C’è un doppio furto nel via libera definitivo del governo al ritorno del nucleare: di scienza e di democrazia
C’è un doppio furto nel via libera definitivo del governo alla reintroduzione del nucleare in Italia. Anzitutto, c’è un grave furto di democrazia, visto che gli italiani erano stati chiamati alle urne – l’ultima volta nel 2011 – per dire la loro e in massa si sono espressi contro questa fonte di energia.
Inoltre, nel ddl le opere legate al nucleare sono considerate, come ha ben scritto Virginia Dalla Sala su questo giornale, “opere di pubblicità utilità, indifferibili e urgenti, con possibilità di apporre il vincolo all’esproprio”. Non solo il governo decide, contro la volontà dei cittadini, di reintrodurre il nucleare; ma stabilisce che nessun cittadino potrà protestare od opporsi.
Il secondo “furto” è un furto di scienza. Cioè, in altre parole, questa legge viola anche quanto la maggioranza degli scienziati che si occupano di clima ma anche molti esperti di energia sostengono: che nel nucleare il rapporto costi-benefici è totalmente squilibrato verso i costi, che sono immensi, mentre i benefici si potranno vedere solo tra molti anni. Lo stesso Pichetto Fratin parla di 2034-35, probabilmente peccando per ottimismo. Ma se anche fosse, puntare alla riduzione delle emissioni grazie al nucleare non ha senso, visto che mancano appunto quasi dieci anni. E dieci anni per un clima che cambia velocemente e drammaticamente sono tantissimi.
Ci sono poi dei costi, per ora 60 milioni, nulla ovviamente rispetto ai costi reali che non è chiaro chi pagherà (Pichetto parla anche di “privati”), ma che potevano essere stanziati per altri misure di transizione energetica legate alla filiera delle rinnovabili (che esiste già ora, produce energia pulita, riduce le emissioni e taglia le bollette). In più il governo ha pensato bene di buttare 7,5 milioni per convincere gli italiani che il nucleare ci salverà. Forse dovrebbe spiegare loro perché non ha rispettato la loro decisione e, soprattutto, come pagheremo gli immensi costi dei reattori.
Per ora poi, dopo mesi passati a parlare di “mini reattori” e nucleare di nuova generazione, la legge non sceglie nessuna tecnologia. Come se non bastasse, non prevede come obbligatoria l’istituzione di una Autorità indipendente, ma prevede solo la possibilità di istituirla.
Oltre ai costi immani, ai tempi lunghissimi, c’è il tema delle scorie. Non sono previste esclusioni per territori ad alto rischio né si subordina il rilancio del nucleare alla realizzazione di un deposito nazionale. Infine, come abbiamo detto, il governo accentra sul Ministero tutti i procedimenti, dalle autorizzazioni alle concessioni. Le opere saranno come detto considerate indifferibili e urgenti.
Sul sito di Rainews la scelta del governo viene raccontata in maniera esaltata come quella che ci serve, anche per contrastare l’intermittenza delle rinnovabili e suggerendo una integrazione tra nucleare e rinnovabili. Si tratta di un ritornello che torna spesso ma nucleare e rinnovabili sono due mondi opposti che non c’entrano nulla l’uno con l’altro. Il nucleare è un’energia anche “verticale”, dipendente dallo Stato, quindi basato su un accentramento. Non è un’energia rinnovabile e soprattutto non è un’energia che si può modulare in base alla produzione di rinnovabili visto che, con tutta evidenza, un reattore non si può spegnere come si spegne il gas di casa, e soprattutto se non va al massimo dells potenza, diventa economicamente insostenibile.
Le rinnovabili, invece, sono una fonte di energia rinnovabile, appunto, ma soprattutto energia decentrata sul territorio e possono tranquillamente essere disponibili grazie ai sistemi di accumulo o alle “smart grids” che permettono di gestire la domanda quando si produce di più.
In sintesi, dunque, presentare rinnovabili e nucleare come complementari è una presa in giro, che però viene raccontata come rassicurante, come se puntare sulle rinnovabili da sole, riducendo progressivamente la quota di dipendenza dal gas, facesse terrore e paura. Forse, ciò che fa paura è proprio il fatto che siano diffuse, e che le persone possano diventare realmente autonome dal punto di vista energetico anche autoproducendo. Meglio invece tenere in mano l’energia, che è un potere, anche perché consente poi di distribuire le solite prebende a lobby ed esperti vicino al governo.
Probabilmente alla fine non se ne farà nulla, ma come era già accaduto ai tempi dei governi Berlusconi si spenderanno molti soldi per una scatola vuota. Nel frattempo la corsa delle rinnovabili sarà rallentata e soprattutto, ancora peggio, si saranno confuse ancora di più le opinioni delle persone.
Bisognerebbe davvero scendere in piazza contro questo continuo furto di ciò che ci appartiene. Contro scelte fatte ignorando la volontà popolare da un lato e quella degli scienziati dall’altro. Lontani dal popolo e lontano dagli scienziati: che brutto governo, questo. Brutto e pericoloso, perché l’energia è una delle cose più importanti, anche perché è direttamente legata sia ai costi delle bollette come di tutte le merci, sia alla crisi climatica, che sta sempre più mostrando il suo volto tragico. Che su queste cose mettano le mani persone incompetenti e che considerano il volere popolare scavalcabile senza problemi è a dir poco inquietante.
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