Congresso Lega, Salvini: basta soldi e armi all’Ucraina. Garavaglia: mi candido per invertire il trend

«Credo nella Lega nazionale, non in quella nazionalista: sono due cose diverse. Credo nella Lega delle identità». Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, parlando dal palco del Congresso della Lega. Sulla questione dell’identità politica della Lega “nè di destra nè di sinistra” rivendicata tra gli altri dall’ex Doge Luca Zaia, chiosa: «Io sono conservatore». E aggiunge: «Una cosa deve essere chiara: senza la Lega di lotta non si va al governo». E invita a fare attenzione «al circolo vizioso, quando stai troppo al governo - – mea culpa, ma mea culpa di tanti qui - ti atrofizzi, diventa tremendamente difficile tornare a essere di lotta. Dobbiamo trovare il giusto mix».
Giorgetti: evidente che abbiamo problemi, in squadra chi ha consenso
«Va tutto bene? No, non va tutto bene. È evidente che abbiamo dei problemi. Se parti da zero sei contento di fare l’8%, ma se sei di Bergamo e sei abituato a fare il 50%, ti incazzi se fai il 20%. Facciamo salire in squadra quelli che sul territorio hanno dimostrato di avere più consenso, insieme al segretario: questo risulterà la formula vincente». Lo ha detto Giancarlo Giorgetti, intervenendo dal palco del congresso Lega. Quanto alle modalità di espressione del dissenso, «quando c’è qualcosa che non va ti vedi uno a uno. Se non basta chiami i testimoni, e se non basta vai in assemblea». Ma sui temi fondamentali, ha sottolineato, «se guardiamo libertà, sicurezza, autonomia... siamo tutti d’accordo».
Verso la rielezione di Salvini
La rielezione del leader uscente Matteo Salvini oggi non è in discussione. La vera incognita è il risultato dello sfidante Massino Garavaglia. Una quota del 18-20% viene indicata come una soglia significativa per Garavaglia: abbastanza per certificare che il dissenso esiste e ha un peso. C’è attesa per quanto dirà Salvini anche sui nuovi organi voluti nello statuto, e approvati ieri, e su quale ruolo potrebbe avere Luca Zaia. Sono la segreteria politica formata da 9 componenti e il coordinatore federale delle segreterie, entrambi scelti dal leader che può revocarli. Altra novità attesa: il simbolo del partito che potrebbe contenere l’espressione “Italia federale”, in un vecchio copyright di Umberto Bossi, tenendo la sagoma di Alberto da Giussano. Finirà comunque l’era della “Lega Salvini premier” (nome attuale) voluta dal vicepremier, che è alla guida del partito dal 2013. Lo impone, tra l’altro, la nuova legge elettorale
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