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Monday, September 21, 2026

Legge elettorale, al via alla Camera l'ultimo step della riforma

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La riforma elettorale torna a Montecitorio per quello che nelle intenzioni della maggioranza di governo è l’ultimo passaggio parlamentare che sancirà l’approvazione definitiva del testo. Oggi, lunedì 21 settembre, si riparte, come se si iniziasse da zero, dalle audizioni. Martedì 29, da programma, è previsto l'approdo in Aula, con il voto finale stimato nella prima settimana di ottobre.

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Quello che devi sapere

Le audizioni

Nella giornata odierna la Commissione Affari costituzionali della Camera svolge una serie di audizioni. Alle ore 11 tocca a Michele Ainis, professore emerito di istituzioni di diritto pubblico presso l'Università degli Studi di Roma Tre, Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale presso l'Università degli Studi di Roma "Sapienza", e Mario Staderini, coordinatore del ricorso presso la Corte europea dei diritti dell'uomo in materia di legge elettorale. Alle 12 invece saranno ascoltati Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Andrea Pertici, professore di diritto costituzionale presso l'Università di Pisa, e Francesco Clementi, professore di diritto pubblico comparato presso l'Università degli Studi di Roma “Sapienza".

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Il timing verso il voto

Dopo la conclusione dell'esame preliminare, si prosegue domani, martedì 22: alle 16 è fissato il termine per la presentazione di proposte emendative in commissione Affari Costituzionali alla Camera. Mercoledì 23 settembre si procede con ammissibilità e c’è il termine per eventuali richieste di riesame con esito dei ricorsi il giorno successivo nel quale è previsto l'avvio dell'esame delle proposte emendative. Venerdì 25, sabato 26 e domenica 27 settembre si conclude l'esame delle proposte emendative e, previa acquisizione dei pareri delle Commissioni competenti in sede consultiva, deliberazione sul conferimento del mandato ai relatori a riferire in Assemblea. Il timing sul provvedimento prevede in calendario l’arrivo in Aula del testo il 29 settembre.

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Quando si vota?

"Molto probabilmente nella prima settimana di ottobre si arriverà al voto finale”, ha preannunciato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Il testo è blindato e la stessa premier Giorgia Meloni ha già detto  anticipato - per questioni "di chiarezza" - che sarà posta la fiducia. "La decisione di porre la fiducia è una scelta che ha fatto il governo, naturalmente in prima persona il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non è una scelta che si poteva fare singolarmente”, ha commentato Ciriani. "Deriva dal fatto che siamo di fronte a una svolta molto importante per il lavoro del governo, quindi ognuno di noi si deve assumere la responsabilità delle lealtà di un voto a favore della legge elettorale”. Questo però non significa che il voto finale sia al riparo da sorprese, come dimostrato dal primo passaggio a Montecitorio dello Stabilicum, che ha dovuto fare i conti con i franchi tiratori.

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Cosa prevede la riforma

La legge introduce un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza fisso per chi abbia ottenuto il maggior numero di voti a patto che abbia superato la soglia del 42%. Il meccanismo per la scelta degli eletti è un mix di preferenze e capolista bloccati. Oltre al proporzionale con premio e alle preferenze, la riforma prevede l'indicazione del premier al momento del deposito del contrassegno, un tetto ai seggi di maggioranza (220 deputati e 113 senatori), le soglie di sbarramento che restano, per l'ingresso in Parlamento, quelle del Rosatellum (10% per le coalizioni e 3% per le liste). Nessuna soglia è invece prevista per contribuire al computo ai fini della cifra elettorale nazionale e dunque del premio di maggioranza.

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Novità per firme ed esoneri

Lo Stabilicum prevede l'aumento da 1.500 a 6mila per il numero minimo di firme richieste per collegio per chi non siede già in Parlamento, mentre resta esentato chi ha due gruppi o almeno un gruppo formatosi entro il 31 dicembre 2025 (i casi di Italia viva e Azione, non invece di +Europa o FnV). Ridotte poi da 4 a 2 (Europa ed extra Ue), le ripartizioni geografiche della circoscrizione Estero per la Camera e da 4 a una sola area per il Senato.

Il voto dei fuorisede

La riforma, infine, rende possibile il voto fuorisede nel luogo in cui si è temporaneamente domiciliati da almeno 9 mesi (tre nel caso di persone che sono fuori dal Comune per cure) iscrivendosi entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e ad almeno 45 giorni dalle elezioni nell'apposito Albo. Durante la discussione in Senato questa possibilità è stata estesa ai caregiver.

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