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Monday, October 26, 2026

Calcio: spese mirate e scouting, la rivoluzione dei club medi in Premier

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La Premier League non è più soltanto il territorio dei grandi sei, quel ristretto gruppo di club inglesi dal blasone, fatturato e popolarità maggiori. E a dire questo non è solo la crisi dello United o le nubi sul City.
    Brighton, Brentford e Bournemouth sono il simbolo di una nuova tendenza del calcio inglese: costruire squadre competitive attraverso scouting globale, investimenti mirati e programmazione a lungo termine, mettendo in discussione il tradizionale predominio di Arsenal, Liverpool, Manchester United, Manchester City, Chelsea e Tottenham. È quanto emerge da un'analisi pubblicata dal quotidiano britannico The Times, che individua nel cambiamento dei club di fascia media e nelle difficoltà delle grandi società i fattori di una nuova fase del campionato.
    Emblematico il caso di Jan Paul van Hecke. Acquistato dal Brighton nel 2020 per circa 2,1 milioni di euro, il difensore olandese è cresciuto attraverso due prestiti, all'Heerenveen e al Blackburn, prima di conquistare un posto in squadra. La scorsa estate il club lo ha ceduto al Tottenham per circa 60 milioni di euro. Secondo i dati riportati dal Times, nelle ultime sei stagioni il Brighton ha venduto 11 giocatori ai cosiddetti Big Six per complessivi 593 milioni di euro, realizzando plusvalenze per 462 milioni. Il modello si basa su un percorso di crescita definito per ciascun calciatore, anziché sulla ricerca di risultati immediati. I club individuano talenti ancora poco conosciuti, li inseriscono gradualmente nelle proprie squadre e li cedono quando arrivano offerte economicamente vantaggiose, reinvestendo poi le risorse sul mercato. Una strategia che consente anche alle società meno ricche di competere con le grandi d'Europa: la scorsa estate il Brighton ha speso circa 173 milioni di euro, più della Juventus, mentre l'Ipswich Town ne ha investiti circa 213, superando il Barcellona.
    I risultati si vedono anche in campo. Alla vigilia del fine settimana, il Brighton era terzo in classifica e il Brentford sesto, mentre il Manchester United occupava il 13esimo posto e il Tottenham il 16esimo. Non si tratta soltanto di un avvio di stagione: nelle ultime due annate, il Chelsea ha chiuso decimo, lo United 15esimo e il Tottenham addirittura 17esimo per due volte. Tra il 2010 e il 2022, i Big Six erano usciti dalla migliori otto soltanto una volta; dal 2023 al 2026 è accaduto cinque volte su 24 piazzamenti.
    L'altra faccia della medaglia è la discesa a picco dello United. Tredici anni dopo l'addio di Sir Alex Ferguson, il Manchester non ha ancora trovato la formula per tornare ai vertici del calcio inglese ed europeo. Dal 2013, la panchina di Old Trafford è diventata una trappola per allenatori. David Moyes, Louis van Gaal, José Mourinho, Ole Gunnar Solskjaer, Erik ten Hag, Ruben Amorim e Michael Carrick: sette tecnici permanenti si sono alternati alla guida dei Red Devils. Il bilancio racconta una grandezza smarrita, a fronte di una spesa di circa 2,5 miliardi di euro in acquisti. Nemmeno i cambi di guida hanno invertito la rotta. Moyes è rimasto meno di una stagione; Van Gaal è stato licenziato dopo aver vinto la FA Cup; Mourinho ha portato a casa Europa League e Coppa di Lega, prima di lasciare fra tensioni e risultati deludenti. Amorim è stato esonerato a gennaio, dopo mesi di contrasti con la dirigenza e discussioni sul sistema di gioco.
    Ora è Michael Carrick ad apparire a fine corsa. Le sconfitte per 4-1 in Champions League contro il Como e per 3-0 in campionato contro il Bournemouth hanno aggravato una situazione già precaria. La sua avventura sembra segnata, ma il pubblico di Old Trafford, dopo l'ultimo tracollo, lo ha comunque applaudito, indirizzando la propria rabbia soprattutto verso i giocatori e la dirigenza. Fra i possibili successori circolano i nomi di Julian Nagelsmann, ex ct della Germania, Eddie Howe, ex tecnico del Newcastle, e Antonio Conte. Quest'ultimo venerdì scorso ha smentito le indiscrezioni su trattative avanzate con il club.
    Il divario economico tra i big e le altre, tuttavia, resta considerevole. Nel 2024-25 il Liverpool ha registrato ricavi per circa 810 milioni di euro, oltre quattro volte quelli del Brentford. Per consolidare il nuovo equilibrio serviranno dunque continuità sportiva, crescita commerciale e una gestione capace di non dipendere esclusivamente dall'allenatore di turno. La sfida è aperta: nella Premier League, il prestigio storico non garantisce più un posto permanente tra le grandi. 
   

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