Nel futuro di Conte un club 'con una storia da far tornare a splendere'
"Ci sono molti club che hanno un po' perso di vista la propria storia. Mi piacerebbe andare in uno di questi per rispolverare quella storia e farla tornare a splendere". E' il desiderio di Antonio Conte, espresso a Londra in una conversazione con 'The Athletic'.
Il tecnico pugliese ripercorre la sua carriera, da giocatore ed in panchina. Dieci anni fa il Chelsea da lui allenato vinceva la sua ultima Premier League, sottolinea l'articolo.
Nonostante l'esperienza negativa con il Tottenham, l'Inghilterra ha sempre il suo fascino. D'altronde, nessun altro campionato europeo possiede la potenza di fuoco economica della Premier. Dove "usano i bazooka, mentre altrove hanno ancora le pistole - afferma Conte -. Ma bisogna anche fare attenzione a come vengono spesi i soldi". Per tornare in pista vorrebbe una società "dove c'è pressione, dove, in fin dei conti, sai bene di non andarci solo per partecipare, ma per competere".
"A mio avviso, l'allenatore deve essere al centro del progetto - sottolinea - Deve ricoprire un ruolo importante. Se non sei soddisfatto, lo esoneri. È l'allenatore a dover fornire la direzione e la visione, portando avanti la propria filosofia calcistica. Prendete il caso del Como: Cesc (Fabregas, ndr) ha voce in capitolo. Al PSG non hanno vinto (la Champions League, ndr) nemmeno con Mbappé, Messi e Neymar. Servono equilibrio e sintonia. Non si può pensare di mettere insieme i migliori giocatori in una squadra e aspettarsi di vincere: non funziona così". L'allenatore "é fondamentale - insiste - per veicolare quel messaggio, giorno dopo giorno. Ha contatti quotidiani con tutti: staff, massaggiatore, magazziniere, fisioterapista, giardiniere... tutte persone che devono sentirsi coinvolte e partecipi di quella spinta a fare la storia; e la storia si fa vincendo".
Cosa cerca, dunque, il 57enne Conte per il futuro? Prenderebbe in considerazione un incarico a stagione in corso "se ne valesse la pena". "Se arrivi in un club la cui storia parla da sola - una storia fatta di trofei, titoli e vittorie - puoi onorarla in un solo modo: avendo l'ambizione di riportare quel club a lottare per quegli obiettivi, qualora oggi non ci riuscisse. So bene che ogni anno può vincere una sola squadra, ma devo portare nel cuore - e trasmettere ai tifosi, ai giocatori e ai dirigenti - quella scintilla, quella speranza che ti fa dire: 'Possiamo vincere'".
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