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Tuesday, October 13, 2026

Mustang, il trailer del film di Kasia Smutniak: Pietro Taricone e la promessa in Nepal

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Una promessa nata nel 2003 tra le montagne del Nepal e custodita per oltre vent'anni. È il cuore di Mustang, il nuovo documentario di Kasia Smutniak, di cui sono disponibili trailer e poster. Tra immagini girate con Pietro Taricone, il racconto della figlia Sophie e l'incontro con Kunzom, il film intreccia amore, memoria e impegno per una comunità himalayana. In concorso nella sezione Progressive Cinema della 21ª Festa del Cinema di Roma, arriverà nelle sale a novembre con Fandango Distribuzione

Ci sono promesse che non conoscono scadenza. Restano sospese tra passato e futuro, attraversano le assenze, resistono alle distanze e, qualche volta, trovano il modo di diventare realtà. È da una di queste promesse che nasce Mustang, il nuovo documentario di Kasia Smutniak, di cui sono stati diffusi il trailer ufficiale e il poster. Un viaggio lungo oltre vent'anni, cominciato nel 2003 insieme a Pietro Taricone, tra le montagne del Nepal, e proseguito attraverso la memoria, il dolore, l'amore e il desiderio di custodire qualcosa che rischia di scomparire.

Selezionato in concorso nella sezione Progressive Cinema della 21ª Festa del Cinema di Roma, il film arriverà nelle sale italiane a novembre, distribuito da Fandango Distribuzione. Ma, prima ancora di essere un racconto di viaggio, Mustang si presenta come una riflessione sul tempo e sulle sue metamorfosi. Perché ci sono luoghi dai quali non si torna mai davvero. E persone che, pur non essendoci più, continuano ad accompagnarci.

Mustang, il viaggio di Kasia Smutniak e Pietro Taricone nel 2003

È il 2003. Kasia Smutniak e Pietro Taricone si conoscono da poco quando decidono di partire, zaino in spalla e una piccola telecamera, alla volta del Mustang, una remota regione del Nepal, incastonata tra le montagne dell'Himalaya, ai confini con il Tibet.

Un territorio lontano dalle rotte più battute, custode di una cultura antica e di tradizioni spirituali profondamente radicate. Qui, in un paesaggio che sembra sottratto al calendario del mondo, i due giovani si scambiano una promessa: tornare un giorno e contribuire alla salvaguardia di quella comunità e del suo patrimonio culturale.

Ma la vita, si sa, non rispetta le sceneggiature. La prematura scomparsa di Pietro Taricone nel 2010 interrompe il progetto condiviso, senza tuttavia cancellarne il significato.

Quell'impegno rimane, silenzioso e tenace, come una traccia impressa nella memoria. Ed è proprio da questa eredità affettiva e morale che prende forma il documentario.

Sophie Taricone, la memoria dei genitori e una promessa da mantenere

A fare da filo conduttore al racconto è Sophie Taricone, figlia di Kasia e Pietro, che riscopre i filmati del viaggio compiuto dai genitori prima della sua nascita, insieme alle immagini dei successivi ritorni in Mustang con la madre.

Attraverso la sua voce, il passato diventa materia viva, un archivio di emozioni che dialoga con il presente. Le immagini private acquistano così un significato più ampio: non sono soltanto testimonianze familiari, ma frammenti di una storia che riguarda anche l'identità, l'appartenenza e la trasmissione dei ricordi da una generazione all'altra.

È proprio questa dimensione, intima e insieme universale, a caratterizzare il racconto. Perché Mustang non vuole essere soltanto il resoconto di ciò che è stato perduto, ma anche di ciò che può ancora essere costruito.

Fondamentale, in questo percorso, è l'incontro con Kunzom Thakuri, una donna del luogo con la quale prende corpo il desiderio formulato tanti anni prima: realizzare una scuola che permetta ai bambini della regione di continuare gli studi senza essere costretti ad allontanarsi dalle proprie famiglie.

È qui che il ricordo smette di essere esclusivamente un esercizio della nostalgia e diventa un gesto concreto. Un modo per trasformare un'esperienza personale in un progetto capace di guardare al futuro. La testimonianza di un amore che non si esaurisce nell'assenza, ma trova una nuova possibilità di esistere attraverso gli altri.

Da Mur a Mustang, il cinema documentario di Kasia Smutniak

Con Mustang, Kasia Smutniak torna dietro la macchina da presa dopo Mur, vincitore del Nastro d'Argento Documentari 2024 per il Cinema del Reale.

Se nel precedente lavoro la regista aveva rivolto lo sguardo verso una frontiera geografica e politica, raccontando la crisi umanitaria al confine tra Polonia e Bielorussia, questa volta il punto di partenza è una frontiera più intima: quella che separa il ricordo dalla sua elaborazione, l'assenza dalla possibilità di immaginare un domani.

Eppure, anche in questo nuovo progetto, la vicenda individuale incontra una questione collettiva. Sullo sfondo della storia familiare emergono infatti le trasformazioni di una regione himalayana e la necessità di preservarne la cultura, cercando un equilibrio tra tradizione e cambiamento.

Non soltanto un ritorno alle origini, dunque, ma un viaggio verso ciò che ancora deve essere.

A suggerire una possibile chiave di lettura è lo stesso concetto di samsara, il ciclo incessante delle esistenze, delle morti e delle rinascite nella tradizione buddhista. Un'immagine che, nel racconto di Smutniak, diventa metafora della memoria, dell'assenza e di ciò che continua a vivere attraverso le generazioni.

Perché nulla resta identico a sé stesso. Nemmeno il dolore. Nemmeno l'amore.

Mustang alla Festa del Cinema di Roma 2026 e al cinema a novembre

Scritto da Kasia Smutniak e Marella Bombini, Mustang è una produzione Fandango in associazione con Luce Cinecittà, con il contributo dell'Associazione Pietro Taricone e il sostegno dell'Unione Buddhista Italiana.

Il documentario, prodotto da Domenico Procacci, Laura Paolucci e Kasia Smutniak, si avvale della fotografia di Paolo Pisacane, del montaggio di Ilaria Fraioli e delle musiche di Lorenzo Tomio. Gianfranco Marongiu firma il montaggio del suono, mentre Eleonora Savi è la produttrice esecutiva.

Il film, della durata di 105 minuti, partecipa al concorso Progressive Cinema della 21ª Festa del Cinema di Roma ed è incluso anche nella selezione per il Miglior documentario. Dopo la presentazione romana, raggiungerà le sale italiane a novembre 2026 con Fandango Distribuzione.

Il trailer ufficiale anticipa così un'opera nella quale il cinema si fa custode della memoria, ma anche strumento per restituire un futuro a ciò che sembrava appartenere soltanto al passato.

In fondo, forse, è proprio questa l'essenza di Mustang: raccontare come una promessa possa sopravvivere a chi l'ha pronunciata, attraversare le generazioni e trovare una nuova forma.

Perché non tutto ciò che perdiamo scompare. A volte si trasforma. E qualche volta diventa persino una scuola.

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