Esecuzione in streaming, il Papa contro Trump: “Pena di morte inammissibile”. Vance: “Non la guarderò”
“La pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e alla dignità della persona. Il bene comune può essere tutelato e i requisiti della giustizia possono essere salvaguardati senza ricorrere alla pena capitale: sono stati messi a punto sistemi di detenzione efficaci, che proteggono i cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono completamente ai colpevoli la possibilità di redimersi“. Con un post su X, accompagnato dall’hashtag “#NoDeathPenalty“, Papa Leone X manda un messaggio chiaro all’amministrazione Trump dopo l’annuncio della trasmissione in diretta streaming della fucilazione di Nidal Hasan, condannato per la strage di Fort Hood nel 2009. Già ieri il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, aveva definito “non accettabile” la spettacolarizzazione, ribadendo “il pensiero della Chiesa in opposizione totale alla pena di morte”.
La pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona. Il bene comune può essere tutelato e i requisiti della giustizia possono essere salvaguardati senza ricorrere alla pena capitale: sono stati messi a punto sistemi di detenzione efficaci, che proteggono i cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono completamente ai colpevoli la possibilità di redimersi. #NoDeathPenalty
— Papa Leone XIV (@Pontifex_it) October 10, 2026
La strage di Fort Hood risale al 5 ottobre 2009, quando Hasan, psichiatra dell’esercito, entrò in un edifico sanitario della base militare, dove i soldati si sottoponevano a visite mediche. e aprì il fuoco al grido di “Allah Akbar”: rimasero uccise 13 persone e ferite oltre trenta. L’esecuzione del colpevole mediante fucilazione è stata approvata da Trump nei giorni scorsi. La trasmissione in streaming, invece, è stata annunciata venerdì dal capo del Pentagono Pete Hegseth: “Faremo in modo che la gente possa vederla. Che sia pubblica. Perché le persone devono capire che ci sono gravi conseguenze per questo tipo di azioni”. Una scelta condannata dall’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu, che l’ha definita “una forma di tortura”.
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