro dall’isola. Floris gli chiede se abbia rifiutato un volo di Stato. Di Battista replica con durezza: “Credimi, stavo combattendo tra la vita e la morte e leggevo questi che scrivevano: “Il grillino prende i voli di Stato”. Tra l’altro, poi gli abbiamo dato l’ennesima lezione di stile perché io sono tornato con un volo sanitario pagato dalla mia assicurazione, avevo stipulato una polizza. Però è stata indegna quella polemica, come indegni sono stati anche alcuni giornali che hanno speculato per qualche click, dandomi per morto più volte o inventando veri e propri bollettini sanitari, cioè inventando malattie“.

Ricostruisce poi il momento più drammatico della degenza: “Sul letto di ospedale all’Avana ho scoperto di essere uscito da un coma nel quale non sapevo di essere mai entrato. Questa è la verità”.
Distingue, però, il piano politico da quello personale nei confronti dell’esecutivo. “La presidente del Consiglio con me, personalmente, si è comportata bene, come tutto il governo: mi hanno espresso solidarietà. La Meloni mi ha chiamato quando ero all’Avana, invitandomi a lasciar perdere le polemiche, veramente oscene, su quel volo di Stato che, tra l’altro, non è mai stato un’ipotesi: si sarebbe trattato di un volo sanitario”.
Di Battista, quindi, richiama il dovere dello Stato verso i propri cittadini in pericolo: “I Paesi civili dovrebbero andare con voli sanitari a prendere i cittadini, italiani in questo caso, se si trovano dall’altra parte del mondo in gravissime condizioni di salute. Non è che mi ero rotto un braccio facendo surf. È una roba da Paese civile”.

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