“È una cosa che mi ha devastato la vita, il mio corpo si sta spegnendo”: l’atleta Beth Dobbin passa 22 ore al giorno a letto, basta una luce per causarle un “crash”
Per chi se la ricorda in pista, mentre corre la semifinale dei 200 metri alle Olimpiadi di Tokyo oppure mentre indossa la medaglia di bronzo ai Giochi del Commonwealth 2022, sapere quali siano oggi le condizioni di Beth Dobbin è uno choc. L’ex atleta britannica, oggi 32enne, passa praticamente tutta la sua giornata distesa nel letto, lontana da luci o rumori troppo forti: qualsiasi sforza non previsto o troppo forte le può infatti causarle un “crash” che dura dalle 24 alle 48 ore, se non settimane o messi. Anche durante l’intervista alla BBC in cui ha raccontato la sua condizione, Dobbin ha confessato che quella chiacchierata di circa 30 minuti le costerà probabilmente un periodo di malessere o forte debolezza “fino al 2027“. Nonostante questo, però, ha voluto parlare, per raccontare che cos’è la sua malattia invalidante e incurabile: la ME, ovvero l’encefalomielite mialgica. È conosciuta anche come sindrome da fatica cronica. “Sentivo che era davvero importante diffondere il messaggio”, ha spiegato Dobbin.
L’encefalomielite mialgica è una malattia cronica e non ha una cura. Dobbin era un’atleta professionista, aveva appunto partecipato alle Olimpiadi e vinto una medaglia a Birmingham con la staffetta 4×400: oggi è costretta a passare la sua giornata a letto, per almeno 22 ore. “Mi è capitato di fare piccole cose, come andare a fare un prelievo di sangue dal medico, e poi rimanere a letto per mesi”, ha raccontato alla BBC. “È una cosa che mi ha devastato la vita, non riesco nemmeno a descriverla a parole. Mi sento come se avessi perso tutto. Ho ancora la mia famiglia, ma ho perso la mia indipendenza, la mia salute, la capacità di lavorare, la capacità di fare esercizio fisico”, ha aggiunto, spiegando che nel 2026 è riuscita a uscire di casa solamente per 5 volte.
Per Dobbin tutto è iniziato con una doppia infezione: prima il Covid, poi una mononucleosi. Ha continuato a gareggiare, ma le sue condizioni sono via via peggiorate: “Mi riposai moltissimo e i sintomi continuarono ad accumularsi. Le cose peggioravano sempre di più. Facevo fatica ad alzarmi, dormivo tantissimo, stavo a letto tutto il tempo. Dopo sei settimane, sono tornata ad allenarmi. Sono riuscita a resistere per tre settimane. I medici erano davvero scioccati dal fatto che non stessi ancora bene, nonostante avessi contratto quei due virus mesi prima”. Man mano che passava il tempo, la diagnosi è diventata purtroppo chiara a tutti: “Tutti gli specialisti dicevano ‘questa è la ME‘ e non vogliamo che sia così perché non esiste una cura“.
Ora l’ex velocista britannica sente che “il corpo si sta spegnendo, come se mancassero pochi giorni alla morte“. Per questo Dobbin ha deciso di parlare dell’encefalomielite mialgica: “Purtroppo è molto desolante. Spero che si troverà qualcosa in futuro. Si tratta di sensibilizzare l’opinione pubblica. E purtroppo, agli atleti si crede molto di più che alla persona media. Molte delle persone affette da questa malattia con cui ho parlato mi hanno detto: ‘Non mi credono, pensano che io sia pigro‘”. La sua testimonianza, da ex atleta professionista, potrebbe quindi diventare cruciale: “Se una cosa del genere accadesse alla maggior parte delle persone, non sarebbero in grado di parlarne, quindi sento di avere una sorta di dovere nel farlo“, ha concluso Dobbin.
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