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Monday, October 5, 2026

Crisi abitativa in Spagna, Sánchez convoca elezioni anticipate per il 29 novembre

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La Spagna va al voto. Come in molti avevano previsto, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato oggi, 5 ottobre, la convocazione delle elezioni anticipate per il prossimo 29 novembre, dopo che ha trascorso gli ultimi giorni a valutare la strategia da adottare in risposta alla bocciatura da parte del Congresso dei suoi decreti sulla casa, mentre nel Paese continuano le manifestazioni contro il caro-affitti e contro la speculazione immobiliare. Si sarebbe dovuto votare nell'estate del 2027. Sánchez rivendica comunque quanto fatto dal suo governo. "Ci siamo sforzati per costruire un mondo migliore per i nostri compatrioti, combattendo gli speculatori che vogliono distruggere il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie per aumentare i loro introiti", ha detto. I decreti bocciati prevedevano tra l'altro la sospensione fino al 2030 degli sfratti per le persone vulnerabili, misure contro i cosiddetti fondi "avvoltoio" e il rinnovo automatico dei contratti di affitto.

Sánchez agli elettori: "Scegliere se unirsi all'ondata di estrema destra o dare alla Spagna maggioranza progressista più ampia"

Sánchez lancia adesso un appello alla cittadinanza, che dovrà scegliere "che ruolo vuole giocare: se unirsi all'ondata di estrema destra che regredisce laddove governa" oppure "dare alla Spagna una maggioranza progressista più ampia", perché continui a essere "un baluardo di apertura e giustizia sociale" e un "punto di riferimento mondiale di pace, femminismo e prosperità". Agli elettori chiede un nuovo mandato, con più forza, per "approfondire le riforme ancora da fare". 

La posizione del Psoe

Nel Psoe la maggioranza ha spinto per il voto immediato, considerando la mobilitazione sulla casa un'opportunità politica per trasformare la sconfitta parlamentare in una campagna elettorale. Il ragionamento dei socialisti è che, dopo il voto contrario di Junts - la forza catalanista di destra di Carles Puigdemont, che si è unita al Partito Popolare e a Vox nel "no" in Aula ai decreti - diventa sempre più difficile immaginare un anno di legislatura senza una nuova legge di bilancio e con una maggioranza parlamentare in grado di sostenere l'azione del governo. Il tema della casa, che mobilita milioni di spagnoli, offre al Psoe la possibilità di accusare le destre e gli indipendentisti catalani di aver impedito al governo di intervenire sull'emergenza abitativa.

Nuove misure sulla casa

Già prima dell'annuncio del premier, fonti governative avevano comunque ribadito la volontà di garantire l'approvazione delle misure abitative respinte dal Congresso, indipendentemente dalla convocazione di elezioni anticipate. Un'opzione al vaglio prevede che il governo approvi almeno un nuovo decreto contenente tali misure, il quale verrebbe poi votato dalla Deputazione permanente del Congresso entro 30 giorni. L'organo ha l'autorità per procedere in tal senso dopo lo scioglimento del Parlamento e - a differenza di quanto accadrebbe in plenaria - il voto di Junts non sarebbe necessario per ratificare l'iniziativa. 

Il caso di Maricarmen e le proteste

L’ondata di proteste in strada si è scatenata con la bocciatura dei decreti, ma ha radici più profonde. La miccia è stata il caso di Maricarmen (Maria del Carmen Abascal), anziana di 87 anni, con disabilità riconosciuta del 50%, che il 23 settembre è stata sgomberata dall'abitazione in cui ha vissuto per 71 anni a Madrid, nel quartiere del Retiro. Il fondo di investimenti Urbagestión, che ha acquisito nel 2018 la proprietà, aveva aumentato del 250% il suo canone di affitto. Il 28 settembre, dopo che la notizia era diventata di primo piano in tutto il Paese, veniva reso noto un accordo tra la società e la famiglia dell’anziana, per permetterle di tornare a vivere nello stesso alloggio, pagando un affitto sostenibile. Il caso ha acceso rinvigorito un generale malcontento che ormai da anni che in Spagna serpeggia per la crescita esponenziale degli affitti, a partire da quelli di Madrid e Barcellona, ma anche delle altre principali città, come Valencia, Granada e Alicante, tutte teatro delle proteste di questi giorni.

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