“Non abbiamo aule sufficienti per tutti gli alunni. Gli studenti fanno lezione in moduli prefabbricati”
Hanno vinto premi in tutt’Italia, hanno un corso di pasticceria, un altro serale ma non hanno un edificio adeguato per fare scuola. La denuncia arriva dall’Ipsar “Veronelli” di Casalecchio di Reno, città metropolitana di Bologna: 900 alunni, 170 docenti e una dirigente, Rosalba De Vivo, orgogliosa del suo istituto ma altrettanto determinata nel chiedere soluzioni a Città Metropolitana. A raccontarci la situazione del “Veronelli” è un insegnante che ha risposto alla nostra campagna “Il futuro non si arma, si insegna” (firma qui), con una petizione per chiedere stipendi dei docenti adeguati all’Europa e una maggiore attenzione per la scuola (Chi vuole può raccontarci la sua storia a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it).
“La struttura è vecchia e fatiscente“, ha scritto il docente, “ma la cosa più grave è che non abbiamo abbastanza aule per tutti gli alunni, non c’è un’aula magna per i collegi docenti. Da quest’anno useremo dei moduli prefabbricati come aule extra. Venga a vedere: ogni giorno gli alunni devono entrare in un’aula diversa garantendo le lezioni a rotazione”.
Una situazione che non conosce risoluzione da almeno cinque anni. La preside non nega nulla ma aggiunge: “Ho scritto fiumi di parole agli enti coinvolti ma…”. De Vivo non vuole far polemica. Sa di essere una rappresentante dello Stato. Uno status, quest’ultimo, tuttavia, che non le impedisce di spiegarci i fatti: “Per anni questa scuola è stata la succursale dell’alberghiero di San Pietro Terme. Solo nel 2018 ha raggiunto la sua autonomia. Durante il periodo pandemico si è registrato uno stallo nelle iscrizioni ma dal 2021 ad oggi siamo passati da 650 a 900 alunni”.
La preside ci tiene ad evidenziare il lavoro fatto per dare lustro al “Veronelli” che oggi può vantare diversi corsi. “Quest’anno abbiamo 42 classi. Un record storico per il nostro istituto ma continuiamo ad avere problemi con gli spazi. Non abbiamo un’aula magna, ma nemmeno una vera e propria presidenza che possa garantire la privacy. Tutto ciò ci limita perché non possiamo accogliere convegni, seminari che permettano anche ai nostri alunni di fare esperienza”. Città Metropolitana nella primavera scorsa ha proposto come soluzione l’installazione di moduli in bioedilizia dove, per due anni, troveranno spazio sette classi. “Purtroppo siamo a fine ottobre ma non li possiamo ancora usare perché mancano ancora alcuni allacci alle utenze. Io – dice De Vivo – scrivo, scrivo ma più di così. Il vero problema è che non sappiamo nulla del futuro della nostra scuola, non conosciamo la programmazione delle istituzioni. Servirebbe un piano che ci permetta di capire le soluzioni al di là dei moduli provvisori. Questo istituto non può andare avanti a vivere in questo modo. Noi facciamo il possibile ma ci serve una mano da parte delle istituzioni”. Un appello che arriva non solo dalla preside ma dal personale scolastico che alla pari dei ragazzi è costretto a vivere in una sorta di precariato.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.