Dalla Cina al Messico, con lo show a Monza, il 2026 magico del giovane Kimi Antonelli
Il titolo mondiale vinto alla seconda stagione in Formula 1. L'exploit di Andrea Kimi Antonelli ha precedenti illustri, da Juan Manuel Fangio (1951) a Lewis Hamilton (2008), passando per Jacques Villeneuve (1997). Ma il successo del ragazzino bolognese non ha eguali in termine di precocità. A 20 anni e due mesi, con la super-licenza ottenuta prima della patente stradale, Kimi ha battuto il record che apparteneva a Sebastian Vettel, iridato nel 2010 alla guida della Red Bull all'età di 23 anni, quattro mesi e 11 giorni.
Talento naturale, capacità di interpretare al meglio i nuovi regolamenti su monoposto e power-unit, con l'aggiunta di una Mercedes straripante. Ecco gli ingredienti che gli hanno consentito di condurre le danze, pur in un contesto così impegnativo per un pilota con pochissima esperienza a questi livelli. La capacità di adattamento é stata decisiva: non basta essere veloci sul giro secco, occorre saper gestire le gare, la pressione, interpretare le strategie e mantenere la lucidità. Antonelli ci é riuscito, ha trasformato le promesse in risultati.
L'inizio del Mondiale è travolgente. Dopo il secondo posto in AUSTRALIA, Kimi vince in CINA il primo GP della sua carriera. Si ripete in GIAPPONE, a MIAMI, in CANADA ed a MONTECARLO. Totale, cinque successi nelle prime sei gare. Ma é nei momenti di difficoltà che dimostra la maturità del campione. Il ritiro a BARCELLONA per un problema elettrico, mentre era secondo, spezza il filotto magico. Si rifà parzialmente con il terzo posto in AUSTRIA, ma il 15mo in GRAN BRETAGNA é una brutta battuta d'arresto. Antonelli però reagisce vincendo in BELGIO e tornando sul podio in UNGHERIA (terzo) ed in OLANDA (secondo). Costanza di risultati e intelligenza tattica sono altre sue armi: se capisce che non é giornata per vincere, punta comunque a raccogliere il massimo.
Un altro momento simbolico arriva a MONZA. Il 6 settembre, davanti al pubblico di casa - diviso tra l'amore per la Ferrari e la gioia di vedere finalmente un conterraneo lottare per il titolo iridato - conquista il Gran Premio d'Italia partendo dal fondo della griglia. In SPAGNA, nel nuovo MadRing, é di nuovo davanti a tutti. In AZERBAIJAN un errore in Q1 lo relega al 16mo posto in griglia. Dopo un lungo inseguimento termina quinto. E' poi secondo in BAHARAIN e terzo a SINGAPORE, piste sulle quali torna alla vittoria Max Verstappen.
Ma il principale avversario per il titolo é interno. Il compagno di scuderia George Russell resta a lungo l'unico che può insidiarlo. La rivalità tra i due mette a confronto l'esperienza e la solidità del britannico contro la rapidità di crescita e l'ambizione dell'italiano. Red Bull, Ferrari e McLaren assistono a tanta superiorità, riuscendo a inserirsi nella lotta solo con successi estemporanei. Antonelli mantiene un vantaggio significativo sui rivali. Dopo SINGAPORE (11 ottobre), il bolognese guida la classifica con 340 punti, contro i 238 di Russell, secondo. Il margine è di 102 punti, quando la stagione entra nella sua fase decisiva. Ad Austin Kimi ha il primo match point ma lo manca di poco, ottenendo comunque una vittoria, la nona stagionale, straordinaria per determinazione e maturità. I piazzamenti di Lewis Hamilton e Russell, se non bastano all'incoronazione, rinviano comunque di solo una settimana la festa, al Gp del MESSICO.
Sul circuito intitolato ai fratelli Ricardo e Pedro Rodríguez - entrambi piloti, morti tragicamente in corsa, il primo quando aveva solo 20 anni, nel 1962 -, Kimi taglia lo storico traguardo iridato conquistando il terzo posto e salendo così sul podio a festeggiare a fianco di due pluricampioni del mondo, Max Verstappen e Lewis Hamilton.
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