Un mese dalle Midterm, l'america di Trump a un bivio
A un mese dalle elezioni di midterm la posta in gioco per Donald Trump e i repubblicani è sempre più alta. Il presidente americano è dato ai minimi storici in tutti i sondaggi, mentre i democratici sono in forte vantaggio e proiettati verso la riconquista della maggioranza almeno alla Camera.
Di fronte al rischio di un flop del Grand Old Party il tycoon ha iniziato un'intensa campagna elettorale che da qui al 3 novembre lo porterà in una serie di Stati, in bilico e non. Trump sta invitando gli elettori a votare come se sulla scheda "ci fosse il suo nome", anche se questa volta potrebbe non essere una buona strategia. The Donald sta anche lanciando minacce inquietanti come quella di invocare lo stato d'emergenza e inviare la Guardia Nazionale ai seggi, tanto che alcuni esponenti di spicco dei dem hanno evocato lo spettro della rivolta del 6 gennaio 2021.
Secondo le ultime rilevazioni e i dati del voto anticipato, il tasso di approvazione di Trump è crollato attorno al 38% negli ultimi mesi complici il prolungarsi della guerra contro l'Iran e il continuo aumento del costo della vita. Il presidente continua a minimizzare le rilevazioni bollandole come "fake news" ma il timore di perdere il Congresso c'è. Proprio nelle ultime ore in un'intervista rilasciata a Time, il presidente ha rifiutato di impegnarsi a non usare poteri straordinari, affermando che "molte persone pensano che dovrei usarle".
Il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, ha accusato apertamente il tycoon di voler manipolare o "truccare" l'esito del voto a causa del suo svantaggio nei sondaggi, mentre tra gli analisti e i circoli politici cresce la preoccupazione che il movimento Maga stia preparando il terreno per contestare un'eventuale sconfitta evocando dinamiche di tensione e caos simili a quelle che portarono all'assalto al Congresso di cinque anni fa.
Per questo da una parte i democratici hanno creato il 'New Battlefield Project', una piattaforma per reclutare volontari a tutela dei seggi, dall'altra i costituzionalisti di orientamento liberal stanno preparando dossier legali per arginare tempestivamente qualsiasi decreto presidenziale volto a bloccare il voto per posta o a schierare l'esercito.
D'altra parte se alla Camera il partito d'opposizione è nettamente favorito, con le stime di istituti come Decision Desk HQ che gli assegnano una possibilità del 71-72% di riconquistare la maggioranza, al Senato la partita è più complessa. I dem hanno bisogno di guadagnare pochi seggi chiave per ribaltare l'attuale maggioranza repubblicana. Ma le sfide decisive si svolgeranno in Stati tradizionalmente orientati a destra come Texas, Ohio, Michigan e Alaska.
In tutto questo alle urne gli americani saranno chiamati a esprimersi su numerosi quesiti referendari statali ('ballot measures') che toccheranno temi sociali, economici e istituzionali cruciali. Dei circa 39 temi che saranno sulle schede a novembre quelli su cui si sta concentrando la campagna sono soprattutto la costruzione di migliaia di data center per l'intelligenza artificiale e le tasse sui milionari. La 'Proposition 40' della California è la proposta fiscale più nota visto il numero dei super ricchi che risiedono nello Stato.
L'iniziativa prevede l'imposizione di un'imposta una tantum del 5% sui residenti che hanno un patrimonio oltre 1,1 miliardi di dollari e di destinare il 90% del ricavato alla sanità. Anche in altri stati, però, sono al vaglio misure per i paperoni. Nello stato di Washington si valuta l'abrogazione di un'imposta sul reddito del 9,9% a carico dei milionari, mentre in Florida sono sottoposte agli elettori varie riforme delle imposte sugli immobili. Ma ci sarà anche un quesito sull'aborto, uno dei temi più divisivi in questo momento in America. A quattro anni di distanza dalla storica sentenza della Corte Suprema, gli elettori di Idaho, Missouri, Virginia e Nevada devono stabilire come le autorità locali regoleranno le interruzioni di gravidanza.
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