Camorra e pizzo a Caivano, il verbale dell’unico imprenditore che ha denunciato: “Avevamo affisso il cartello antiracket, ci hanno minacciati lo stesso”
Nei cantieri di Caivano stritolati dalla morsa del clan Angelino serve a poco affiggere un cartello di appartenenza alle associazioni e ai patti antiracket. Non scoraggia i camorristi, non li allontana. Lo ha fatto la ditta di Giugliano che tre anni fa stava realizzando tre lotti residenziali per un totale di 60 appartamenti. Il cartello antiracket era visibile “sin dal primo giorno”, ricorda il costruttore ai carabinieri. Gli estorsori si sono presentati comunque. Hanno picchiato gli operai. Hanno fatto stoppare i lavori. “Hanno abbuscato pure. Sono due settimane che sono fermi”, dicono tra loro due indagati del clan nelle intercettazioni agli atti dei 34 arresti eseguiti dai carabinieri nei giorni scorsi, al culmine di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale antimafia di Napoli guidata da Nicola Gratteri.
E’ un colloquio concitato. I due sono nervosi, perché il responsabile del cantiere nei giorni precedenti al raid avrebbe liquidato gli emissari della cosca dicendo “abbiamo già pagato”. Di qui la domanda, tra loro: “Ma allora chi si è preso questi soldi”? “Se li puoi mandare a chiamare? Si mandalo a chiamare e digli a chi li hai dati?”
Matura – ed era così – la convinzione che non era vero, che la ditta sia stata coerente col cartello affisso, e abbia detto no al pizzo. Lo conferma una circostanza: l’imprenditore ha denunciato. Si è presentato il 13.3.2024 davanti ai carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna. Ha raccontato i dettagli della tentata estorsione.
“Dal mese di novembre 2023 stiamo lavorando nel Comune di Caivano. Fino al giorno 05.03.2024 presso il cantiere non è successo nulla di anomalo. Nel primo pomeriggio di martedì 5 marzo ho ricevuto una telefonata da parte del mio carpentiere. Mi ha riferito che poco prima si sona presentati quattro soggetti di cui due a bordo di un veicolo dal quale non sono scesi, e gli altri due a bordo di uno scooter. I due in scooter sono scesi e sono entrati nel cantiere. Uno dei due ha subito estratto una pistola puntandola contro il carpentiere. ‘Dovete smettere di lavorare e recarvi da chi di dovere’. Poi si sono allontanati”.
Ovviamente erano irriconoscibili: caschi, passamontagna, tute anonime.
In quello stesso giorno, il padre del denunciante riferiva un altro episodio di minacce, nello stesso posto. “Ora ve ne dovete andare perché ci avete scocciato”. Il cantiere veniva di nuovo chiuso su decisione delle vittime. E’ stato triste apprendere dalle carte delle indagini su droga, camorra e pizzo a Caivano, che questa ditta sia stata l’unica a ribellarsi e denunciare. Le altre imprese avrebbero pagato senza fare storie, con o senza cartello antiracket sulle vetrine o tra le impalcature.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.