Certificati e Cpr, la Cassazione annulla la sospensione per tre dottoresse
La Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio ad un nuovo giudizio del tribunale del Riesame di Bologna, il provvedimento sulle misure cautelari interdittive per le tre dottoresse indagate dalla Procura di Ravenna nell'inchiesta sui certificati per evitare il Centro di permanenza per il rimpatrio.
Venerdì c'era stata l'udienza, in seguito ai ricorsi dei difensori, avvocati Salvatore Tesoriero e Francesca Cancellaro.
Le tre indagate avevano avuto interdizioni dalla professione, con sospensione per dieci mesi. L'inchiesta è per falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio.
La difesa: "I medici garanti della cura di ogni individuo"
"L'annullamento disposto dalla Suprema Corte restituisce alle dottoresse la dignità personale e professionale così duramente aggredita dall'inchiesta ravennate. Avevamo sottolineato nel ricorso per Cassazione come l'operato delle nostre assistite corrispondesse all'adempimento dei doveri di cura e di tutela della salute di ogni persona sanciti dalla Costituzione e dalle fonti sovranazionali, oltre che dalla deontologia che presidia la professione medica". Lo dicono gli avvocati Salvatore Tesoriero e Francesca Cancellaro, difensori dei tre medici indagati a Ravenna nell'inchiesta sui certificati per i Cpr, dopo l'annullamento delle misure deciso dalla Cassazione.
"La sproporzione delle misure cautelari applicate dà conto della necessità di una rilettura della vicenda improntata ai valori che innervano il nostro ordinamento costituzionale: come abbiamo sempre sostenuto, i medici devono rimanere prima di tutto garanti della salute e della cura di ogni individuo, non in quanto partecipe di una determinata comunità, ma quale essere umano", continuano i difensori.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.