Mantova, il Festivaletteratura amato da tutti ma dimenticato dalla politica
71mila presenze, oltre 360 tra incontri, spettacoli, concerti e percorsi, che hanno animato i palazzi e le strade di Mantova in cinque giorni, 300 autori e autrici italiani e internazionali, un incontro a dir poco storico tra Gisèle Pelicot e Gino Cecchettin, la presenza rara di Hervé Tullet, un programma dedicato ai bambini ma nessun ministro del Governo italiano che abbia messo piede.
Non si è visto il ministro della Cultura Alessandro Giuli impegnato nel weekend al santuario di Oropa (tutto casa e chiesa), non c’è stato il responsabile del dicastero dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, forse preso tra sabato e domenica a preparare la lettera ufficiale inviata oggi alle Scuole per la prima campanella; ma non si è fatto vedere nemmeno Gianmarco Mazzi, l’erede di Daniela Santanchè al Turismo. La premier Giorgia Meloni venerdì scorso ha preferito il festival internazionale del riso a Vercelli che quello della letteratura a Mantova. Ai nostri politici pare interessare poco l’editoria, la lettura, la parola, il confronto con autori che provengono dall’Iran, dall’Africa o dal Nord Europa.
A memoria – e con l’aiuto della Rete – sembra che alla rassegna nella capitale dei Gonzaga l’ultimo ministro delle attività culturali ad aver messo piede sia stato Alberto Bonisoli nel 2018. Tra i più assidui, invece, c’è stato Romano Prodi. Eppure “Festivaletteratura” dimostra con i suoi numeri che gli italiani amano questi eventi tanto che in 48mila hanno pagato un biglietto per assistere agli incontri.
Da tre decenni a Mantova si realizza un evento che non ha precedenti: grazie al coinvolgimento di migliaia di giovani volontari che arrivano da tutt’Italia, va in scena un cartellone con un’organizzazione sempre più dettagliata per andare incontro alle esigenze del pubblico che in città può scambiare quattro chiacchiere con gli scrittori. In questi anni “Festivaletteratura” ha anticipato l’attualità parlando di Intelligenza Artificiale, colonizzazione dell’Africa, rivoluzioni sociali e musicali. Rinunciando a qualche nome famoso, il festival ha dato spazio ad autori meno conosciuti ma con una straordinaria competenza per comprendere i cambiamenti in atto nel mondo.
E’ il caso, ad esempio, quest’anno dell’incontro con l’iraniano Majid Bita e la docente di relazioni internazionali Paola Rivetti o dell’appuntamento sulla crisi ambientale con il professore di bioetica Luca Savarino e l’epidemiologo Paolo Vineis. E’ a Mantova che grandi e piccoli editori si incontrano in uno spazio che è capace di dar voce a chi sa ancora dare dignità alla parola.
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