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Monday, August 17, 2026

Alexandria Ocasio-Cortez: “Il Woke 1.0, una follia”. Come cambia la sinista Usa

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Il caso della deputata newyorchese è il sintomo più evidente di un Partito Democratico che tenta di prendere le distanze dalle rigidità identitarie del 2020, lo sguardo è già fisso sulle presidenziali del 2028.

“Il Woke 1.0 era una follia”. Liquidata con una risata a favore di telecamera durante l'intervista domenicale a This Week su ABC, la battuta ha sancito il distacco pubblico di AOC da quella stagione progressista che l'aveva consacrata. Un colpo di spugna che, ironia della sorte, non è farina del suo sacco: la deputata ha preso in prestito lo slogan da Chi Ossé, giovanissimo consigliere comunale di New York e stella della sinistra radicale, che a maggio aveva usato la stessa formula su X per seppellire i fantasmi del proprio passato digitale. Non si tratta di un caso isolato. In Wisconsin, la deputata statale Francesca Hong, battuta per pochi voti nelle primarie democratiche per il governatorato, è stata uno dei casi più eclatanti (anche se sfortunati) di riscrittura della propria linea politica e del proprio linguaggio, per allontanarsi dai vecchi slogan sull'abolizione della polizia e sulla cancellazione della Festa del Ringraziamento.

Ma cosa è stato, visto da oggi, il "Woke 1.0"? Gli analisti sentiti dal New York Times lo definiscono come l'apice di un'era dominata dal trauma dell'omicidio di George Floyd e dall'utopia del defund the police. Una stagione in cui la stessa AOC spiegava che tagliare i fondi alle forze dell'ordine non era un espediente contabile, ma una necessità strutturale. Erano gli anni delle battaglie per la depenalizzazione dei confini, dei sogni di smantellamento della Homeland Security e di un vocabolario inclusivo forzato, tra "Latinx" e "persone mestruate", che oggi la stessa sinistra ha silenziosamente archiviato.

Secondo il politologo Spencer Goidel, autore di un'approfondita ricerca sulla percezione del fenomeno tra l'elettorato comune, quella fase ha sofferto del classico peccato originale dei movimenti sociali: l'illusione ottica di scambiare il picco dell'attivismo per la realtà del Paese. Erik Bleich, docente al Middlebury College, individua il vicolo cieco in una "politica puramente simbolica", più attenta al lessico accademico che alle riforme materiali. La batosta elettorale contro Trump ha fatto il resto, agendo come una brutale sveglia per i democratici. Per il Boston Globe, il passo indietro di AOC non è una resa, ma l'alba del "Woke 2.0": una sinistra che smette di fare la guerra sulle parole e torna a concentrarsi su salari, tutele sindacali e potere economico.

Dietro la svolta culturale si nasconde, ovviamente, un calcolo politico. Fonti vicine ad Axios sostengono che AOC stia già blindando la propria candidatura per la Casa Bianca nel 2028. Riposizionarsi oggi serve a disinnescare i video-archivio che i repubblicani useranno come clave tra due anni su temi caldi come immigrazione e sicurezza. Una mossa strategica che persino i suoi avversari faticano a negare: il sondaggista conservatore Brent Buchanan l'ha definita una rivale "incredibilmente pericolosa" proprio per la tempestività della manovra. «È un'ottima politica», ha ammesso, «perché sta ripulendo il suo profilo ora, non all'ultimo minuto».

La faglia, però, attraversa l'intero corpaccione del partito. Mentre l'ala radicale festeggia la vittoria del socialista democratico Abdul El-Sayed alle primarie per il Senato in Michigan, l'establishment centrista corre ai riparazione. Secondo Axios il pensatoio Third Way ha appena stanziato 15 milioni di dollari con un obiettivo dichiarato al New York Times: demolire la credibilità del socialismo democratico da qui al 2028. L'operazione di AOC punta a intercettare questa offensiva, offrendo una versione del socialismo depurata dalle storpiature della culture war e declinata in un’agenda economica populista più spendibile elettoralmente.

Una ritirata strategica che non tutti a sinistra digeriscono. Sulle pagine del New Republic, diversi intellettuali ricordano che senza l'incendio del MeToo e del Black Lives Matter la stessa AOC, o figure come il sindaco di New York Zohran Mamdani, non avrebbero mai trovato spazio. La stessa deputata, d'altronde, tenta di salvare il salvabile definendo quegli anni "estremamente fecondi". La tesi ufficiale è che a cambiare sia stata solo la tattica comunicativa, non l'orizzonte finale. Resta da vedere se gli elettori crederanno alla metamorfosi o se vedranno solo l'ennesimo politico che cambia pelle per conquistare il potere.

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