L’Italia batte la Turchia e scopre nuove certezze: Pio Esposito spietato, Vergara talento e Doumbia sorprende. Ora i quarti di Nations League non sono più un miraggio
Quattro cose belle nella serata di Bologna, più complicata del previsto, nonostante il risultato: il 3-1 contro la Turchia, il 4-1 della Francia in rimonta contro il Belgio (1-1 di Doué al 77’, 2-1 di Cherki all’81’, doppietta di Olise all’88’ e al 91’), il secondo posto in classifica che rende una missione non impossibile l’approdo ai quarti di Nations League e la conferma che l’Italia esce da questa maratona di quattro partite in undici giorni con nuovi potenziali titolari. Tutto questo si è capito alla fine, perché all’inizio, con una squadra completamente stravolta rispetto al 4-1 in Turchia e all’1-1 nella tana della Francia, la nazionale ha sofferto.
Il ct Mancini, con tutte le attenuanti possibili, ha giocato d’azzardo: perché nove cambi, confermando solo Donnarumma e Bastoni rispetto alla formazione titolare di Parigi? Sono bastati i primi minuti per capire che schierare una nazionale inedita, e probabilmente irripetibile, non è stata una buona idea. Il gol di Scamacca al 26’ – il centravanti dell’Atalanta non segnava in azzurro dal 2023 – non ha cambiato le impressioni iniziali. Troppo turnover, come si dice in gergo. E troppi nomi che, messi insieme, non convincono: Ruggeri, Scamacca – al netto dell’indisponibilità di Kean e della necessità di far rifiatare Pio Esposito – Daniel Maldini che però nella ripresa, dopo una serie di rotazioni, avrà un altro passo. E poi perché riproporre Di Lorenzo, di cui si sa tutto e il contrario di tutto?
Dopo 55’, dietrofront: dentro Kayode, Calafiori e Pio Esposito, fuori Di Lorenzo, Ruggeri e Scamacca. Tradotto: sostituzioni tecniche, in nome della logica. L’Italia alza il livello, anche se paradossalmente la Turchia trova il pareggio con Simsir al 61’, ma la capocciata di Calafiori riporta avanti gli azzurri al 65’ e dopo l’inserimento di Tonali, si arriva all’epilogo, con il 3-1 firmato da Pio Esposito all’87’, su assist di Romano, anche lui migliorato nella ripresa con lo spostamento nella posizione di mezzala. Un cambio di passo generale che si spiega facilmente con l’ingresso dei cosiddetti titolari: le gerarchie esistono, oh yes.
Valutazioni in ordine sparso: molto buono Doumbia, vicino al gol tre volte. Bene Kayode. Autoritario Calafiori. Spietato Pio Esposito. Bravissimo Vergara, talento a tutto campo, costretto a uscire alla fine per problemi fisici. Insuperabile, come sempre, Donnarumma, tranne un’uscita senza senso battezzata da Mancini “ma dove ca**o va Gigio?”. Da rivedere, nei movimenti generali, la copertura della difesa: troppe volte la Turchia ha superato le linee in velocità.
Encomiabile la buona volontà generale. Interessanti le alternative a centrocampo. E in attacco, abbiamo finalmente un centravanti. L’Italia deve ora proseguire il suo percorso di crescita, ma purtroppo il caos in cui è precipitata la federazione può creare problemi. Dal presidente Malagò al commissario Malagò, come filtra dagli ultimi rumors? Siamo seri, fa ridere. Se poi all’estero dicono che siamo la solita Italia, hanno ragione.
Mancini, ai microfoni della Rai, intanto ha ammesso che cambiare tanto è stato un azzardo: “In questi casi, si perde fluidità di gioco, ma era previsto. Modificare in profondità è stato però necessario perché abbiamo giocato quattro gare in undici giorni. Il bilancio di queste partite è positivo. Andremo a giocarci la qualificazione ai quarti a Bruxelles”.
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