"Dai margini dell'Italia al cuore dell'Europa": così Le Monde racconta Giorgia Meloni

Le Monde, tra i più importanti quotidiani francesi, racconta oggi i quattro anni al potere della presidente del Consiglio italiana con un articolo dal titolo “Il mandato di Giorgia Meloni: dai margini dell’Italia al cuore della politica europea”, spiegando che è il primo di una serie di sei.
Per il quotidiano francese, la premier italiana "non ha alcuna riforma sostanziale al proprio attivo, ma ha vinto una battaglia su un altro terreno, quello delle idee". Il quotidiano sottolinea le "concessioni" fatte ad inizio mandato per "dimostrare che lei e i suoi non fossero 'marziani'", come "aver sostenuto l'Ucraina fin da subito dopo l'invasione della Russia"
"Decisiva per la sua futura integrazione in alto loco, una scelta del genere - nota il giornale - avrebbe potuto essere elettoralmente costosa per l'ex ammiratrice di Putin". Ma Giorgia Meloni, "entrata in politica a 15 anni - si legge nell'articolo - ha avuto il tempo di osservare, e di capire, i circoli del potere. Sapeva che aveva bisogno di farsi accettare".
"Anche in economia - continua - ha saputo, fin dalla prima visita a Bruxelles, rassicurare i suoi interlocutori". Infine, "sulla questione migratoria, la leader italiana ha saputo persino farsi un'alleata socialdemocratica al tavolo del Consiglio europeo, nella persona della premier danese, Mette Frederiksen".
Non è un quadro del tutto celebrativo. In un paragrafo dell'articolo, si legge: “Pur avendo smesso di attaccare Bruxelles, Giorgia Meloni si è impegnata a fondo per applicare in Italia le ricette illiberali di alcuni dei suoi omologhi in altre parti d'Europa. Non ha mai smesso di attaccare le forze di opposizione, i giornalisti, le organizzazioni non governative, ma soprattutto i giudici rossi, la parte ideologizzata del potere giudiziario, accusata di erodere la sovranità popolare e di collaborare con i nemici interni. Immigrati clandestini, stupratori, pedofili, spacciatori, teppisti: questa era la lista delle persone che avrebbero potuto scorrazzare per le strade, avvertiva il 12 marzo, se i suoi elettori non avessero votato sì al referendum sulla riforma della magistratura, voluta dal suo governo. Lo perderà dieci giorni dopo, ma poco importa: a pochi mesi dalle elezioni, previste nel 2027, il suo partito rimane in testa alle intenzioni di voto, mentre il suo discorso si scaglia sempre più contro i musulmani. La polarizzazione paga”.
"A Bruxelles non si percepisce nulla dei suoi sforzi per infiammare il dibattito interno. Al contrario, abbiamo imparato a conoscere la leader normale di un grande paese che non cerca lo scontro con il sistema", riferisce tuttavia “un veterano delle istituzioni europee” a Le Monde.
Il richiamo in prima pagina sull'edizione cartacea di Le Monde (Le Monde)
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