Rinnovo contratto bancari, le possibili novità: aumenti e orario ridotto, cosa si discute

Il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei bancari, scaduto il 31 marzo e relativo a circa 260 mila lavoratrici e lavoratori, resta in una fase di stallo. Al centro delle critiche dei sindacati c’è l’assenza di una strategia complessiva da parte dell’Associazione bancaria italiana (Abi), mentre le operazioni di aggregazione e i nuovi piani industriali stanno ridisegnando il settore. Secondo le organizzazioni sindacali, il confronto avviato con il Comitato per gli affari sindacali e del lavoro (Casl) dell’Abi non ha prodotto risposte sufficienti sulle richieste contenute nella piattaforma unitaria.
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Quello che devi sapere
Le richieste economiche e l’orario di lavoro
La piattaforma unitaria presentata da Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin punta a un aumento retributivo di 518 euro lordi mensili medi a regime per la figura di riferimento. Tra le principali rivendicazioni figura anche la riduzione dell’orario settimanale dalle attuali 37 a 35 ore, a parità di retribuzione. Si tratta di richieste che le organizzazioni sindacali considerano fondamentali per redistribuire la ricchezza prodotta dal settore e migliorare le condizioni di lavoro. Gli importi e le modalità di applicazione dovranno essere definiti nell’accordo conclusivo tra le parti.
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L'impatto delle nuove tecnologie
Il confronto si inserisce in una fase di trasformazione del settore bancario, segnata dalla digitalizzazione, dall’impiego dell’intelligenza artificiale e dalle operazioni di aggregazione tra istituti. I sindacati chiedono che i guadagni di produttività generati dalle nuove tecnologie si traducano anche in migliori condizioni per il personale, anziché tradursi esclusivamente in tagli dei costi e riduzioni degli organici. L’obiettivo è rafforzare le tutele occupazionali e favorire una migliore conciliazione tra vita privata e lavoro, attraverso un confronto con le rappresentanze dei dipendenti sull’organizzazione delle attività, sui carichi di lavoro e sulle conseguenze delle ristrutturazioni aziendali.
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Le misure di welfare
Nell’ultimo incontro sono stati esaminati in totale circa 120 punti, con numerose richieste sindacali respinte o giudicate non accoglibili perché non previste dalla normativa vigente. Il confronto si è concentrato soprattutto su benessere organizzativo e welfare, due temi sui quali le organizzazioni avevano avanzato proposte dettagliate. Secondo le sigle, tuttavia, sono mancati chiarimenti sufficienti sulle motivazioni delle risposte, rendendo difficile approfondire i singoli aspetti.
Sul welfare aziendale, che nel settore bancario presenta già strumenti e servizi particolarmente sviluppati, i sindacati chiedono di rendere più omogenee le condizioni tra i diversi istituti. L’obiettivo resta complesso da realizzare, anche perché alcune prestazioni, come gli asili nido, non possono essere uniformate in modo automatico in tutte le realtà.
La trasparenza retributiva e il part time
Per quanto riguarda la trasparenza retributiva, il Casl ha invece indicato che farà riferimento alla normativa europea, escludendo margini per modifiche negoziali. Aperture parziali sono emerse sull’informativa annuale prevista dall’articolo 14, che consente alle organizzazioni sindacali di conoscere le prospettive strategiche delle banche: l’Abi si è detta disponibile a valutare un rafforzamento degli elementi quantitativi forniti.
Non ha invece trovato consenso la richiesta di rendere obbligatoria la rendicontazione di sostenibilità, sulla quale gli istituti si sono mostrati favorevoli soltanto a un possibile potenziamento. Sul part time, infine, le banche hanno manifestato disponibilità a intervenire sulla disciplina esistente, ma limitatamente a specifiche casistiche ancora da individuare.
Le parti hanno discusso a lungo anche dei provvedimenti disciplinari, con particolare riferimento alla possibilità di ridurne i tempi. La questione, tuttavia, dipende non soltanto dalle procedure aziendali, ma anche dalla complessità delle indagini necessarie nei singoli casi.
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Attesa per il 21 ottobre
Il prossimo passaggio potrebbe contribuire a sbloccare il negoziato. Il 21 ottobre è infatti convocato il Consiglio direttivo dell’Abi, chiamato a definire un mandato di percorso per il Casl, guidato da Ilaria Maria Dalla Riva. Per la prima volta sono stati invitati tutti i componenti del Consiglio, una scelta che punta a valorizzare la pluralità delle posizioni e la partecipazione al confronto. La definizione del mandato potrebbe consentire di rivedere l’impostazione degli incontri, che secondo il calendario proposto dall’Abi dovrebbero concentrarsi ogni volta su un tema specifico.
Per la Fabi, il rinnovo dovrà svolgere un ruolo centrale nella gestione delle conseguenze dei piani industriali, tanto negli istituti coinvolti nelle operazioni di aggregazione quanto nelle banche che procederanno autonomamente a rivedere le proprie strategie. Il calendario prevede altri due appuntamenti, il 26 e il 29 ottobre. In particolare, il confronto del 26 sarà l’occasione per verificare se dalla riunione del Consiglio direttivo emergeranno indicazioni in grado di imprimere una nuova direzione alla trattativa.
Fabi: “Senza risposte chiare prenderemo posizioni energiche”
Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, ha espresso un giudizio “totalmente negativo” sull’incontro, sottolineando come non sia ancora emersa una visione sul futuro del sistema bancario. “Vogliamo sapere quale contratto le banche intendono sottoscrivere, quale modello di banca hanno in mente per i prossimi anni e quale ruolo vogliono riconoscere alle lavoratrici e ai lavoratori. Non possiamo continuare a discutere singoli argomenti senza conoscere la direzione che la controparte intende prendere. Se non arriveranno risposte chiare, saremo costretti a prendere posizioni energiche”, ha dichiarato il sindacalista.
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Le critiche della First Cisl
La richiesta di un cambio di passo accomuna le diverse sigle. Per Riccardo Colombani, segretario generale della First Cisl, l’atteggiamento dell’Abi rischia di compromettere il percorso negoziale, soprattutto sui temi legati alla responsabilità sociale degli istituti di credito. “È un approccio evidentemente regressivo e non accettabile”, ha affermato, riferendosi alla posizione del Casl, che ha motivato il rifiuto di varie richieste con l’assenza di specifici riferimenti normativi. Colombani si aspetta che il prossimo esecutivo dell’Abi imprimа un’accelerazione: “Il contratto nazionale va chiuso presto e bene: non ci sono alternative”. Secondo il segretario della First Cisl, inoltre, non è giustificabile che le banche, dopo aver conseguito importanti utili, rallentino il confronto sulla redistribuzione della ricchezza a favore di chi ha contribuito a produrla.
Uilca: “Su contratto bancari serve visione lungimirante”
Anche Fulvio Furlan, segretario generale della Uilca, ha contestato l’impostazione dell’associazione bancaria, giudicandola poco attenta alle condizioni quotidiane del personale. “Non emerge una visione lungimirante di Abi e sul benessere lavorativo è mancata l’attenzione che merita un tema così importante e centrale”, ha osservato. La trattativa, ha spiegato, avrebbe dovuto concentrarsi fin dall’inizio sulle difficoltà legate a stress, pressioni commerciali e aumento dei carichi di lavoro. Da qui la richiesta di una maggiore disponibilità a individuare soluzioni concrete, anche attraverso un’indagine di clima che permetta di valutare le condizioni di chi opera nelle filiali e negli uffici.
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Fisac Cgil: “Piattaforma per Ccnl chiara, Abi indichi intenzioni"
Sulla necessità di chiarire le prospettive del settore è intervenuta anche Susy Esposito, segretaria generale della Fisac Cgil. “La piattaforma che abbiamo presentato indica con chiarezza la direzione che vogliamo imprimere al settore bancario attraverso il rinnovo del contratto nazionale: mettere al centro le lavoratrici e i lavoratori, i loro bisogni e le risposte che meritano in termini di diritti e tutele, sul piano normativo ed economico”, ha spiegato. Per Esposito, il confronto potrà avanzare soltanto quando l’Abi avrà chiarito quale modello di sistema bancario intenda perseguire. Occorre, ha aggiunto, “uno scarto, un atto di coraggio” da parte dell’associazione, chiamata a confrontarsi apertamente con gli obiettivi indicati nella piattaforma sindacale.
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