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Wednesday, September 30, 2026

Madre e figlia uccise dalla ricina – Perquisizioni, analisi di pc e documenti: a che punto è l’inchiesta sul duplice omicidio ancora senza indagati

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Madre e figlia uccise dalla ricina – Perquisizioni, analisi di pc e documenti: a che punto è l’inchiesta sul duplice omicidio

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Due perquisizioni negli studi professionali di Gianni Di Vita, a Pietracatella e Campobasso, l’acquisizione di nuovi dispositivi informatici e il sequestro della borsa da lavoro appartenuta ad Antonella Di Ielsi. È la nuova tranche di accertamenti della nuova giornata di attività nell’inchiesta della Procura di Larino sulla morte per avvelenamento da ricina della donna e della figlia Sara Di Vita, 15 anni. Le operazioni sono iniziate martedì intorno alle 8 nello studio di Di Vita in via Risorgimento 18, a Pietracatella, proprio di fronte alla casa della famiglia, tuttora sotto sequestro. Lo studio, invece, non è sequestrato. È lo stesso ufficio dal quale il 31 luglio erano già stati acquisiti un computer Lenovo e dieci pen drive. Da quei dispositivi, proprio in questi giorni, gli specialisti del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato hanno avviato le operazioni di copia forense e di estrazione dei dati. Terminata la prima attività, gli investigatori si sono spostati nello studio di via D’Amato, a Campobasso, dove Di Vita esercita la professione di commercialista e dove lavorava anche la moglie Antonella, consulente del lavoro. Il professionista è stato accompagnato nel capoluogo e ha seguito le operazioni.

La borsa di Antonella e i computer

Nello studio gli agenti hanno cercato documenti, carte, oggetti e materiale informatico ritenuti utili a ricostruire la vita di Antonella, la sua attività professionale e i rapporti e le relazioni precedenti alla sua morte, avvenuta il 28 dicembre scorso. Tra il materiale acquisito c’è la borsa da lavoro della donna, rimasta nello studio dopo la sua morte. Di Vita ha inoltre consegnato spontaneamente agli investigatori una copia dell’hard disk del computer utilizzato dalla moglie. Nel corso delle attività sono stati acquisiti anche due computer dello studio di via D’Amato, utilizzati professionalmente da Di Vita e Antonella.

La giornata è proseguita negli uffici della Questura di Campobasso. Nel pomeriggio Di Vita è stato ascoltato nell’ambito di sommarie informazioni testimoniali e ha completato gli adempimenti formali relativi alle perquisizioni e alla consegna dei dispositivi. Il commercialista non ha rilasciato dichiarazioni ai cronisti. Il suo legale, Vittorino Facciolla, ha invece ribadito la collaborazione con gli investigatori. “Continuiamo, come abbiamo fatto sin dal primo momento, ad essere collaborativi con gli inquirenti, sia rispondendo esaustivamente ad ogni loro quesito, sia mettendo a disposizione degli stessi ogni nostro bene, a partire da quelli telematici in nostro possesso”.

Tre passaggi in Questura

Di Vita è stato visto entrare negli uffici della Polizia più volte nel corso della giornata. Dopo la prima convocazione, è tornato spontaneamente per consegnare una memoria esterna per computer. All’uscita, incalzato dai giornalisti, si è limitato a dire: “sono serenissimo”. In serata, poco dopo le 18, è tornato ancora in Questura, questa volta con due computer da consegnare agli investigatori per consentire la copia del loro contenuto. Questa volta le sue parole sono state: “Arriverà il momento – sono le mie poche parole – in cui avremo qualcosa da dire”. Le attività investigative, secondo quanto riferito, non sarebbero state perquisizioni generiche, ma interventi mirati all’acquisizione di materiale specifico. Dagli uffici e dall’abitazione sarebbero stati portati via documenti, materiale digitale e la borsa di Antonella con i suoi effetti personali.

La precisazione della Procura: Di Vita non è indagato

Mentre le operazioni alimentavano le voci di una possibile svolta nell’inchiesta, dalla Procura di Larino è arrivata una precisazione. La procuratrice Elvira Antonelli ha fatto sapere che la posizione di Gianni Di Vita “non è assolutamente cambiata” e che, allo stato, non ci sono indagati per il duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico. Di Vita e la figlia maggiore Alice sono assistiti dall’avvocato Facciolla come persone offese nel procedimento. Lo stesso legale ha spiegato che le perquisizioni riguardano beni e spazi a disposizione dell’intera famiglia, e non esclusivamente di Gianni.

“La magistratura – afferma l’avvocato di Di Vita, Vittorino Facciolla – ha inteso dare seguito alle attività di ricerca della prova attraverso le perquisizioni di alcuni vani e immobili a disposizione dell’intera famiglia Di Vita e non del solo Gianni”. “Lo scopo – aggiunge – è quello di accertare attraverso la perquisizione una serie di attività che avrebbero potuto porre in essere Antonella, Sara, Gianni o Alice”. Facciolla ha quindi ribadito la “piena collaborazione” della famiglia: “Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli – chiosa -, non abbiamo la preoccupazione di dover rincorrere la notizia o giungere a facili conclusioni. Il nostro atteggiamento è sempre quello avuto dal primo momento: essere collaborativi mettendo a disposizione tutto quello che ci viene chiesto. Cosi stiamo facendo e così continueremo a fare”.

Duecento persone ascoltate

L’inchiesta sulla morte di Antonella e Sara Di Vita resta aperta su più fronti. Finora sono state ascoltate circa 200 persone, alcune delle quali più volte. Le audizioni proseguiranno nelle prossime ore mentre gli investigatori continuano a ricostruire i rapporti familiari, personali e professionali delle due vittime. Tra le piste investigative viene indicata anche quella passionale, sulla quale gli investigatori starebbero concentrando l’attenzione. Parallelamente procede il lavoro scientifico. Gli specialisti del Robert Koch-Institut di Berlino stanno esaminando i materiali loro affidati, compresi i 131 campioni e reperti raccolti il 30 luglio durante il lungo sopralluogo nell’abitazione di Pietracatella. Le conclusioni degli accertamenti tedeschi non sono ancora pervenute e servirà altro tempo per completare le analisi.

L’unica certezza scientifica

A nove mesi dalle morti, il dato scientifico indicato nei materiali dell’inchiesta resta uno: la presenza di ricina nell’organismo di Antonella e Sara. Intossicazione acuta che non ha lasciato scampo alle due donne. Non è stato invece ancora individuato il vettore attraverso il quale la sostanza è stata assunta né la sua provenienza. Le nuove perquisizioni, l’acquisizione dei dispositivi informatici e della borsa di Antonella si inseriscono quindi in un’attività investigativa ancora in corso. Gli investigatori stanno cercando nuovi elementi attraverso documenti, dati digitali, oggetti personali e la ricostruzione dei rapporti delle due vittime. Ma, nonostante la nuova attività, la Procura ha ribadito che allo stato non ci sono indagati per il duplice omicidio e che la posizione di Gianni Di Vita non è cambiata.

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