Albania, esplode la rabbia studentesca: a fuoco il ministero dell'Istruzione

Roghi e violenti scontri tra manifestanti e polizia antisommossa nel secondo giorno consecutivo di accese proteste a Tirana, in Albania, dove studentesse e studenti sono tornati a protestare contro il governo di Edi Rama, a cui contestano le alte tasse universitarie, il mancato sostegno ai giovani, le scarse prospettive di impiego dopo la laurea ma anche il progetto di hotel di lusso in una riserva naturale costiera, legato a Ivanka Trump, una delle due figlie del presidente Usa e a suo marito, Jared Kushner.
Oggi due incendi hanno colpito il ministero dell'Istruzione e una filiale della Raiffeisen Bank, davanti alle quali si erano radunate migliaia di manifestanti. Già ieri la sede del dicastero era stata bersagliata da lanci di pietre e mattoni e aveva preso fuoco la sede del municipio cittadino. In diverse strade del centro i manifestanti hanno eretto barricate e lanciato pietre, petardi e bombe molotov contro la polizia, che ha risposto con idranti e gas lacrimogeni. La polizia ha riferito di 28 arresti solo nella giornata di ieri
“Manifestare è un diritto legittimo, ma non può essere usato come pretesto per la violenza, la distruzione della città o brutti scontri in mezzo alla strada”, ha affermato la vice primo ministro Albana Kociu. “Mi rivolgo agli studenti e a ogni cittadino onesto che crede nel diritto di protestare: prendete le distanze dalla violenza e dal vandalismo”.
Un manifestante lancia un mattone contro la polizia durante gli scontri con le forze antisommossa nel centro di Tirana il 14 ottobre 2026 (Adnan Beci / AFP)
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