Airbnb, da oggi commissione unica a carico dell'host: cosa significa e cosa cambia

Scattano da oggi le novità annunciate da Airbnb a luglio sulla struttura delle tariffe applicate dalla piattaforma. Fino a ieri, come spiegato dalla stessa azienda famosa per gli affitti brevi, sia gli host sia gli ospiti corrispondevano i costi del servizio: dunque le persone che affittavano l’appartamento in fase di prenotazione visualizzavano un prezzo più alto rispetto a quello fissato dal proprietario. Adesso invece, allo scopo di “semplificare i prezzi”, Airbnb ha deciso di creare un unico addebito del 15,5% a carico degli host.
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Quello che devi sapere
Come funziona il sistema
Per capire che cosa cambia da oggi, è necessario capire come funzionava il sistema fino a ieri. E per farlo la stessa Airbnb ha fornito un esempio: se si decideva di affittare un appartamento a 100 euro a notte, gli ospiti avrebbero visualizzato una cifra pari a 115 euro dopo l'aggiunta dei costi a loro carico. L’host invece avrebbe guadagnato 97, dopo la detrazione dei costi a suo carico.
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Cosa cambia da adesso
Da oggi, come detto, questo sistema cambia: Airbnb addebita tutti i costi in una commissione unica del 15,5% a carico degli host. Dunque, seguendo ancora l’esempio fornito dall’azienda, se l’host decide di fissare il prezzo a 115 euro gli ospiti vedranno esattamente quella cifra sulla piattaforma, mentre l’incasso di chi mette in affitto l’appartamento sarà di 97 euro. La percentuale della commissione, secondo la piattaforma, “si basa sulla media globale dei costi del servizio di Airbnb”.
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Lo strumento per cambiare i prezzi
Inoltre l’azienda ha messo a disposizione degli host “uno strumento che ti permette di modificare contemporaneamente i prezzi di tutti” gli annunci “per tenere conto dei costi di gestione singoli”. Infatti, ha spiegato Airbnb, “per mantenere invariati” i compensi per notte è necessario modificare i prezzi. La scadenza di questa modifica per chi risiede nello Spazio economico europeo e in Svizzera è proprio oggi, 13 ottobre.
Cosa cambia con l’IVA
Infine Airbnb ricorda che alcuni paesi “applicano tasse sui costi del servizio, spesso denominate imposta sul valore aggiunto (IVA) o imposta sui beni e servizi (GST)”. In questo caso se si svolge l'attività di host in una regione che prevede tali imposte, lo “strumento di correzione dei prezzi le include automaticamente”, a meno che l’host stesso non abbia effettuato la registrazione ai fini IVA o GST e calcoli l'IVA in autonomia. In Italia i costi del servizio di Airbnb sono soggetti a un'aliquota IVA del 22%.
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Quanti sono gli affitti su Airbnb
Nei giorni scorsi il tema degli affitti brevi è finito al centro dell’attenzione nelle discussioni sull’emergenza abitativa in Europa, con diverse voci che ne hanno sottolineato o minimizzato l’impatto sulla crescita del costo delle case in particolare nelle grandi città. Secondo un recente studio di Federalberghi, ad agosto 2026, erano disponibili su Airbnb 571.982 annunci relativi ad alloggi in Italia, con una crescita esponenziale : 38.587 annunci in più rispetto ad agosto 2025, con un incremento del 7,2%.
In quali città sono gli annunci di Airbnb
Secondo il centro studio di Federalberghi, “tra le città italiane maggiormente interessate dal fenomeno troviamo Roma con 37.387 annunci, Milano con 26.610, Firenze con 13.902, Napoli con 11.497 e Venezia con 9.042. mentre per quanto riguarda le regioni, la pole position spetta alla Toscana, con 72.771 annunci, seguita dalla Lombardia con 66.619, dalla Sicilia con 57.335 e dal Lazio con 51.871. La densità maggiore si registra in Liguria (5,34 annunci per km quadrati), mentre l'incremento maggiore si è verificato in Friuli-Venezia Giulia (+21,5% rispetto ad agosto 2025)”.
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La posizione di Aigab
L'Aigab - Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi - in una nota ha spiegato che “hotel e affitti brevi non sono lo stesso mercato. Chi va in hotel è un cliente diverso da chi opta per un appartamento per le vacanze, che tipicamente sono famiglie del ceto medio italiano o internazionale che” decidono di non andare, “per una serie di motivi, in un albergo 4 o 5 stelle”. Secondo Aigab “sono oltre 700 mila le famiglie italiane (circa 2,8 milioni di individui) per le quali l'affitto breve rappresenta spesso la principale fonte di sostentamento o il mezzo per mantenere il patrimonio immobiliare di proprietà”.
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