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Saturday, October 10, 2026

L'Ue agli Usa: 'Ritirare le sanzioni alla Cpi, pronti a difenderla'

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L'Europa fa muro in difesa della Corte Penale Internazionale. Invitando gli Stati Uniti a ritirare le sanzioni, Bruxelles si dice "pronta" a mettere in campo tutte le misure necessarie per tutelarla e consentirle di continuare a operare.

Mentre valuta le possibile strade da intraprendere per garantire l'operatività della Corte e la messa in sicurezza delle aziende europee, l'Ue comunque non intende abbandonare la via diplomatica. Accogliendo con "favore la disponibilità americana a discutere le proprie preoccupazioni con gli Stati parte dello Statuto di Roma", l'Ue vede nel rinvio dell'entrata in vigore delle misure uno spiraglio da perseguire. Le sanzioni americane non scattano infatti con effetto immediato: c'è prima un periodo di grazia di sei mesi, che apre una finestra per trattare o quantomeno provare ad ammorbidire la rabbia americana contro la Cpi, da tempo nel mirino di Donald Trump. L'arco temporale a disposizione "crea uno spazio per la diplomazia, con l'obiettivo di ottenere una rapida revoca delle sanzioni e prevenire ulteriori misure volte a compromettere l'indipendenza e l'integrità della Corte", ha detto l'alta rappresentante Kaja Kallas in una nota a nome dell'Ue.

Una delle possibili strade da seguire per Bruxelles è quella rilanciata dal ministro degli Esteri belga Maxime Prévo, ovvero ricorrere al 'Blocking Statute'. Lo 'Statuto di Blocco' vieta alle imprese e agli operatori europei di conformarsi alle sanzioni straniere e impedisce che vengano riconosciute nell'Ue le decisioni giudiziarie basate sulle leggi sanzionatorie bloccate. Questo comunque non metterebbe interamente al riparo le aziende europee esposte al mercato americano e non garantirebbe automaticamente alla Cpi l'accesso ai servizi delle società statunitensi. A chiedere una "revoca" delle "misure coercitive" è anche l'Ufficio di presidenza dell'Assemblea degli Stati parte della della Cpi definendole "deplorevoli", mentre la neo vincitrice del premio Nobel Navy Pillay le ha bollate come "inaccettabili".

Proprio la nomina di Pillay, ex giudice della Corte, sembra aver inasprito ulteriormente l'antipatia di Trump per la Cpi.

"Non ho mai sentito il suo nome. Io ho risolto otto guerre e ci sarebbe voluto un Nobel per ognuna. Non dimenticheremo il rifiuto della Norvegia di conferire il Nobel agli Stati Uniti", ha tuonato il presidente, parlando di una "macchia indelebile" su Oslo e di "un premio screditato per sempre da un pugno di ideologi radicali".

Nel mirino di Trump c'è anche l'Onu, di cui Pillay ha guidato la Commissione d'inchiesta internazionale indipendente sui Territori palestinesi occupati che, un anno fa, accusò Israele di commettere genocidio nella Striscia. Secondo indiscrezioni, infatti, il presidente è contrario a tutti i candidati in corsa per la guida delle Nazioni Uniti e ne vorrebbe degli altri più in linea con la sua visione del mondo e la sua voglia di cambiare radicalmente l'istituzione. Il mandato del segretario generale Antonio Guterres scade alla fine di dicembre e il nuovo leader dovrebbe essere in carica da gennaio.

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