Garlasco, Sempio: "Non vivo più, sono sempre dall'avvocato o chiuso in casa"

"Si vive a fatica. Io dico che oggi non sto vivendo perché la mia vita è o chiuso in camera o dall'avvocato o in trasferta quando magari andiamo a vedere e andiamo a incontrarci con i consulenti". Così Andrea Sempio, indagato a Pavia per l'omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua casa di Garlasco nel 2007, a Porta a Porta. "Cerco di non immaginare come potrà essere dopo, perché comunque vedo difficile l'idea di ricostruirmi una vita", ha aggiunto. "Per il momento cerco di non interrogarmi, so che la macchia di assassino che se l'è cavata quella non te la levi: è una cosa su cui cerco di non farmi domande per adesso, è troppo in là".
"Il bombardamento è costante, accendi la televisione e c'è solo Garlasco, guardi i social e lo trovi lì. Noi stiamo in fondo a una strada chiusa, quindi davanti a casa nostra, dico giustamente perché capisco anche il lavoro delle persone, hai giornalisti che sono fissi lì tutto il giorno". Così il giovane che parla anche dei suoi genitori: "hanno paura, ovviamente, chi non avrebbe paura in questa situazione, è scontato", ma la giornata peggiore degli ultimi due anni è stata "l'ultima volta che è andata in ospedale mia mamma".
Entrando nello specifico delle nuove indagini, Sempio dice: l'impronta 33 "non è attribuibile né a me né a nessun altro. Qualora non riuscissimo a convincere un giudice di questo va bene, ma è su un muro in un punto in cui ci sono impronte di altre persone". E aggiunge: "Tutte le scarpe di cui ho memoria e che ho ancora in casa, anche vecchie, sono tutte 44. La prova l'abbiamo fatta anche con le scarpe del 42 e non mi stava". In merito al Dna sotto le unghie di Chiara Poggi, "la conclusione della perizia Albani è stata che con quella traccia non possiamo farci nulla. Non è una traccia solida, non è replicata, è mista, è degradata. Ogni volta che la analizzavano, sono venuti fuori risultati differenti. A me pare che il discorso Dna ormai sia risolto", ha detto.
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