Arancione, gonne a palloncino, borse sempre meno utili e tacchi-scultura: i trend della prossima stagione visti alle sfilate di Parigi
Lo street style e le sfilate di Parigi hanno sdoganato il gioco dei contrasti. Tutto va con tutto. Che ne dite del guanto di Watanabe, un richiamo quello di Michael Jackson, e quindi un omaggio alla cultura pop? Dei pantaloni alla zuava e cowboy boots? Capi sportivi o tute si fondono con trench sartoriali e cappotti importanti, mentre dettagli accesi (come i calzini rossi o tocchi di paillettes) spezzano i look più classici. Proprio per questo, i dettagli sono importanti. Concentriamoci su quelli.
Sgargiante, vitaminico, ultra saturato e luminoso: l’arancione brillante entra nel guardaroba rivelandosi una delle tonalità più forti da (ri)scoprire, anche subito. A lanciare l’orange-mania ci hanno pensato già l’anno scorso Kylie Jenner e Timothée Chalamet che, alla première di “Marty Supreme” a Los Angeles, hanno sfoggiato un completo coordinato di Chrome Hearts. A Parigi, il celebre arancione Hermès è stato il protagonista indiscusso della collezione “The Shape of Air” firmata da Nadège Vanhee: abiti midi a coste, completi in cotone con pannelli a fessura e leggeri top a fascia, gonne semitrasparenti. Anche Miu Miu, tra stampe geometriche e richiami agli anni ’70 e ’90, ha voluto l’arancione come un accento pop acido per spezzare il marrone, dal grigio e blu navy. Mentre Balenciaga con Pierpaolo Piccioli, ha fatto sfilare in chiave street-couture abiti trasparenti ricoperti di frange arancione acceso, accostate a denim effetto vissuto. Ci si è messo anche Lacoste sfruttando l’energia dinamica dei campi da gioco. Più orange per tutti.
Borse artistiche
Materiali insoliti, trasparenze e hardware surrealista. Proprio perché ne possiamo fare a meno (abbiamo tutto sul telefono, tranne il telefono e le chiavi di casa) le borse sono sempre meno funzionali e più opere d’arte. La celebre Falabella di Stella McCartney diventa completamente trasparente, quasi una teca, un mini acquario che contiene stelle marine tridimensionali intrappolate nel plexiglass riciclato. E che dire della maxi tote con stampe di squali? Da Maison Margiela abbiamo macro-volumi rigidi (tipo beauty case) e micro-borse metalliche mentre Jonathan Anderson (Dior) reinterpreta la sua Puzzle in una variante morbida e fluida. Da Schiaparelli è come portare a spasso un quadro di Dalì. La shopper deluxe è decorata con il trompe-l’oeil di un volto astratto, impreziosito da occhi-gioiello, naso dorato e labbra scolpite in rilievo. Ecco La Face Bag firmata Elsa.
Tacchi scultura
Saint Laurent, cioè Anthony Vaccarello ha dominato la scena con décolleté dai tacchi scultorei a forma di serpente, punte ricoperte di metallo lucido e sandali decorati con frange metalliche e gemme. Perle e dettagli in cristallo sono sparsi a piene mani anche su tacchi bassi e ballerine, confermando un’estetica iper-decorata frutto della mente creativa tutta italiana – pugliese, per la precisione – di Corrado De Biase. Da Dior, in controtendenza ma divertenti e di grandissimo impatto, i sandali con il tacco a forma gattino (kitten heel) in pelle argento metallizzata. Menzione speciale per la scarpa Dior Cigale, con la suola scolpita a forma di petalo, e diciamo pure che la direttrice design delle calzature è l’incredibile Nina Christen.
Gioielli
Rubano la scena agli abiti. I maxi orecchini di Dior scendono lunghissimi oltre le spalle. ricoperti di gemme e motivi botanici, che arrivano dalle storiche parure dell’aristocrazia europea rivisitate in chiave moderna. Sorprendente, Alessandro Michele per Valentino porta in passerella finissimi gioielli facciali, perle e collane-scultura (come Hypergoutte in metallo, resina e strass) che si fondono (quasi) con il corpo. Schiaparelli mantiene l’allure surrealista con occhi, labbra e mani in metallo dorato che diventano macro bracciali e choker rigidi. Non c’è bisogno d’altro per uscire la sera.
Top-Centrismo
Protagonisti crop top, bra top, modelli incrociati e corsetti. Il top smette di essere un semplice indumento intimo o sportivo per diventare il fulcro progettuale del look, indossato sopra o al posto delle maglie tradizionali da brand come Miu Miu e Valentino. Notevoli, gli audaci reggiseni da passeggio di Tom Ford in satin metallizzato.
Gonfio e sgonfio
Maniche e orli fluttuanti al ritmo di un respiro. E il plissettato di Issey Miyake presentato all’Institute de Judo sotto un gigantesco tessuto ondeggiante che sembrava una nuvola non è una tendenza. È una religione. Intanto la gonna Ballon (o bubble skirt) diventa un tormentone: teatrale, una nuvola di chiffon, quasi un tutù a balze e con strascico asimmetrico (Dior) o destrutturata (Balenciaga). Comunque a tutto volume.
Da tenere d’occhio
Agolde e Citizens of Humanity rappresentano due dei marchi di denim premium più importanti al mondo. E fanno i capo allo stesso gruppo. Citizens prosegue la sua evoluzione nel prêt-à-porter: “Denim, sartorialità, capispalla, camiceria, maglieria e capi più morbidi si fondono in una collezione coerente, caratterizzata da un approccio disinvolto e sobrio”, spiega la direttrice creativa Marianne McDonald, “L’estetica utility è il tema chiave della stagione. Il bootcut è una silhouette denim radicata nella sensibilità vintage di Citizens, che riaccende l’attenzione su questa forma classica degli anni 2000. Tonalità cammello, kaki, verde oliva e marrone terra, bilanciate da bianchi delicati, indaco slavato e grigi melange. Attraversano sia la linea denim che quella prêt-à-porter”. Agolde è più sperimentale, irriverente e orientato al fashion puro. Pur rimanendo fedele al jeans, anche colorato, esplora l’idea di un guardaroba “leggero” che spazia tra denim e altri tessuti”, dice Karen Phelps, alla guida creativa del brand: ”Capispalla leggerissimi, organza di seta giapponese e giacche a vento offrono un terzo capo versatile, perfetto da indossare sopra qualsiasi cosa”. Il brand non sfila, ma organizza eventi come “Sonic Series” nel Marais, legandosi a filo doppio con la cultura hip-hop, l’arte e la community dei creativi. Lo street style parigino è in adorazione.
Saranno famosi?
Hodakova (Ellen Hodakova Larsson) si conferma regina dell’upcycling couture. Ovvero abiti composti interamente da cinture di pelle intrecciate, gonne costruite mettendo assieme vecchie borse e top realizzati con quadranti di orologi e bottoni vintage. Julie Kegels, belga, che si è fatta notare vincendo un importante riconoscimento nell’orbita del premio LVMH, ha debuttato nel calendario ufficiale con l’ “abbigliamento da vacanza” deformato in chiave surrealista. Completi sartoriali interrotti da stampe termiche, maglieria d’avanguardia che imita le texture delle creme solari e gonne a pieghe abbinate a corpetti in gomma. Weinsanto (Victor Weinsanto) protetto di Jean Paul Gaultier, ci ha offerto una collezione esagerata e gioiosa: maxi abiti in denim rigido con silhouette iperboliche, corsetti esasperati e cappelli giganteschi, Infine l’irriverente Matières Fécales (cioè Hannah Rose Dalton e Steven Raj Bhaskaran) ha puntato su un messaggio politico e punk: 99 modelli a simboleggiare il “99%” della popolazione mondiale. Nel mix: regali abiti da red carpet lacerati, elementi hard, sculture corporee in silicone e scarpe-protesi. Tutto spendibile nelle innumerevoli serie distopiche/post apocalittiche che popolano lo streaming.
Meno magre
La Francia ha introdotto una legge “anti-anoressia” che vieta l’impiego di modelle sottopeso. Per sfilare si richiede un certificato medico basato sull’Indice di Massa Corporea (BMI), pena gravi sanzioni per i trasgressori. La moda non deve essere un alibi per l’anoressia, siamo d’accordo. Ma le modelle restano davvero magrissime.
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