L’Arabia Saudita abbandonata da Trump nel momento più duro: la monarchia cerca nuove alleanze contro le minacce degli Houthi
Lasciata sola nel momento più difficile. L’Arabia Saudita si trova stretta in una doppia morsa, la minaccia iraniana da una parte e quella degli Houthi dall’altra, con un terzo pericolo rappresentato dalle milizie pro-Tehran sul confine iracheno. Messa sotto pressione su tre fronti, la monarchia non ha potuto fare affidamento sull’alleato più forte: gli Stati Uniti. Dopo aver scatenato insieme a Israele una guerra contro l’Iran di cui ancora non si vede la fine, Trump ha detto no a un intervento diretto in difesa di Riad, nonostante il Paese saudita stia pagando fin dall’inizio un prezzo molto alto dalle tensioni nell’area.
Una frattura in un rapporto decennale. Eppure negli ultimi anni, il principe Mohammad bin Salman ha investito parecchio per rafforzare l’alleanza tra le due potenze, con l’ambizione di assicurarsi lo scudo protettivo di Washington dai nemici dell’area. Ora l’illusione si è rotta e la relazione è entrata in una fase di crisi profonda. Con conseguenze sugli equilibri ancora tutte da capire.
Preso atto della parola estremamente volubile di Trump, isolato, il principe ereditario sta cercando sostegno altrove. Ieri a Riad si è svolto un incontro d’emergenza tra i vertici della Difesa di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan nell’ambito dell’Accordo di difesa congiunta della Mecca, siglato nella città saudita ad agosto scorso. Al centro del colloqui la ripresa dei combattimenti tra gli Houthi e il governo internazionalmente riconosciuto, con sede ad Aden, che mette a rischio le principali rotte energetiche globali. Con l’avanzata su Mokha e l’isola di Perim, le milizie yemenite infatti hanno preso il controllo dello Stretto di Bab el-Mandeb, il corridoio sul Mar Rosso usato in questi mesi da Riad come alternativa a Hormuz per l’esportazione del greggio. Per questo l’Arabia Saudita, alleato del governo ufficiale yemenita, ha sollecitato il sostegno militare contro la minaccia degli Houthi, in virtù dell’accordo della Mecca. E dal governo di Ankara hanno già fatto sapere di essere aperti a questa possibilità.
Sempre nell’ottica di costruirsi un alternativa agli Usa, a fine agosto bin Salman era volato in Francia, per firmare un accordo da 6 miliardi di investimenti e insieme sollecitare l’aiuto di Parigi sul terreno militare. Ieri il presidente Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia invierà “soldati, radar, sistemi di difesa” per proteggere il sito di Yanbu sul Mar Rosso, polo strategico del complesso di impianti energetici sauditi. È infatti l’oleodotto usato da Riad per esportare il suo petrolio ed evitare lo Stretto di Hormuz minacciato dall’Iran.
Nei giorni scorsi l’Arabia aveva incassato dal primo ministro britannico Andy Burnham la promessa di sostegno aereo difensivo. E, in assenza del soccorso americano, bin Salman ha sentito telefonicamente anche il presidente russo Vladimir Putin. “È stata ribadita l’importanza di assicurare il passaggio sicuro e senza ostacoli delle navi attraverso le vie navigabili internazionali della regione, compresi il Bab el-Mandeb e lo Stretto di Hormuz“, è stata la dichiarazione dell’ufficio stampa del Cremlino al termine del colloquio.
Dall’altra parte del mondo, Trump ha deciso, almeno per il momento, di tenersi lontano dalle tensioni sul Mar Rosso, per la paura di impantanarsi nelle sabbie mobili di un altro conflitto, dopo quello con l’Iran. Un retroscena pubblicato sul New York Times, descrive un presidente indeciso, assediato dai dubbi. Anche perché Trump non può buttare all’aria il rapporto con Riad, di cui ha bisogno per la guerra con Teheran. Secondo il quotidiano, per almeno due settimane Trump ha valutato se accogliere le richieste saudite di un intervento contro gli Houthi. Di fronte alle pressioni di bin Salman, il capo della Casa Bianca prima ha ceduto, poi alla fine, con l’aviazione già pronta a partire, ha cambiato idea e ha deciso di non rompere il cessate il fuoco raggiunto con le milizie sciite nel 2025.
Nel tentativo di salvare il rapporto tra Riad e Washington, il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha assicurato a Fox News che “l’accordo di difesa con l’Arabia sarà rispettato”. Tuttavia, incalzato dal giornalista che osservava che tali impegni non sono ancora stati rispettati, Rubio ha anche ammesso che la situazione non è semplice. “Stiamo capendo come sistemare la cosa” ha detto. E ha aggiunto: “Si tratta di un conflitto molto pericoloso e complesso. Non si tratta solo degli Houthi, ma anche di Hezbollah e dei gruppi armati in Iraq che sono proxy dell’Iran”.
Tra le ipotesi emerse, riferisce il Financial Times, c’è la creazione di un fondo di investimento strategico, la Partnership for Allied Construction & Trust. Proposto dall’amministrazione Trump con l’obiettivo di ricostruire le infrastrutture del Medio Oriente danneggiate durane il conflitto, prevede la creazione di una holding congiunta da 10 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti sarebbero pronti a metterne 5 e avrebbero chiesto il contributo degli altri paesi della regione.
Intanto, in Yemen prosegue l’avanzata dei ribelli sciiti che puntano a conquistare le importanti alture tra le province di Taiz e Lahij, in modo da isolare la coste del Mar Rosso dalle poche zone rimaste in mano alle forze governative.
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