Scontro Usa-Iran al vertice dell'Aiea. Teheran attacca, 'ci hanno escluso'
La tensione resta alta nel Golfo con i nuovi raid incrociati fra gli Houthi e l'Arabia Saudita e lo scontro a distanza fra Iran e Stati Uniti all'Aiea. Teheran ha infatti accusato Washington di aver escluso dal vertice a Vienna il capo dell'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran, Mohammad Eslami, e ha convocato l'incaricato d'affari austriaco per protestare contro la mancata concessione dei visti agli iraniani. Washington ha replicato secca: Eslami è oggetto di sanzioni, per questo non gli è stato permesso di partecipare.
Il segretario dell'Energia americano Chris Wright ha quindi spiegato di aver provato a chiedere una deroga "ma gli è stata negata". L'incidente conferma le difficoltà persistenti nel cercare di riavviare un dialogo che porti a una fine della guerra in corso da più di sei mesi.
"L'Iran, un paese in crisi, vuole concludere un accordo, in fretta e male. Deciderò io se gli Stati Uniti sceglieranno o meno di avviare un confronto, un'ipotesi a cui siamo aperti", ha detto Donald Trump mostrandosi quantomeno possibilista su una riapertura dei colloqui. Se e quando accadrà è tutto da vedere.
Così come è da verificare la disponibilità di Teheran. La mancanza di fiducia reciproca è uno degli elementi che rende il dialogo particolarmente complicato. Tutte le volte che negli ultimi mesi un'intesa sembrava a portata di mano, ci sono poi stati strappi che hanno fatto naufragare le trattative. Agli inizi di luglio, sono stati i falchi di Teheran a far saltare l'accordo: secondo le ricostruzioni del New York Times, hanno infatti attaccato tre navi commerciali a Hormuz e causato danni in Qatar cogliendo di sorpresa gli stessi negoziatori iraniani, in primis il presidente Masoud Pezeshkian.
I nodi delle trattative fra Washington e Teheran restano gli stessi, da Hormuz al nucleare. Sullo Stretto il pressing americano è elevato. Trump vuole vedere scendere i prezzi del petrolio prima delle elezioni di metà mandato così da rassicurare gli americani. "Crolleranno non appena finirà il conflitto militare con l'Iran, e non ci vorrà molto", ripete da settimane rivendicando che il "petrolio scorre a Hormuz" e ventilando la possibilità di chiedere rimborsi ai paesi del mondo che usano il petrolio in transito nello Stretto. "Lo stiamo facendo molto di più per gli altri che per noi stessi, e lo abbiamo fatto per generazioni", ha aggiunto.
Ma Hormuz non è l'unico cruciale passaggio in pericolo in Medio Oriente. Con i raid degli Houthi, a tremare è anche lo stretto di Bab el-Mandeb, una delle rotte mondiali più importanti per il trasporto di petrolio dal Golfo verso il Mediterraneo. Un mix fatale per il mercato petrolio: l'instabilità in Medio Oriente fa infatti temere per le scorte globali e fa volare le quotazioni del greggio. Gli Houthi stanno continuando con la loro offensiva. Dopo aver conquistato due isole nel Mar Rosso, hanno nuovamente lanciato decine di droni e missili balistici contro obiettivi militari in Arabia Saudita, per rappresaglia contro i raid aerei di Riad che, hanno rivendicato, hanno colpito lo Yemen 50 volte nelle ultime 24 ore. Sotto pressione dagli attacchi, il principe alla corona saudita Mohammed bin Salman vola in Egitto per fare il punto con il presidente Fattah El-Sisi su una situazione sempre più pericolosa che mette in pericolo Riad, esposta ora su più fronti ad attacchi di ritorsione.
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