Biennale dello Stretto, il Mediterraneo come laboratorio di pensiero tra Calabria e Sicilia
Come cambiano le città, i paesaggi, le comunità? La mutazione – prima che nelle forme - è nel linguaggio? Qual è il senso del confine, della linea che divide? Può essere, invece, una soglia? Come coesistono identità differenti? Calabria e Sicilia sono territori necessariamente separati o c’è un altro modo per rimescolarne la memoria affinché luoghi e persone si possano riconoscere e interfacciare?
Domande complesse per tempi difficili
Domande complesse per tempi difficili solcano il mare, da Reggio Calabria a Messina, e cercano risposte nell’arte, nell’architettura, nella filosofia, nel design, nella fotografia: la Biennale dello Stretto trasforma un lembo di Mediterraneo in un grande laboratorio di pensiero, da Campo Calabro fino alla sponda siciliana. Con incursioni internazionali tra Agadir e Parigi. A promuoverla è Fondazione le città del futuro, con la direzione dell’architetto Alfonso Femia - fondatore e Ceo di Atelier(s), con sedi tra Milano, Genova e Parigi - e, per questa edizione 2026, con i contributi dell’architetta paesaggista Annalisa Metta, docente all’università Roma Tre, e dell’architetta-antropologa marocchina Salima Naji.
Stefano Anzini
Le mutazioni città e paesaggi
Ottantasei giorni di esposizioni, talk, workshop ed esplorazioni, diverse location, con l’obiettivo dichiarato di richiamare l’attenzione sulle mutazioni di città e paesaggi del Mediterraneo meridionale e medio-orientale e di spostare il baricentro dall’area mitteleuropea a quella del Sud, in un evento culturale di lunga durata (fino al 13 dicembre, programma online).
Femia: «Lo Stretto, un territorio con il mare dentro»
«Oggi le città sono organismi fragili e complessi in cui l’architettura deve diventare un percorso collettivo, dinamico, condiviso. Un progetto, in questo caso da sponda a sponda, capace di cogliere le mutazioni in atto a queste latitudini, quelle umane, quelle urbane, del paesaggio - spiega l’architetto Femia, da un punto di vista sostanzialmente filosofico -. Siamo qui per questo, con la nostra Biennale, che nella sua denominazione non richiama, come altre, una singola città, ma un territorio che ha dentro il mare. Uno spazio in cui l’acqua è matrice del paesaggio. E avvicina, accomuna».
Il rischio del “disallineamento evolutivo”
Al centro degli eventi, geografia, territorio, comunità, elementi in continuo stato di trasformazione, «con una sequenza di espansioni e contrazioni, talvolta rapidissime, istantanee – fa notare Annalisa Metta -. Passaggi che spesso generano un disallineamento evolutivo che si abbatte su città e territori».
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