Tumori, 'l'Ue innova ma perde le sperimentazioni, 3.000 attive contro 5.200 Usa'
L'Europa non attraversa una crisi di capacità scientifica, ma sta perdendo terreno nell'attrazione e nell'attivazione delle sperimentazioni cliniche oncologiche, soprattutto di quelle promosse dall'industria e dedicate alle prime fasi di sviluppo dei farmaci. Lo evidenzia Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative dello IEO di Milano, in occasione dell'Annual Meeting di Alleanza Contro il Cancro a Napoli organizzato in collaborazione con Irccs Fondazione Pascale. Limitando l'analisi alle sperimentazioni aperte al reclutamento, la distanza è marcata: 5.200 studi negli Stati Uniti, 5.300 in Asia e 3.000 nel continente europeo.
"Non è che i trial non ci siano, ma ci sono meno centri attivi - ha osservato Curigliano -. Le multinazionali farmaceutiche tendono infatti a concentrare le sperimentazioni in un numero più ristretto di strutture e a coinvolgere meno frequentemente i centri europei nello sviluppo iniziale delle nuove molecole. La riduzione interessa soprattutto gli studi di fase I, decisivi per consentire ai sistemi di ricerca di partecipare fin dall'inizio alla innovazione terapeutica". Il quadro italiano appare più solido sul versante accademico, sostenuto anche dagli investimenti di Aifa e Airc. Considerando nel loro insieme studi accademici e registrativi aperti al reclutamento, i dati presentati hanno collocato l'Italia a quota 495: dietro Spagna, con 708 sperimentazioni, Francia, con 635, e Regno Unito, con 520. "Non è affatto vero che vi sia una crisi dell'innovazione in Europa: la ricerca europea è ancora valida e innovativa - sottolinea Curigliano -. Il problema riguarda dunque la capacità di trasformare la qualità scientifica in sperimentazioni, sviluppo industriale e accesso tempestivo alle terapie". Per Curigliano servono dunque risposte coordinate a livello europeo, accompagnate da interventi nazionali: maggiori investimenti in ricerca e sviluppo, laboratori, infrastrutture.
"Se non realizziamo investimenti strategici in ricerca e sviluppo, il rischio è di dover comprare tutto. La priorità è quindi preservare la capacità europea di produrre conoscenza e creare le condizioni perché questa - conclude - possa diventare sperimentazione clinica, innovazione industriale e nuove opportunità di cura".
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.