La caccia è una vigliaccheria: così si incentivano comportamenti dominanti e di controllo
La caccia è una barbarie, un comportamento primitivo, che non ha motivo di esistere oggi. Un’attività in passato forse necessaria per la sopravvivenza, oggi inutile e insostenibile per l’ambiente. La ricerca antropologica ci dice che la caccia soprattutto a grandi prede forniva troppo cibo, difficile da conservare senza gli strumenti moderni.
Oggi si discute su quanti animali si possano abbattere, su quali riserve si possano ampliare, di allungare i periodi di caccia, ma non della questione fondamentale, ovvero perché un paese civile consente e organizza la violenza “sportiva” contro gli animali? Cosa c’è poi di sportivo, quali abilità, nel rincorrere e uccidere animali con gli strumenti più affinati, magari traendoli in inganno con un conspecifico vivo che gli manda un richiamo di aiuto? Sparare a chi scappa per sopravvivere è una vigliaccheria, altro che sport.
Le principali motivazioni che si nascondono dietro questo “passatempo” superfluo, dispendioso e insostenibile per l’ambiente, devono essere altre. Deve esserci una realizzazione interiore, una dimostrazione effimera che dura il tempo di uno sparo, di quanto si è potenti, di quanto si domina e si controlla la natura. Il bisogno di potere, di avere influenza sugli altri esseri viventi è un motivazione forte per l’essere umano, ritenuta psicologicamente efficace a spingere un cacciatore ad esserlo, che ne sia consapevole o meno.
La caccia offre lo spazio per realizzare questo bisogno perché definisce l’uccisione non come violenza verso la natura, ma paradossalmente come connessione con essa. Ma il contatto con la natura non giustifica in alcun modo l’uccisione e può e deve avvenire senza la sofferenza di un altro essere vivente. Ricerche che valutano le differenze psicologiche tra cacciatori e non cacciatori evidenziano una autovalutazione significativamente più alta dell’aggressività nei cacciatori rispetto ai non, con la tendenza a prediligere strategie dominanti di fronte ai conflitti e ad avere scarsa empatia verso gli animali. La scarsa empatia è poi direttamente proporzionale all’esperienza di caccia: più il cacciatore va a caccia, più si desensibilizza.
Ricapitolando, al di là delle differenze individuali, quello che accomuna i cacciatori è il bisogno di dominio e ammirazione a scapito di altri esseri viventi, il bisogno di controllo e di strumentalizzare la natura che è considerata al mero servizio dei propri obiettivi personali, come avviene nella manipolazione della narrazione sulla “gestione della fauna selvatica” e la “protezione delle greggi” per eliminare lupi, orsi o linci. Qui non è tanto la paura degli attacchi al bestiame, ma della funzione regolatrice che svolgono queste specie e che di fatto azzera uno dei principi legittimanti della caccia: un lupo, un orso o una lince vengono allora percepiti come concorrenti e vanno eliminati.
La disposizione a uccidere animali volontariamente e senza necessità è correlata a schemi di personalità che in altri ambiti sarebbero considerati fattori di rischio.
Gli animali e la natura hanno bisogno di protezione. Sono già fortemente penalizzati dai cambiamenti climatici, dagli incendi, dallo sfruttamento del suolo, dall’inquinamento, da dover ostacolare qualsiasi legge che li danneggi ulteriormente. Il benessere degli animali e della natura riguarda tutti noi.
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Un sondaggio recentissimo della Ipsos Doxa conferma quello che precedenti indagini avevano già rivelato: solo il 3% degli italiani chiedono di incentivare la caccia, ripeto solo il 3%, contro il 91% che la pensa diversamente: manterrebbe la legge sulla caccia com’è oggi (17%), pensa che la caccia vada fortemente ridotta (13%) o limitata a pochi casi di emergenza (34%), vorrebbe abolirla (27%). Solo il 6% non ha un’opinione precisa al riguardo.
La tutela della natura e dell’ambiente è un tema importante per gli italiani, trasversale rispetto alle diverse appartenenze politiche, c’è una sensibilità generale verso la protezione della natura e degli animali che la abitano: possibile che non si riesca a perseguirla?
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