Costruire l’autonomia tecnologica per accelerare innovazione e crescita

Il mutato contesto geopolitico degli ultimi anni impone alle aziende una nuova priorità: comprendere quali dipendenze, hardware o software, possono permettersi e quali invece sono critiche cercando quindi di riguadagnare alcuni gradi di sovranità. Posto che non possiamo pensare all’autarchia, e nemmeno ad una completa autonomia digitale, ad oggi impossibile, uno dei primi punti di attenzione è la gestione e il governo dei dati aziendali: “questo è l’elemento principale su cui la sovranità digitale si deve andare a manifestare esercitando un controllo sulla catena del valore del dato” sottolinea il prof. Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano intervenendo alla Digital Round Table di Radio24 organizzata sul tema della Sovranità digitale (CHE E’ POSSIBILE RIVEDERE QUI).
Fondamentale in questo ambito la “competenza di chi lavora in azienda e dei partner – spiega Giuseppe Di Franco, AD di Lutech – che assieme alla conoscenza del contesto mi deve consentire di passare dal provider A al provider B. In questo modo l’azienda mantiene il controllo dei propri dati, processi, funzioni e di tutto ciò che attiene al valore del business che gestisce”. Un ulteriore elemento su cui si è concentrato Di Franco è la variabile tempo che “lavora contro la sovranità, perché più attendiamo più ci troveremo in una situazione economicamente emergenziale dove per cercare di raggiungere gli altri Paesi dovremo abdicare alla sovranità. Quindi credo – dice – che oggi le decisioni siano già tardive”.
A proposito di controllo dei dati non vanno dimenticate le applicazioni che si alimentano dei dati aziendali o della PA. Su questo punto ha richiamato l’attenzione Cristiano Cannarsa, ad di Sogei. “Il software della fattura elettronica, della dichiarazione dei redditi precompilata, del bilancio dello Stato o del processo tributario telematico – spiega – lo abbiamo scritto noi, sappiamo quello che fa e ne abbiamo pieno controllo”. Anche questa è sovranità.
Il dibattito durante la Digital Round Table si è molto concentrato anche sul cloud, un elemento centrale per definire il perimetro di sovranità digitale di un’azienda. L’esempio del Polo Strategico Nazionale per la pubblica amministrazione è interessante: “è stato scelto un approccio molto pragmatico che utilizza sia il cloud privato che gli hyperscaler americani classificando i dati a seconda del livello di criticità: dati ordinari, dati strategici o dati critici – dice Andrea Campora, direttore della divisione Cyber & Security Solutions di Leonardo. “Sugli hyperscaler cifriamo, ma li usiamo. Crediamo in un concetto molto pragmatico di sovranità sostenibile, che è sempre un bilanciamento tra i costi, i rischi e il valore”.
Sul fronte Cloud è al lavoro anche l’Unione Europea nel duplice obiettivo di sostenere un’industria europea del Cloud e indirizzare parte del procurement pubblico verso provider europei. “La risposta dell’Unione Europea e degli Stati Membri su questi punti è stata tardiva – spiega Innocenzo Genna, esperto di regolamentazione europea in ambito digitale – e quando si è cominciato a parlare di sovranità del cloud, gli hyperscaler americani già controllavano l’80/85% del mercato europeo del cloud e le istituzioni europee, come la maggior parte dei governi nazionali utilizzava come cloud provider, un operatore non europeo. Ora il tema è fra i più importanti a livello europeo e la Ue si sta muovendo su tre fronti: il primo è quello di rendere le imprese meno prigioniere delle tecnologie che utilizzano; quindi, far sì che vi siano delle regole effettive di portabilità, interoperabilità e possibilità di cambiare il fornitore. E qui c’è una normativa già adottata che è il Data Act. Poi c’è il Cada, una proposta in fase di elaborazione a Bruxelles e una delle parti più importanti riguarda il modo con cui le commesse pubbliche vengono gestiti nel settore del cloud. Infine, l’altro atto importante è il Cyber Security Act che pone attenzione sulle supply chain hardware”.
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