Spagna, i decreti sulla casa non convincono i movimenti: “Sbagliato dividere il provvedimento in due, le proteste non si fermano”
È attesa per domani, venerdì 2 ottobre, l’ultima parola del Congresso che dovrà convalidare i due decreti sulla casa approvati dal governo spagnolo di Pedro Sánchez, sull’onda delle proteste per lo sfratto dell’87enne Maricarmen dal suo appartamento di Madrid.
Il caso ha scosso il paese, portato in piazza migliaia di persone in una acampada a Puerta del Sol, seguita da altri a Barcellona, Siviglia, Bilbao e in altre città. Dopo giorni di proteste e presìdi in decine di città, Psoe e Sumar hanno trovato l’intesa sul provvedimento all’ultimo minuto, ma spezzando il pacchetto in due.
Il primo decreto, quello con più possibilità di essere approvato, recupera parti dello scudo sociale: la moratoria sugli sfratti dei nuclei vulnerabili senza alternativa abitativa arriva al 2030 (il Psoe si fermava al 2028). Vieta per due anni ai fondi di investimento gli acquisti a scopo speculativo, proroga di due anni i contratti in scadenza prima del 2029 se l’inquilino lo chiede e congela gli aggiornamenti annuali fino al 2028. Per la prima volta regola anche gli affitti temporanei (di durata inferiore all’anno) e quelli a stanza, finora la via di fuga preferita dai proprietari che volevano evitare il controllo dei canoni sugli affitti a lungo termine: dovranno giustificare la temporaneità, altrimenti il contratto vale come abitazione abituale.
Sul fronte fiscale porta l’Iva al 10% sugli appartamenti turistici, alza al 25% (dal 15%) l’imposta sugli utili non distribuiti delle Socimi (le real estate investment trust spagnole), dà ai comuni la possibilità di aumentare l’Imu sulle case vuote e prevede prestiti a tasso zero per la prima casa. Ma concede anche sgravi fiscali ai proprietari che affittano. Il secondo decreto contiene la richiesta più forte della piazza: gli affitti a tempo indeterminato, con rinnovo automatico e rescissione solo per motivi oggettivi, come già accade in Regno Unito, Germania e Austria.
Il problema, per chi manifesta, è proprio la divisione in due testi. Il Sindicato de Inquilinas voleva un decreto unico, scritto scritto seguendo le richieste del movimento stesso, e ha contestato subito lo spacchettamento. La portavoce madrilena Valeria Racu ha denunciato una tattica di divide et impera, fatta per dare solo qualche briciola, e ha avvertito che “se il decreto verrà spezzato in due, sarebbe una vera vergogna”. La sua collega Alicia del Río ha spiegato: “Spezzare il decreto porta a campagne di partito, e il popolo vuole soluzioni”. In questo modo, infatti, le misure più volute potrebbero restare fuori dall’approvazione, rendendo ancora una volta monche le misure di Sánchez. Alicia ha dichiarato che il sindacato è contento di vedere gli affitti indefiniti nel pacchetto, ma chiede cautela sul testo finale, perché “le maglie larghe delle leggi sono da sempre il terreno dei rentier e della lobby immobiliare”. A Barcellona il Sindicat de Llogateres avverte che un “decreto farsa” porterebbe allo sciopero generale, che resta comunque l’obiettivo dei movimenti. Per mantenere la pressione alta, i sindacati hanno convocato nuove manifestazioni in tutto il Paese per il fine settimana.
Dure critiche anche sugli sgravi fiscali. Le agevolazioni ai proprietari possono arrivare fino al 100% in cambio di un ribasso del canone di appena il 5%, con un risparmio stimato in 347 milioni l’anno. Gli inquilini avranno una detrazione del 10% dell’affitto pagato, ma solo se hanno redditi inferiori ai 23mila euro: una misura che potrebbe aiutare oltre 945mila famiglie, per un risparmio di 835 milioni. Ma cosí facendo, il conto complessivo è un possibile buco di 1.859 milioni annui per le casse pubbliche. Senza contare che il sindacato ha sempre criticato quelle detrazioni perché i canoni di riferimento sono già gonfiati da anni di rincari speculativi.
A sinistra, le critiche più dure vengono da Podemos. Ione Belarra ha accusato il governo di “prendere in giro” i cittadini e ha lamentato che nel testo “non c’è nemmeno una misura strutturale”. Contesta soprattutto gli sgravi ai proprietari e l’assenza di espropri degli immobili in mano ai fondi. Per Irene Montero le protezioni antisfratto e le proroghe sono temporanee, e gli affitti indefiniti sarebbero stati proposti in un testo a parte, coscienti di non poterli approvare.
Nel movimento c’è però anche chi legge questi decreti come una vittoria: nelle dichiarazioni a Puerta del Sol di diversi militanti dei sindacati, hanno rivendicato che è la volontà del governo era stata piegata. Quello che emerge è la difficoltà dell’esecutivo di costruire alleanze solide con i propri partner e di portare avanti un progetto condiviso. L’accordo di martedì è arrivato dopo una notte di trattative, con il Consiglio dei ministri in ritardo, ed è un compromesso che tiene insieme i due soci più che una sintonia vera. Sumar ha fatto della casa la sua bandiera e chiedeva tre cose: massima protezione dagli sfratti, regole sugli affitti a stanza e rinnovo automatico dei contratti. La vicepresidente Yolanda Díaz ha rivendicato la spinta della piazza: “Maricarmen tornerà a casa sua, ed è merito vostro”. Il ministro Pablo Bustinduy ha avvertito gli altri gruppi parlamentari : “Sarà molto difficile spiegare una posizione di disinteresse su questo tema”.
Il Psoe, dal canto suo, ha imposto gli sgravi ai proprietari e, con la ministra della Casa Isabel Rodríguez, ha presentato il primo decreto con toni celebrativi e il secondo di sfuggita, alimentando il sospetto che non lo difenderà fino in fondo. Il doppio decreto nasce così da una logica di sopravvivenza: mettere in salvo il primo testo e lasciare il secondo al proprio destino. Per Izquierda Unida, Antonio Maíllo ha riassunto l’umore: insoddisfazione per lo spacchettamento ma giudizio positivo sul contenuto. Il problema è che fuori dalla coalizione l’esecutivo non ha una maggioranza solida. Ad aprile il decreto sulla proroga degli affitti è caduto dopo un mese con i voti di Pp, Vox e Junts. Proprio Míriam Nogueras di Junts sembra pronta a sostenere il primo decreto, ma continua a lamentare una “mancanza di tutele” per i piccoli proprietari. Più difficile che Junts e Pnv votino sì al secondo, tanto più se il Psoe non lo difende come proprio. Se Junts votasse contro, salterebbe tutto, mentre con il suo sì e quello del Pnv, Podemos potrebbe anche astenersi senza far cadere il testo. Il voto di venerdì è in bilico: il primo decreto forse passa, il secondo è appeso a un filo. E con le piazze che promettono cacerolazos giovedì e manifestazioni di massa nel fine settimana, perderlo costerebbe caro al governo.
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