I genitori di Regeni: “Governo assente, ma ora ha modo di riscattarsi. Chieda il risarcimento al regime, anche se questo ha riserve energetiche”
La verità adesso è stabilita anche da una sentenza, seppur di primo grado. La giustizia, a causa della protezione che l’Egitto garantisce ai tre condannati, è invece ancora lontana. E per ottenerla è necessaria la pressione dello Stato italiano, anche se il governo, sia con il ministro degli Esteri Antonio Tajani sia con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha chiarito che per Roma è necessario mantenere buoni rapporti con Il Cairo, partner commerciale fondamentale nel campo energetico e della Difesa. Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, il ricercatore friulano sequestrato, torturato e ucciso più di 10 anni fa in Egitto da membri degli apparati del Paese nordafricano, pretendono però che il governo faccia la sua parte esigendo l’effettiva attuazione della pena: “Noi abbiamo avuto finalmente verità e giustizia, lunedì, in un’aula di tribunale, da una Corte che era l’unica legittimata a riconoscerle. Ma in tutti questi anni non si può certo dire che il governo del nostro Paese ci abbia sostenuto nell’ottenere collaborazione dal regime egiziano. Collaborazione che in effetti non è mai esistita”, hanno dichiarato in un’intervista a Repubblica.
Un’accusa che può essere estesa, oltre a quello attuale, anche ad alcuni dei governi precedenti. Perché è lunga, negli anni, la lista dei tentativi di depistaggio e le azioni di ostruzionismo messi in atto dal regime di Abdel Fattah al-Sisi, dalla tesi del “delitto passionale” a quella della banda criminale, fino alle teorie sul ruolo di Regeni nei servizi segreti britannici: “Clamorosi sono stati i depistaggi messi in atto dal regime per tentare di coprire le proprie responsabilità e quelle dei propri apparati, alcuni anche sanguinari – continuano i genitori – E mentre i nostri governanti vantavano una collaborazione inesistente, la stessa procura egiziana già a dicembre 2020 pubblicamente insultava i nostri procuratori tramite delle note ufficiali. E si opponeva inequivocabilmente a ogni forma di collaborazione, depositando agli atti del processo un cosiddetto memorandum in cui in buona sostanza rivendicava la volontà di impedire qualunque processo, anche Italia. Prova ne è che non hanno mai neppure fornito il domicilio dei quattro imputati, tre dei quali oggi condannati. Il nostro governo ora, dopo che è stata ottenuta giustizia, nonostante le sue precedenti ‘inerzie’, avrebbe l’occasione di riscattarsi, di dimostrare ai cittadini, con un reale moto d’orgoglio, che la dignità di un Paese non è negoziabile e che la nostra democrazia non può costantemente essere presa in giro e messa in un angolo dall’arroganza di un regime. Anche se in quel regime ci sono riserve energetiche“. Il modo per farlo, in attesa di una condanna definitiva, è al momento solo uno: “Reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall’Avvocatura dello Stato e rompere i rapporti con un Paese che è lontano dall’essere sicuro, tanto che tortura e uccide anche i cittadini degli Stati amici”.
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