Regeni, oggi la sentenza sugli 007 egiziani. La famiglia: “È già una vittoria, ma non ci accontentiamo. Tajani da Al-Sisi? Non ci riguarda”
Sarà scritta oggi, dopo 10 anni, la prima verità processuale sulla morte di Giulio Regeni, torturato e ucciso in Egitto nel 2016. I giudici della Prima Corte di Assise di Roma sono entrati questa mattina in camera di consiglio per decidere la sentenza del processo sul sequestro e l’omicidio del ricercatore friulano.
Imputati, assenti, sono quattro 007 egiziani per i quali lo scorso giugno il procuratore aggiunto di Roma Sergio Colaiocco ha chiesto un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di reclusione. Si tratta del generale Tariq Sabir, dei colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e del maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, accusati di sequestro di persona pluriaggravato, e quest’ultimo accusato anche di concorso in lesioni personali aggravate e concorso in omicidio aggravato. In aula, oltre alla famiglia Regeni e i suoi legali, è presente anche il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi. La sentenza è attesa per le 18.
“In pochi avrebbero scommesso sul fatto che saremmo arrivati a un processo e poi a sentenza. Questa è già una vittoria, ma ovviamente non ci accontentiamo” ha detto l’avvocata Alessandra Ballerini, legale di parte civile dei genitori di Regeni, è arrivata questa mattina a piazzale Clodio, dove si è svolto un breve sit-in. Accanto a Paola e Claudio Regeni e alla sorella Irene, la legale ha ripercorso i dieci anni trascorsi dalla scomparsa del giovane, rapito, torturato e ucciso al Cairo nel 2016. “Siamo qui oggi nonostante questo faticosissimo percorso a ostacoli, in salita. Grazie alla scorta mediatica e al popolo giallo”, ha aggiunto. Ballerini ha poi accusato il regime egiziano di aver ostacolato il procedimento: “Tutto quello che il regime egiziano poteva mettere in campo per impedire questo processo lo ha fatto. Però questa famiglia è forte e resistente e se oggi i nostri diritti valgono un pò di più è merito loro. La visita di Tajani in Egitto da Al-Sisi? Non ci riguarda, perché la nostra è una democrazia: c’è la separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione”.
Al presidio organizzato all’esterno della cittadella giudiziaria di Roma hanno partecipato anche la segretaria del Pd Elly Schlein e il deputato dem Gianni Cuperlo. Schlein si è intrattenuta per alcuni istanti con i genitori e la sorella del ricercatore sequestrato e ucciso in Egitto nel 2016. Con i familiari di Regeni anche tanti attivisti del “popolo giallo” con lo striscione con su scritto “verità per Giulio Regeni“.
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