Consulente di banca entra nell’account di una cliente e fa prelievi per oltre 180mila euro in 3 anni: rinviata a giudizio
Una ex consulente bancaria di 70 anni è stata rinviata a giudizio con l’accusa di avere utilizzato abusivamente l’identità digitale di una cliente per ottenere a suo nome due carte bancomat e una carta di credito, attraverso le quali sarebbero stati effettuati prelievi e acquisti per oltre 182mila euro nell’arco di tre anni. Il marito della donna, 72 anni, consulente assicurativo-finanziario, è stato invece condannato a svolgere 200 ore di lavori di pubblica utilità ed è chiamato a rispondere, tra gli altri addebiti, della contestata falsificazione delle carte di pagamento. La vicenda – riportata dal quotidiano Il Messaggero – riguarda una professionista romana, cliente di lunga data dell’istituto bancario, che secondo quanto ricostruito dall’accusa non avrebbe mai richiesto le carte né autorizzato le operazioni effettuate sui propri conti. Gli ammanchi sarebbero iniziati nel settembre del 2019 e proseguiti fino all’ottobre del 2022, per una somma complessiva indicata negli atti in 182.851 euro.
A far emergere la vicenda sarebbe stata la stessa banca. La cliente, un’avvocata, venne convocata dopo che una funzionaria aveva rilevato una serie di movimentazioni ritenute anomale. La donna avrebbe quindi riferito di non avere mai effettuato quei prelievi né disposto gli acquisti e, soprattutto, di non avere mai chiesto l’emissione delle carte. Secondo la ricostruzione contenuta nel capo di imputazione, i dispositivi sarebbero invece stati recapitati presso la sede nella quale lavoravano i due coniugi. È proprio sull’utilizzo dell’identità digitale della cliente che si concentra una parte dell’impianto accusatorio. Nel settembre 2019, secondo la Procura, la consulente avrebbe effettuato l’accesso al sistema telematico della banca utilizzando abusivamente le credenziali o l’identità digitale della correntista e avrebbe inoltrato una richiesta di emissione delle carte a nome della stessa, all’insaputa della titolare.
Una volta ottenuti i mezzi di pagamento, sempre secondo l’accusa, la donna avrebbe effettuato, anche in concorso con persone non ancora identificate, operazioni presso sportelli bancomat e acquisti. Le movimentazioni contestate si sarebbero susseguite per circa tre anni, fino all’ottobre 2022, raggiungendo la cifra complessiva di 182.851 euro. L’indagine interna dell’istituto avrebbe consentito di risalire alla consulente. Gli accertamenti avrebbero evidenziato, secondo la ricostruzione accusatoria, un collegamento tra la donna, il marito e un’altra persona rimasta ignota nell’utilizzo delle carte e nei prelievi di denaro. La Procura contesta alla 70enne una serie di reati: dalla truffa mediante sistemi informatici all‘accesso abusivo a un sistema informatico protetto, dalla sostituzione di persona alle falsità commesse da pubblici ufficiali, oltre all’indebito utilizzo di strumenti di pagamento e alla falsificazione di carte di credito o altri mezzi di pagamento. Quest’ultima contestazione riguarda anche il marito.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.