Camera arbitrale islamica a Padova, Nordio: "Piena fiducia nella magistratura che indaga"

La Procura di Padova ha aperto un fascicolo senza indagati né ipotesi di reato sulla Camera arbitrale islamica italiana, una associazione privata che dichiara di risolvere controversie civili e commerciali secondo i principi della Shari’a. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si dice certo che i magistrati padovani svolgeranno “le indagini dovute”. L’Ucoii (Unione delle Comunità Islamiche d'Italia) prende le distanze dall’iniziativa, mentre la politica si divide tra esposti, interrogazioni e richieste di chiarimento. Nessuna realtà associativa, centro o moschea da essa rappresentata l’ha promossa, sostenuta o riconosciuta. L’Ucoii ha ribadito che la giustizia è amministrata dai tribunali della Repubblica e che non servono strutture parallele. Ricorda inoltre che le materie relative allo stato delle persone e ai diritti indisponibili, come matrimonio, famiglia e filiazione, sono escluse per legge dall’arbitrato. Sul piano religioso sostiene che la tradizione islamica chiede al credente di rispettare le leggi del Paese in cui vive, e che affidarsi alla giustizia statale è coerente con la fede.
La questione è dove finisca l’arbitrato privato, previsto dal codice di procedura civile, e dove cominci una giustizia parallela.
A Padova opera da circa sette mesi è già operante. Risulta costituita il 3 marzo 2026 come associazione non riconosciuta e afferma che le sue pronunce avranno lo stesso effetto di una sentenza dell’autorità giudiziaria italiana. Ricordiamo che in Italia l’arbitrato è legale. L’art. 806 del codice di procedura civile consente alle parti di far decidere da arbitri le controversie tra loro insorte che non abbiano per oggetto diritti indisponibili, salvo espresso divieto di legge. I diritti personali, come quelli legati allo stato civile, restano fuori.
Resta aperta la domanda, che spetta alla magistratura valutare, se un arbitrato “secondo la Shari’a” rispetti le norme inderogabili e l’ordine pubblico.
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