Migliorano liste d'attesa, ma 4 milioni di visite ed esami in ritardo
Su 21,8 milioni di visite effettuate nei primi nove mesi del 2026, 17,7 sono state erogate entro i tempi di garanzia, oltre due milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma restano circa 4 milioni di visite ed esami fuori tempo massimo, cosa che spinge molti a cercare una soluzione nella sanità privata. Si migliora soprattutto sulle prestazioni urgenti, ma una su 5 sono ancora in ritardo. Restano criticità per colonscopie e visite dermatologiche e maggiori difficoltà si registrano in Umbria, Puglia e Sardegna.
È quanto emerge dal bollettino sulle liste d'attesa di Agenas, basato sui dati della Piattaforma nazionale. Per Angelo Tanese, direttore dell'agenzia il quadro mostra "un miglioramento diffuso", anche se "restano differenze territoriali e la necessità di proseguire il confronto con le Regioni". I dati, aggiornati al 30 settembre 2026, arrivano dopo il parere della Corte dei Conti che ha parlato di un problema annoso a fronte del quale sono state spese molte risorse e su cui pesano diversi problemi: fondi inutilizzati, sistemi di controllo inadeguati e carenza di medici. In questo contesto si inserisce il Piano nazionale delle liste d'attesa 2026-2028 che punta a rafforzare il monitoraggio dei tempi e l'appropriatezza prescrittiva, attraverso la digitalizzazione, la trasparenza e l'introduzione di bollettini periodici. Un'operazione che sta dando i suoi frutti. Nei primi nove mesi dell'anno le prenotazioni sono salite da 19,7 a 21,8 milioni (di cui 12,3 milioni di visite e 9,5 di esami), con un incremento superiore al 10%, pari a circa due milioni in più.
Migliora la quota di prestazioni erogate nei tempi previsti: per le prime visite si passa dal 76,9% al 78,6%, con circa 935mila prestazioni in più, per gli esami diagnostici dall'83,3% all'85%, pari a 1,1 milioni in più. Calano, di contro, le prenotazioni oltre i limiti di tempo: per le prime visite sono 2,11 milioni, contro i 2,14 milioni del 2025, e per gli esami diagnostici 1,084 milioni rispetto a 1,089 milioni. Ma ciò significa che fuori tempo massimo ne restano circa 3,2 milioni. E, se si considerano anche quelle erogate nell'arco di pochi giorni dopo, si arriva a circa 4 milioni. Per le prime visite urgenti, da effettuare entro tre giorni, il rispetto dei tempi sale all'81,7%; per quelle brevi, entro dieci giorni, all'80,6%. Sul fronte diagnostico, le prestazioni urgenti eseguite nei tempi aumentano al 77,3%. Ma questo indica che oltre il 20% slitta oltre il tempo massimo. Tra le singole prestazioni, le visite oncologiche raggiungono il 95,3% di rispetto dei tempi.
Va peggio per le visite dermatologiche (69,9%) e le colonscopie (69,3%): pur se entrambi in miglioramento, in tre casi su dieci si ottengono tardi, cnon attese di settimane o mesi. Guardando alla distribuzione sul territorio: per le prime visite in coda per numero di prestazioni nel rispetto dei tempi ci sono Sardegna (64,3%), Umbria (62,7%) e Puglia (55,3%). Per gli esami diagnostici sono sotto il 70% Valle d'Aosta (69,7%), Umbria (64,7%) e Puglia (63,4%). Tra le esperienze segnalate come positive figurano Marche e Provincia autonoma di Trento, che utilizzano anche strumenti di intelligenza artificiale per migliorare il cosiddetto 'governo della domanda' di prestazioni sanitarie. Spesso, infatti, si prescrivono prime visite in classe 'programmata', ovvero a 120 giorni di distanza, troppi per un primo accesso. Cosa che spinge molti pazienti a eseguirla in strutture private. Per questo Agenas richiama anche l'attenzione sull'appropriatezza delle prescrizioni. "Stiamo portando avanti con ciascuna Regione un confronto sulle criticità e le azioni da intraprendere", conclude Tanese.
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