Garlasco, la difesa di Sempio: “Calzava il 44, non il 42”. E sul nuovo fascicolo: “Più prove a discarico di Stasi che contro Sempio”
L’avviso di conclusione delle indagini notificato ad Andrea Sempio non avrebbe introdotto, secondo la difesa del 38enne accusato del delitto di Garlasco, elementi sostanzialmente nuovi rispetto al precedente 415 bis. A sostenerlo è l’avvocato Liborio Cataliotti, che assiste Sempio insieme alla collega Angela Taccia, intervenuto dopo la chiusura della seconda fase investigativa della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi. “Nelle 18 pagine dell’avviso di diverso c’è la data”, ha detto Cataliotti, sottolineando che “l’avviso di fine indagini non contiene alcuna novità, essendo perfettamente sovrapponibile a quello precedente”. Anche l’imputazione, secondo il legale, sarebbe rimasta invariata, comprese le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti.
Per la difesa, le principali novità riguarderebbero piuttosto la posizione di Alberto Stasi e gli elementi che potrebbero incidere sulla sua condanna definitiva. “Sono novità che riguardano, per quella che è la mia valutazione, più le asserite prove a discarico di Stasi che nuove prove a carico di Andrea Sempio”, ha affermato Cataliotti. Il riferimento è anche agli accertamenti sul Dna individuato sui pedali della bicicletta di Stasi e alle controanalisi del 2007 richiamate dalla Procura. Su questo punto il legale è netto: “L’alterazione di una prova a carico di Alberto Stasi non c’entra nulla con l’accusa oggi elevata nei confronti di Andrea Sempio”.
La difesa annuncia intanto una nuova fase di esame degli atti. Il primo passo sarà “chiedere la copia degli atti sopravvenuti al 6 maggio”, data della precedente conclusione delle indagini. Da lì, spiegano i legali, potranno partire ulteriori attività investigative e nuove consulenze difensive. Resta poi aperto il confronto sulla traccia della scarpa rinvenuta nella villetta di Garlasco. La Procura, nei propri accertamenti, ha indicato come compatibile con il piede di Sempio una scarpa Frau numero 42, anche alla luce della possibilità di un aumento della larghezza e del volume del piede nel tempo. La difesa contesta però questa ricostruzione. “Il suo piede non può avere calzato la scarpa che ha lasciato l’impronta dell’assassino“, sostiene Cataliotti. E aggiunge: “Ci dicono che c’è stato un incremento ponderale del piede, ne prendiamo atto, ma noi invece abbiamo sentito due testimoni che dichiarano, offrendo riscontri, che all’epoca Sempio calzava già il 44“.
Il legale contesta inoltre le valutazioni della Procura sulle consulenze difensive, definite in alcuni passaggi prive di adeguata scientificità. Per Cataliotti si tratta di un “azzardo”, perché “la nostra consulenza ripercorre, ricalca e fa propri i risultati delle indagini del colonnello Mattei che fu il responsabile del Ris che svolse i rilievi sulle impronte per terra”. La difesa, dunque, considera ancora aperto il confronto sul materiale scientifico. “Potranno chiuderlo solo periti super partes nominati dal tribunale“, afferma Cataliotti, indicando nei futuri accertamenti tecnici un possibile passaggio decisivo per confrontare le conclusioni dei consulenti della Procura con quelle di parte
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