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Sunday, September 27, 2026

Etiopia, colpita da un drone la tv pubblica dei separatisti tigrini

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Una sede della televisione pubblica del Tigrè, la regione settentrionale secessionista dell'Etiopia le cui autorità ribelli si dichiarano in "guerra totale" contro il governo federale, è stata colpita oggi da un drone; lo hanno riferito diversi giornalisti dell'emittente. I combattimenti sono ripresi mercoledì nel nord del Paese, dove le autorità ribelli affermano di dover fronteggiare "un'invasione" da parte delle forze federali, dopo un precedente conflitto sanguinoso svoltosi tra il 2020 e il 2022 tra le due parti. 

I combattimenti nel nord dell'Etiopia, che vedono contrapposte da un lato le forze federali e i loro alleati e dall'altro le forze del Tigrè e i gruppi di opposizione armata alleati, sono giunti al sesto giorno. Le forze tigrine hanno assunto il controllo di tre città nella vicina regione di Afar, secondo quanto riferito dall'emittente Al Jazeera. Secondo quanto dichiarato alla stessa emittente da Mohamed Hussein, leader del partito al governo nella regione di Afar, le forze del Tigrè sono penetrate nelle Aree 2 e 4 e hanno conquistato tre città della regione, e ha esortato il governo federale a proteggere i residenti. La regione di Afar confin con Gibuti e Eritrea e per questo riveste un'importanza strategica.

Combattenti Tigray per le strade di Mekele , Etiopia

Combattenti Tigray per le strade di Mekele , Etiopia (YASUYOSHI CHIBA/AFP via Getty Images)

Allerta nella capitale Addis Abeba, blackout delle comunicazioni nel Tigrè che si prepara al peggio

A seguito della ripresa degli scontri in Tigrè e di informazioni di intelligence sulla possibilità di attentati a funzionari dell'esercito federale da parte della coalizione di opposizione, ad Addis Abeba le autorità etiopi avrebbero vietato il traffico alle motociclette e agli scooter, secondo quanto riporta Al Arabiya.  Intanto, i residenti del Tigrè hanno iniziato ad accumulare scorte di cibo e a ritirare denaro, temendo una ripresa dell'assedio e delle ostilità mentre il governo ha interrotto nella regione gran parte delle comunicazioni, rendendo difficile anche l'accesso a internet.

Primo Ministro Abiy Ahmed

Primo Ministro Abiy Ahmed (Ethiopia Prime Minister's Office)

Le origini del conflitto tra il premier Abiy Ahmed e il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (TPLF)

Le ragioni del conflitto sono di vecchia data e risiedono principalmente nel fatto che i tigrini, sebbene non maggioritari, furono il gruppo etnico dominante nella coalizione di governo dell'Etiopia, convinti sostenitori di un federalismo su base etnica con una forte autonomia degli stati, per circa un trentennio, dal 1991 al 2018, anno dell'avvento al potere di Abyi Ahmed, un oroma,  che avviò invece un processo di centralizzazione sciogliendo la vecchia colazione di governo e fondando il Partito della prosperità, nel quale confluirono tute le azioni regionali. I tigrini i rifiutarono i confluire nella nuova formazione centralista, interpretando questa iniziativa del nuovo premier come un attacco all'autonomia federalista, e iniziarono ad arroccarsi nel loro territorio. 

Il punto di rottura nel 2020

La tensione arrivò al punto di rottura nell'estate del 2020, in piena pandemia da Covid. Per la pandemia in corso Abiy decise di rinviare le elezioni regionali che dovevano tenersi in agosto. I tigrini interpretarono questa decisione come un golpe bianco, un tentativo di mantenersi illegalmente al potere e sfidando il governo centrale indissero le proprie elezioni regionali autorganizzate per settembre che Addis Abeba dichiarò illegittime. 

Il pretesto per l'intervento armato scattò nella notte tra il 3 e il 4 novembre 2020. Le forze del TPLF lanciarono un attacco a sorpresa contro il Comando Nord dell'esercito federale a Makallè, la capitale del Tigrè, uccidendo nel sonno diversi militari. Le autorità regionali del Tigrè giustificarono l'azione definendola un "attacco preventivo", sostenendo che le truppe governative federali stessero pianificando un intervento armato imminente nella regione in seguito alle forti tensioni politiche e alle elezioni locali. Di fatto il TPLF prese il controllo delle caserme del Comando Settentrionale per neutralizzare la capacità di risposta dell'esercito federale e per impossessarsi di ingenti quantitativi di armamenti pesanti e artiglieria stoccati nella regione.

In risposta, Abiy dichiarò lo stato di emergenza e ordinò un'offensiva militare immediata "per ripristinare l'ordine". Al termine di tre settimane di intensa campagna militare e bombardamenti aerei, il 28 novembre 2020 le truppe governative annunciarono la conquista della città di Makallè. prese il via una drammatica guerra civile durata fino all'accordo di pace firmato a Pretoria del novembre 2022. 

attacco aereo a Mekele, la capitale della regione del Tigray nell'Etiopia settentrionale

attacco aereo a Mekele, la capitale della regione del Tigray nell'Etiopia settentrionale ((LaPresse/archivio))

Il TPLF disconosce l'accordo di pace di Pretoria, i nuovi scontri

L'intesa mediata dall'Unione Africana a Pretoria nel 2022 riuscì a fermare le grandi operazioni militari ma non risolse i nodi principali dl contendere e per alcuni versi rimase inapplicata. Il disarmo ad esempio non fu mai completato e il TPLF non smobilitò mai consegnando le armi e smobilitando le proprie truppe: estesi territori del Tigrè occidentale e meridionale rimasero sotto il controllo delle milizie degli Amhara, l'etnia dominante nella regione vicina che con i tigrini ha contenziosi territoriali ancora in sospeso, e delle truppe eritree. Un’amministrazione regionale provvisoria istituita nel marzo 2023 è stata rapidamente compromessa dalla rivalità tra fazioni: da un lato, l’ala del presidente dell’IRA Getachew Reda, più incline alla cooperazione con il governo federale, e dall’altro gli estremisti del TPLF guidati dal presidente Debretsion Gebremichael. Ciò ha portato alla destituzione di Getachew e dunque dell'amministrazione regionale nell’aprile 2025 e alla sua sostituzione con il tenente generale Tadesse Werede.
Nel 2025 è emersa una nuova fazione armata, la Tigray Peace Force (TPF), composta da combattenti insoddisfatti del governo del TPLF e tacitamente sostenuta dalle autorità federali; le sue incursioni nel Tigrè provenienti dall’Afar hanno scatenato scontri all’interno della stessa regione.
Un riavvicinamento tra il TPLF e il governo eritreo, soprannominato «Tsimdo», ha portato a una riconciliazione tra le popolazioni nelle città di confine a partire dalla metà del 2025, ma ha allarmato Addis Abeba. 

La situazione ha subito a settembre 2026 una drammatica evoluzione con un cambio strategico di alleanze: il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF) e le milizie nazionaliste Amhara (i Fano), un tempo acerrimi nemici proprio a causa delle dispute territoriali, hanno stretto una sorprendente e pragmatica alleanza politica e militare denominata Alleanza delle Forze Popolari per la Sopravvivenza, con l'obiettivo comune di rovesciare il governo del Primo Ministro Abiy Ahmed.  Questa convergenza ha innescato una massiccia controffensiva dell'esercito federale etiope (ENDF). Scontri violenti e attacchi aerei con droni stanno interessando i confini tra Tigray, Amhara e Afar.

soldati etiopi vicino ad Agula, nord di Mekele, Tigray, Etiopia

soldati etiopi vicino ad Agula, nord di Mekele, Tigray, Etiopia ((ApPhoto))

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