“La vita di nostro figlio non è una percentuale, ora penseremo all’appello”: lo sfogo dei genitori di Michele Merlo dopo il “no” alla richiesta di risarcimento
La sentenza del tribunale civile di Vicenza il 22 settembre ha rigettato la richiesta di risarcimento presentata dai genitori di Michele Merlo contro il medico di medicina generale reo, secondo l’accusa, di non aver effettuato tempestivamente una diagnosi differenziale che avrebbe potuto salvare il ragazzo morto il 6 giugno del 2021 per una leucemia fulminante.
Il Giudice, pur costatando la negligenza del medico, ha infatti deciso di non accettare la richiesta dei genitori basandosi sulla perizia dei CCTTUU secondo la quale, in base alle tempistiche degli eventi, una diagnosi corretta avrebbe lasciato “solo” il 10/15% di possibilità di sopravvivenza al giovane.
Secondo quanto riportato nel dispositivo della sentenza, infatti, seppur il dott. Vitaliano avesse richiesto degli esami con urgenza, la terapia utile a curare la leucemia mieloide acuta che ha colpito Michele Merlo, sarebbe comunque iniziata troppo tardi perché questa avesse una buona percentuale di riuscita.
“È difficile accettare che, nonostante l’appurata negligenza del medico di base di Michele, il valore della vita di nostro figlio sia valutato in percentuali e in probabilità – commentano i genitori di Merlo, Domenico e Katia – Come se anche solo l’1% di probabilità di sopravvivenza non fosse abbastanza per provarci”.
E ancora: “Riconoscere la negligenza del dott. Vitaliano ma rigettare la richiesta di risarcimento perché, anche se avesse fatto bene il suo lavoro, le probabilità di sopravvivenza a 6 mesi sarebbero state “solo” del 30% significa togliere valore alla vita umana, trattare le persone semplicemente come numeri e non tenere minimamente conto di cosa avrebbe potuto significare per noi genitori passare anche un solo giorno in più con nostro figlio”.
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