40 anni di carcere all'uomo condannato per l'omicidio del rapper Tupac Shakur
L'uomo riconosciuto colpevole di aver orchestrato trenta anni fa l'assassinio del rapper Tupac Shakur è stato condannato in Nevada a una pena da 40 anni di carcere all'ergastolo. "Non si può strappare un uomo alla sua famiglia, privarlo della sua vita, di tutto il suo futuro, e pensare di farla franca. Soprattutto quando quell'uomo è Tupac Shakur", ha dichiarato la giudice Carli Kierny rivolgendosi all'imputato Duane 'Keffe D' Davis. Davis, che ha 63 anni, era stato riconosciuto colpevole in agosto di omicidio di primo grado con l'uso di un'arma da fuoco.
Tupac Shakur
Il processo, durato due settimane, si era basato in larga parte sulle sue stesse ricostruzioni del delitto, raccontate negli anni in interviste e in un libro di memorie. In aula ha preso la parola Sekyiwa Shakur, sorella minore del rapper, che ha chiesto il massimo della pena. "Mio fratello era nato per diventare un'icona", ha detto, ricordandolo come un giovane cresciuto con l'ideale della difesa dei diritti umani e della protezione della famiglia e degli amici.
La giudice della Corte distrettuale Carli Kierny impartisce le prime istruzioni alla giuria durante il quarto giorno della selezione dei giurati nel processo per omicidio di Davis
Tupac, una delle figure più influenti della storia dell'hip-hop, aveva solo 25 anni quando fu ucciso nel 1996 a Las Vegas. La morte, rimasta per decenni insoluta, è diventata uno dei casi più celebri della storia della musica americana. Il giovane musicista si trovava in auto con Marion Suge Knight, il capo dell'etichetta Death Row Records, attualmente in carcere per un altro caso di omicidio. Fermi a un semaforo vicino alla Strip, i due erano stati accostati da un'altra auto da cui partirono i colpi mortali. Durante il processo, la difesa di Davis aveva definito "fiction" le affermazioni del memoir del 2018 e accusato di corruzione la polizia e un procuratore che ce l'avrebbe avuta con lui.
Duane Davis (a destra) e il suo avvocato Michael Sanft siedono in un’aula di tribunale dopo che la giuria ha dichiarato Davis colpevole dell’omicidio del rapper Tupac Shakur, avvenuto nel 1996
All'epoca il movente dell'omicidio fu attribuito alla rivalità storica tra due gang di Los Angeles oppure alla guerra in corso tra i rapper della West Coast americana e quelli della East Coast. In realtà l'assassinio sarebbe scaturito da una ragione ben più prosaica. Nel processo è emerso che Davis, ex leader dei Compton Crips di Los Angeles, avrebbe ordinato l'assassinio, fuori di sé perché poche ore prima membri dell'entourage di Shakur avevano picchiato suo nipote Orlando Anderson in un casinò. Sarebbe stato lo stesso Anderson, morto a sua volta violentemente nel 1998 e mai processato per il delitto, a sparare i colpi fatali due ore dopo la rissa.
Una fotografia del rapper Tupac Shakur e di Suge Knight, scattata da Leonard Jefferson pochi minuti prima della sparatoria mortale.
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