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Thursday, October 1, 2026

Così anche la penisola iberica affronta il nodo burqa e niqab

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Così anche la penisola iberica affronta il nodo burqa e niqab

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Burqa e niqab sono indumenti entrati nel corpo legislativo di molti paesi europei. La Francia è stato il primo paese a vietare, con un intervento legislativo del 2010, l’uso di burqa e niqab nei luoghi pubblici riaffermando così il principio di laicità dello Stato, considerato uno dei pilastri della République. Pilastro che non è negazione della religiosità, si è affrettato a precisare il premier Macron nella recente visita ufficiale di Papa Leone in Francia.

Il paese transalpino però da tempo si è spinto oltre; nel 2023 l’allora Ministro dell’Educazione Gabriel Attal ha proibito all’interno degli istituti scolastici l’uso della abaya, la tradizionale tunica nera che copre il corpo fino ai piedi, perché “ostensibile segno religioso”. Con la tunica veniva proibito anche l’uso della kippah, di croci di grandi dimensioni o di turbanti sikh.

Il tema è spinoso e non tocca solo la laicissima Francia. Altri paesi hanno dovuto fare i conti con le esigenze di bilanciamento tra libertà religiosa – e connessa manifestazione del proprio credo – con la necessità di sicurezza o con valori identitari. Austria, Bulgaria, Danimarca, Germania hanno nel tempo seguito l’esempio transalpino limitando i veli femminili musulmani in spazi pubblici, mentre l’identica scelta compiuta dal Belgio fu addirittura assoggettata al controllo della Corte Europea dei Diritti Umani che con decisione del 2017 confermò la legittimità della misura perché prevalenti i motivi di sicurezza con l’identificazione del volto.

L’argomento è quantomai attuale, divenendo centrale nella penisola iberica dove la questione ha travalicato gli schieramenti politici. Il Portogallo, capeggiato da un governo di minoranza di centrodestra, ha adottato un provvedimento di legge restrittivo, e il Consiglio comunale di Lerida, in Catalogna, pur se a guida socialista, ha approvato una delibera municipale che vieta di indossare capi che “nascondono completamente il volto” negli spazi pubblici. Un provvedimento che di fatto proibisce l’uso di indumenti come il burqa o il niqab — senza tuttavia nominarli esplicitamente — e prevede sanzioni per i trasgressori comprese tra i 400 e i 750 euro.

L’amministrazione locale ha difeso la nuova “delibera su civiltà e convivenza” presentandola come uno strumento di “prevenzione, mediazione, intervento sociale, riparazione e — ove necessario — sanzione”. Sorprende il fatto che il testo sia stato approvato da una maggioranza eterogena formata dal Partito Socialista Catalano (collegato al Psoe di Sánchez) e dagli indipendentisti di Junts, con il sostegno convinto di Vox – l’ultradestra di Santiago Abascal – mentre i conservatori del Partido Popular hanno espresso voto contrario. Certo ora il dibattito si aprirà su un altro piano, quello giuridico, con le dovute valutazioni sull’incidenza che può avere una delibera comunale su diritti di natura costituzionale.

Un precedente tentativo del 2010, cavalcando l’onda francese, di Àngel Ros, allora sindaco di Lerida, s’infranse di fronte ad una sentenza del Tribunal Supremo il quale annullò il provvedimento municipale stabilendo che le amministrazioni locali non hanno l’autorità per limitare un diritto fondamentale qual è la libertà religiosa. Tali misure rientrano tra le priorità del potere legislativo e, in tale contesto, una proposta di legge avanzata solo pochi mesi fa dal Partido Popular e da Vox è stata respinta dalla coalizione progressista.

A maggio è stata così istituita una apposita commissione presso il Congresso di Madrid per discutere la questione del velo esaminando il quadro costituzionale e le interpretazioni giurisprudenziali per valutare in primo luogo se il divieto di indossare certi indumenti possa ledere altri diritti – come la libertà religiosa – o violare i principi di uguaglianza e di non discriminazione. La commissione parlamentare è stata istituita su proposta del Partito nazionalista basco, formazione regionale centrista e cattolica, ottenendo il sostegno dei Popolari, di Vox, Junts e del Psoe.

Si discuterà molto di veli, meno di kippah e ancora meno della dimensione delle croci. La laïcité repubblicana, del resto, è ben distante dalle tendenze dell’internazionale sovranista che professa altri valori, quali Dio, Patria e Famiglia.

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