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Wednesday, November 4, 2026

Coperture temporanee, bonus e tagli fiscali a scadenza: così la manovra elettorale ipoteca le scelte del prossimo governo

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Coperture temporanee, bonus e tagli fiscali a scadenza: così la manovra elettorale ipoteca le scelte del prossimo governo

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L’autunno 2027 si preannuncia decisamente caldo per chi sarà uscito vincitore dalle urne. Perché il ddl di Bilancio appena inviato al Parlamento dal governo Meloni, l’ultimo di questa legislatura, è infarcito di mance e regali validi solo per l’anno prossimo che sarà impopolare non confermare. E dal lato delle coperture vede ai primi posti voci altrettanto temporanee. Innanzitutto il deficit concesso dall’attivazione della clausola di salvaguardia per l’energia, che stando all’allegato 3 libera per il solo 2027 3,4 miliardi andando a coprire interventi già approvati. E subito dietro una nuova stretta sulla deducibilità dei crediti fiscali in pancia alle banche, che porta un anticipo di gettito da oltre 2 miliardi ma lascia in eredità deduzioni che saranno recuperate negli anni successivi. Risultato: meno margini di manovra per chi arriverà a Palazzo Chigi.

A parte l’aumento a 100mila euro del tetto di ricavi sotto il quale le partite Iva possono scegliere la flat tax, la maggior parte delle altre misure previste in manovra (sopra la tabella interattiva) è finanziato solo per un anno. In cima alla lista, sia per visibilità sia per i costi (1,6 miliardi), c’è il voucher da 300 euro destinato a oltre 5 milioni di pensionati over 75 con pensioni basse “per l’acquisto di beni e prestazioni in materia sanitaria”: soldi che finiranno dritti nelle casse della sanità privata mentre il sistema pubblico deve accontentarsi di risorse risicate tanto che l’anno prossimo il rapporto tra fondo sanitario nazionale e pil è destinato a scendere. Il mini bonus difficilmente basterà per pagare ausili costosi come le dentiere, ma tant’è: solo dopo il voto gli anziani scopriranno se sarà possibile contare su una replica. Idem per la prestazione universale in favore delle persone anziane non autosufficienti, la cui sperimentazione viene prorogata al 2027: si sono trovati 136 milioni per aumentare da 6mila a 12mila euro il tetto Isee dopo che quest’anno per la prima tornata sono arrivate solo 7mila domande. Sul 2028 nessuna certezza, e pazienza per chi fatica a pagare un indispensabile aiuto a domicilio.

Al secondo posto, con 1,16 miliardi di minori entrate, c’è il mini taglio dell’Irpef che passa per l’ampliamento del secondo scaglione con l’aliquota al 33% estesa fino a 55mila euro di reddito contro i 50mila euro attuali. Porterà un risparmio fiscale massimo di 500 euro l’anno e al momento è previsto per il solo 2027. Forza Italia ha fatto intendere che in caso di vittoria elettorale l’anno successivo il ceto medio riceverà anche la “seconda scarpa“, ovvero l’agognato ampliamento a 60mila euro che porterebbe vantaggi fino a 1000 euro. Sia quel secondo step sia la semplice conferma del beneficio richiederanno però una nuova decisione politica e nuove risorse.

Segue la conferma della detassazione, sotto forma di flat tax al 5%, degli aumenti derivanti da rinnovo del contratto collettivo nazionale per i dipendenti privati con redditi fino a 33mila euro: introdotta dalla legge di Bilancio 2026 per i Ccnl sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026, ci sarà anche l’anno prossimo, poi chissà. L’effetto positivo sulle trattative per la firma di nuovi contratti è tutto da dimostrare, ma se si vorrà rinnovarla anche per il 2028 occorrerà trovare oltre 870 milioni. Prorogata solo per un anno, al costo di 259 milioni, pure l’imposta sostitutiva del 15% sulle maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e turni fino a 1.500 euro per i lavoratori con redditi fino a 40mila euro. Mentre ne costa 378 il pezzo forte del “pacchetto giovani“: una flat tax dell’1% sugli aumenti (fino a 2.500 euro) ricevuti dopo trattativa individuale dagli under 30 che guadagnano fino a 28mila euro. Per quei pochi che ne beneficeranno sarebbe una notevole mazzata passare l’anno successivo all’Irpef piena, dopo che la presidente del Consiglio ha presentato la mossa come un modo per “dare risposte” ed evitare le fughe all’estero. Ma, appunto, dovrà preoccuparsene il prossimo governo.

Ben 368 milioni finiscono poi temporaneamente sull’altare delle cedolari secche, cioè le tasse piatte sui redditi da affitto incassati dai proprietari immobiliari. Solo per i contratti sottoscritti l’anno prossimo la manovra prevede che l’imposta sostitutiva si applichi anche agli immobili commerciali, con aliquota del 21% che scende al 10% nei comuni capoluogo di città metropolitane: costerà oltre 202 milioni di minor gettito. E altri 165 serviranno per ridurre dal 10 al 5% l’imposta quando il canone è concordato e abbassarla all’1% se l’affittuario ha meno di 36 anni. Resta da vedere se anche nel 2028 Confedilizia, la lobby dei proprietari, potrà continuare a gongolare.

L’ulteriore rinvio da gennaio a luglio della sugar tax significa dire addio a 170 milioni e lo slittamento della plastic tax ne costa altri 146: poi bisognerà decidere se continuare a calciare la lattina più in là come avviene ormai dal 2020 o scatenare le ire delle imprese dei due comparti. Seguono interventi più circoscritti come il “trattamento integrativo speciale” per i lavoratori del turismo introdotto nel 2023, di fatto un bonus pari al 15% delle retribuzioni per lavoro notturno e straordinario pagato dallo Stato, che viene prorogato per il 2027 a un costo di 12,3 milioni.

Il quadro è il chiaro: tanti vantaggi a pioggia nel breve periodo, mentre il problema di decidere se mantenerli viene rimandato. Sarà il governo che verrà a doversi eventualmente sobbarcare il costo politico di cancellare benefici ormai dati per certi. O a dover fare tagli o introdurre nuove tasse per finanziarne il mantenimento. Idem sul fronte delle entrate. Se a Chigi restasse Giorgia Meloni, si ritroverà ovviamente il cerino in mano.

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