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Thursday, October 1, 2026

Intelligenza artificiale? Il problema è rilanciare quella umana

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Intelligenza artificiale? Il problema è rilanciare quella umana

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Come acutamente rilevato dal responsabile del Dipartimento Intelligenza Artificiale dell’Università delle Nazioni Unite, Sergio Bellucci, un elemento di indubbia novità dell’enciclica Magnifica humanitas è rappresentato dal fatto che con essa, per la prima volta nella sua lunga storia, la Chiesa cattolica interviene direttamente nel merito di una specifica tecnologia. Il filosofo dell’Università di Verona, De Ruvo, nota a sua volta un salto di qualità tra questa enciclica e quella, altrettanto storica, del suo omonimo predecessore Leone XIII, la Rerum novarum. Mentre infatti quest’ultimo, prendendo atto delle crescenti aspirazioni delle masse operaie, optava in modo esplicito per la conciliazione sociale, Leone XIV pone in termini espliciti il tema della proprietà e del controllo della tecnologia.

Spunti di discussione, questi, registrati nell’ambito di una conferenza di eccezionale interesse tenutasi lunedì 21 e martedì 22 settembre alla Pontificia Università di Lateranense, che si è conclusa con la creazione dell’Associazione internazionale Artificial Intelligence for Peace (AI4Peace).

Il tema sollevato dal combinato disposto di queste due ed altre considerazioni ci riguarda tutti. Impossibile ed eticamente inaccettabile sottomettersi all’intelligenza artificiale ed ai ceti ipercapitalistici da cui essa promana, prodotto sociale e politico diretto dell’affermazione del neoliberismo economico scatenato e della conseguente privatizzazione dello Stato e del potere che hanno devastato culturalmente e socialmente l’Occidente a partire dall’inizio degli Anni Novanta.

Il tema ci riguarda tutti perché gli esiti di un’intelligenza artificiale incontrollata risultano senz’altro catastrofici. Basti pensare al suo uso nel contesto del genocidio del popolo palestinese, brillantemente rilevata dal film “Naza” dei due registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, nonché il crescente pericolo di olocausto nucleare determinato dal suo ruolo, sganciato per definizione da ogni considerazione di carattere etico, e, più ampiamente, da ogni sfera emotiva ed affettiva. O anche, sul piano dei rapporti di classe, la possibilità che essa conferisce ai proprietari dei mezzi di produzione di sostituire i lavoratori. E tante altre possibili degenerazioni maligne dell’intelligenza artificiale, dalle manipolazioni genetiche alla creazione e diffusione di sostanze nocive, ma pure l’altra faccia della medaglia rappresentata dalle enormi potenzialità che la stessa presenta per uno sviluppo umano sostenibile. In tale complesso contesto problematiche occorre, ultimo ma non meno importante, tenere presente anche la questione delle implicazioni sociali ed ambientali dei centri per l’intelligenza artificiale che stanno sorgendo anche sul territorio italiano, senza che siano preceduti da un dibattito democratico che prenda in considerazione i benefici tangibili che possono o meno derivarne per le popolazioni interessate.

La soluzione risiede nel controllo dell’intelligenza artificiale, da conferire alla sfera politica e alla democrazia, ma occorre essere ben consapevoli che tale riappropriazione passa necessariamente attraverso l’espropriazione dei vari Musk, Palantir, ecc. Di qui l’importanza del conflitto sociale, che ancora una volta ribadisce la sua fondamentale natura di alternativa alla guerra.

Il fronte di tale lotta è a ben vedere duplice: quello per così dire interno, per la riappropriazione di tale importante strumento e quello per così esterno, per una gestione effettivamente multilaterale dello stesso, che passa anche mediante la creazione di idonee istituzioni internazionali, proposte ad esempio in materia dalla Cina e dai BRICS nella loro recente riunione di Nuova Delhi.

Da entrambi tali punti di vista l’enciclica Magnifica humanitas costituisce a ben vedere un serbatoio di analisi, riflessioni e proposte di enorme importanza, attingendo al millenario bagaglio della tradizione biblica, evangelica e religiosa più in generale. Ma soprattutto l’enciclica e le molteplici e approfondite riflessioni che essa sta stimolando impone l’adozione di un approccio estremamente vigile sull’innovazione scientifica e tecnologica.

E questo in una duplice prospettiva. Primo, per evitare, anche mediante gli opportuni accorgimenti tecnici, che l’intelligenza artificiale finisca, come oggi è purtroppo probabile ma fortunatamente non inevitabile, per amplificare ulteriormente i difetti del modello capitalistico-tecnocratico-militarista che sta portando il pianeta alla distruzione e l’umanità all’estinzione, mediante guerra nucleare o catastrofe ambientale. Secondo, per rimettere gli esseri umani al centro, dato che di intelligenza ce n’è in realtà solo una, quella umana.

A tale ultimo proposito quello che occorre è anche e soprattutto un programma di rilancio dell’intelligenza umana, oggi anch’essa in forte pericolo. Basti constatare lo stato pietoso delle istituzioni educative e culturali, in mano a un ceto politico in cui proliferano homines che di sapiens hanno ormai ben poco e sono sempre più invece manifestamente dementes, come attestato dalle loro reazioni negazioniste rispetto al cambiamento climatico, apologetiche del razzismo, irresponsabilmente fomentatrici del riarmo e della guerra, ecc.

Per indirizzare a fini positivi l’intelligenza artificiale occorre quindi rilanciare quella umana, affinché questa umanità bistrattata e in crisi sia effettivamente magnifica, com’è nel condivisibile auspicio di Papa Leone, e non già la vittima della sua parte peggiore ma purtroppo anche più potente.

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