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Saturday, September 12, 2026

Carcere di Opera, piazza di spaccio. Pizzini, droni, minacce. A comandare è il narco-broker Orazio Desiderato con i cartelli della camorra e la mala locale

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Carcere di Opera, piazza di spaccio. Pizzini, droni, minacce. A comandare è il narco-broker Orazio Desiderato con i cartelli della camorra e la mala locale

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Francesco Orazio Desiderato, calabrese classe ’74, narco-broker alla milanese imparentato con la potente ‘ndrangheta dei Mancuso di Limbadi, nel luglio scorso a colloquio nel carcere di Opera con la compagna progettava il suo futuro e l’affidamento in una comunità. Di certo, il boss, già affetto da un tumore, contava in quel momento su una relazione medico-legale considerata dagli inquirenti “funzionalmente indirizzata” a sostenere la sua incompatibilità con il carcere. Peccato per lui che in quel momento le microspie messe dalla Polizia penitenziaria, su disposizione del pm antimafia Gianluca Prisco, registrassero tutto da oltre tre mesi, svelando un quadro inquietante a partire da quella relazione medica ritenuta “indirizzata” e costruita anche con minacce alla stessa direzione sanitaria di Opera, per arrivare poi a sostenere l’ipotesi investigativa della gestione di una piazza di spaccio all’interno del supercarcere nella sezione Alta sicurezza gestita dallo stesso Desiderato anche con l’utilizzo di droni, cellulari clandestini e in collaborazione con la camorra del clan Contini, con soggetti apicali della Paranza dei bambini, viceré della malavita milanese legati alla banda della Barona e con storici gestori delle piazze di spaccio a San Donato Milanese. E con annesso prezzario: 80 euro per un grammo di hashish e 600 per uno di cocaina.

La vicenda, che riporta al centro la questione sulla permeabilità delle carceri italiani agli interessi del crimine organizzato, è riassunta in una annotazione di polizia giudiziaria che è stata depositata ieri durante l’udienza del processo in cui Desiderato è imputato per traffico di droga e per il quale il pm Prisco di recente ha chiesto una condanna a 30 anni di reclusione. L’udienza straordinaria si è celebrata perché il Tribunale disponesse la perizia, dopo l’istanza di affidamento avanzata dalla difesa sulla base di una consulenza medica che l’accusa considera “funzionalmente orientata”. Qui la Procura, dopo aver nominato un proprio perito, ha depositato l’annotazione, oltre al parere contrario all’istanza dei legali di Desiderato. Il pm, riassumendo il contenuto dell’informativa, ha rilevato che la stessa custodia in carcere non ha affievolito la capacità di Desiderato di mantenere contatti, accedere a sostanze stupefacenti e inserirsi nelle dinamiche illecite interne e che la comunità indicata per l’affidamento non presenta caratteristiche sanitarie e assistenziali tali da assicurare, rispetto all’attuale condizione detentiva, un livello di specialistica maggiore o uguale a quello di Opera. Nel frattempo, la Polizia penitenziaria coordinata dal comandante di reparto Felice De Chiara, sempre ieri, ha eseguito un decreto di perquisizione nella cella di Desiderato e di altri soggetti considerati legati al giro di spaccio all’interno di Opera. Nella rete sono rimasti decine di pizzini con annotati numeri di telefono, mentre 30mila euro in contanti sono stati trovati nell’appartamento della compagna di Orazio Desiderato, la quale, secondo gli inquirenti, svolge un’attività di “raccordo” con l’esterno, ad esempio con esponenti apicali del clan Contini. Tanto che in diversi colloqui la donna si sarebbe lamentata con il presunto compagno spiegando che quello che sta facendo per conto del narcos non lo può fare.

Questa storia che affianca il processo in corso per il quale Desiderato emerge a capo di un’organizzazione di trafficanti su Milano, inizia a maggio, quando nella cella di Desiderato viene individuato un pizzino con annotato il nome di un soggetto che porta droga dentro al carcere. Il link successivo sta nel cellulare di uno dei boss della Paranza dei Bambini recluso a Opera dal quale salta fuori un bonifico da parte di Desiderato al soggetto indicato nel pizzino. Le successive analisi sui conti di familiari e detenuti hanno fatto emergere anomalie rispetto a operazioni sospette per la compravendita di micro telefonini e smartphone. L’indagine lampo, iscritta al momento per il solo reato di spaccio, fotografa poi il tentativo di Desiderato di indirizzare l’iter sanitario a suo favore e con l’obiettivo, sostengono gli inquirenti, di uscire dal carcere anche con minacce alla dirigente sanitaria e al personale penitenziario. Frasi che in sintesi suonano più o meno così: se non scrivi la verità ti spacco la testa, ti incendio tutta la sezione, ti faccio ammazzare. Atteggiamenti che secondo gli inquirenti risultano potenzialmente idonei a condizionare l’operato degli interlocutori istituzionali coinvolti.

E poi c’è la gestione della piazza di spaccio nella sezione dell’Alta sicurezza che, secondo gli inquirenti, fa emergere Desiderato come figura centrale di raccordo tra più cellule di un sistema organizzato che controlla canali comunicativi clandestini, movimentando droga all’interno del carcere di Opera. Lo stesso broker vicino alla ‘ndrangheta, stando alle indagini, gioca un ruolo di cerniera con diverse aree criminali. Dentro e non fuori dal carcere, nella sezione che più dovrebbe essere controllata, quella dell’Alta sicurezza. Durante il monitoraggio investigativo, tra fine agosto e inizio settembre, sono stati censiti i passaggi di almeno due droni. Ipotesi confermata, secondo gli inquirenti, dalla assidua frequentazione da parte di Desiderato e di altri soggetti dell’area dei passeggi dedicata ai detenuti della sezione A del 2° piano del carcere, appartenenti al circuito di Alta Sicurezza.

Insomma, stando almeno alla ricostruzione della polizia giudiziaria, Francesco Orazio Desiderato non sembra aver mutato pelle. Il suo nome compare nelle cronache milanesi già nel 2001. In curriculum ha anche un arresto clamoroso dopo un inseguimento lungo la Barlassina, quando, è il 2013, il broker viene fermato assieme ad altri due pregiudicati. Dall’auto salteranno fuori tre fucili tra cui un Ak47 e un chilo di cocaina. Nell’ultima inchiesta, quella per cui si trova in carcere, il collaboratore di giustizia Claudio Agostino Romeo descrive le minacce subite da Desiderato: “Sono stato minacciato da Desiderato Orazio con un coltello alla gola (…) mi ha fatto una videochiamata dicendomi che se non avessi pagato 40 mila euro dei debiti della mia società avrebbe ammazzato me, mio figlio, mia moglie e mia madre”. Mentre sul profilo criminale: “La fama di Orazio è nota in tutta Milano, non so a che famiglia appartiene, lui dice sempre di essere lui. Rimasi affascinato dalla sua figura, che era riuscito a movimentare grossi carichi di cocaina anche dal carcere”. Ora però la parabola criminale per Orazio Desiderato sembra giunta al termine con la richiesta di 30 anni di carcere e le nuove indagini in corso. Adesso la palla passa al Tribunale. Nel frattempo l’ultima annotazione della Polizia penitenziari è stata trasmessa al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) e molto probabilmente il narco-broker vicino alla ‘ndrangheta sarà trasferito in un altro carcere.

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