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Saturday, October 31, 2026

Caos in Polonia. Tusk: 'Il partito PiS vuole distruggere la democrazia'

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Le immagini del presidente della Repubblica Karol Nawrocki, che si fa largo tra la folla e tra gli agenti assieme ai suoi bodyguard per forzare l'ingresso nel palazzo della Corte Costituzionale, potrebbero restare a lungo nella memoria dei polacchi. Ma sono, certamente, il simbolo di uno scontro istituzionale senza precedenti, da tempo in atto ma ora emerso in tutta la sua drammaticità. E' lo scontro tra il sovranista Nawrocki e l'europeista Donald Tusk.

Tra una destra che, nonostante sia frammentata, in Polonia aspira a tornare a capo delle esecutivo alle elezioni del 2027 e la piattaforma moderata dell'ex presidente del Consiglio europeo, che al governo è stata ostacolata sin dall'inizio dal capo dello Stato. "L'attacco alla Corte è un'altra fase del processo di distruzione dello stato di diritto da parte del PiS. Uno Stato democratico deve essere capace di far rispettare la giustizia", è stato l'attacco di Tusk in serata, nel suo messaggio alla nazione.

Lo scontro ha come fulcro la Corte Costituzionale e la volontà di Tusk di nominare un nuovo gruppo di giudici, anche per andare incontro alla sentenza della Corte di Giustizia Ue, secondo la quale il tribunale di Varsavia "non è né indipendente né imparziale" a causa delle nomine dei togati del precedente governo guidato dalla destra di Mateusz Morawiecki. Ma i cinque giudici nominati dal governo Tusk, in questi mesi, non sono mai stati messi nelle condizioni di lavorare. Fino alla giornata di venerdì, quando il presidente della Corte Costituzionale Bogdan Swieczkowski, ex viceministro del PiS e nominato dal precedente esecutivo, è stato sospeso. Le forze di polizia hanno presidiato il palazzo del Tribunale, negando l'accesso a Swieczkowski. A quel punto, centinaia di manifestanti hanno cominciato a circondare la Corte Costituzionale. Ad aizzarli i leader della galassia delle destre polacche, a cominciare dal fondatore del PiS, il 77enne Jaroslaw Kaczyński, anche lui in piazza. Il vero colpo di scena si è avuto però in serata quando Nawrocki, in volo verso il Senegal, ha deciso di far rientro a Varsavia, unendosi alla testa dei manifestanti e accusando di fatto Tusk di "violazione dell'ordine costituzionale".

Nella giornata di sabato lo scontro non si è placato. Nawrocki ha tenuto consultazioni urgenti con i gruppi del Parlamento polacco mentre la giudice Anna Korwin-Piotrowska - che ha notificato la sospensione di Swieczkowski - ha emanato le prime direttive per permettere ai togati, inclusi i neonominati, di svolgere le proprie funzioni al di fuori della sede del tribunale. In serata a parlare è stato Tusk. Il premier ha puntato il dito direttamente contro Narowki - "un politico non può entrare in tribunale per emettere ordini o intimidire i giudici, anche se è presidente" - e ha assicurato che, sulla questione, non scenderà a compromessi. "Ieri abbiamo assistito a eventi scandalosi. Vorrei tanto che non si vedessero queste scene in Polonia, ma la via per la calma non può essere cedere all'illegalità o alla violenza", ha sottolineato. Per la Polonia, tuttavia, si prevedono giorni di caos. Lo scontro ha inoltre riunito i vari partiti di una destra che, in Polonia, negli ultimi mesi si è andata frammentandosi. Al PiS, ora fanno compagnia la nuova formazione del fuoriuscito Morawiecki (Sviluppo Più) e Konfederacja, la coalizione della destre più radicali, in forte ascesa. Tutti, però, hanno accusato Tusk di un tentativo di golpe annunciando una dura battaglia in Parlamento per sfiduciarlo. Il clima, da qui alle prossime elezioni previste in autunno, rischia di diventare drammatico. E la sua portata supera i confini della Polonia. Fratelli d'Italia (che al Pe è nello stesso gruppo del PiS), Lega e Patrioti si sono immediatamente schierati contro Tusk, puntando il dito contro il silenzio dell'Ue, che finora sullo scontro ha evitato di esporsi, al pari del Ppe. Perfino l'ambasciatore americano a Varsavia Tom Rose è entrato in campo chiedendo a tutti di non fomentare l'escalation. Non è rimasto a guardare neanche Lech Walesa, lo storico leader di Solidarnosc. "Primo Ministro Tusk, non abbiamo scelta. La nostra patria ha bisogno di aiuto! Sono al tuo fianco in prima fila", sono state le sue, chiarissime, parole.

Video Ancora proteste in Polonia davanti alla Corte costituzionale

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