Ed Sheeran risale sul palco a Philadelphia dopo la bufera per Gaza: crolla il prezzo del biglietto

Ed Sheeran torna stasera al Lincoln Financial Field di Philadelphia per la prima volta dopo la bufera che ha svuotato il suo tour dagli artisti di supporto. Non è un rientro ordinario nel Loop Tour: sul palco, almeno per questa data, la popstar britannica rischia di restare sola, mentre fuori dallo stadio è annunciata una manifestazione pro-Palestina e sul mercato i biglietti più economici sono scesi da 123 a 67 dollari. Quando in Italia sarà notte, il concerto misurerà quanto pesi, su un artista finora lontano dalle controversie, la scelta di non trasformare il proprio lavoro in “una piattaforma politica”.
La scintilla è del 5 settembre, in New Jersey. Macklemore, scelto come opening act americano, aveva gridato dal palco “Free Palestine” ("Palestina libera"). I proprietari degli stadi hanno contestato l’uscita e il rapper è stato escluso dal tour. Sheeran ha negato di essere il responsabile della decisione e l’ha attribuita al promoter. Ha aggiunto di "aver parlato a lungo con le venue per tutta la settimana per cercare di costruire un ponte” prima dell’allontanamento. Secondo i lanci, sulla vicenda pesa anche la sollecitazione di Robert Kraft, proprietario dei New England Patriots: la sua società controlla lo stadio in cui era previsto un concerto del tour.
Ed Sheeran e Macklemore (Benjamin Hammond Haggerty) (Ansa/LaPresse)
Il danno collaterale è stato immediato. Quattro artisti di supporto hanno abbandonato la tournée. A uscire, tra gli altri, sono stati la band che accompagna Sheeran e Finneas, fratello e collaboratore di Billie Eilish, che avrebbe dovuto raggiungerlo in Sud America. Macklemore era già stato sostituito dalla band danese Lukas Graham e dal cantante irlandese Aaron Rowe: anche loro hanno rinunciato, in solidarietà con il rapper. Sheeran, è vero, ha già tenuto gran parte delle date da solo; in ogni tappa, però, era affiancato per alcune canzoni dal gruppo folk irlandese Beoga. Stavolta, sul sito ufficiale, non comparivano sostituti. La scaletta di Philadelphia restava ignota.
Martedì l’autore di “Shape of You” ha provato a chiudere il fronte politico. “Non sono complice” di quello che accade a Gaza, ha detto. “Ho le mie opinioni personali su questo conflitto devastante. Il fatto che io scelga di non parlarne pubblicamente non significa che non le abbia, né che la cosa non mi stia a cuore. Chi viene ai miei concerti non si aspetta un dibattito politico". Su Instagram ha ribadito di non voler trasformare il mestiere in tribuna. Ha anche insistito sul fatto che non avrebbe mai deluso di proposito i fan né abbandonato la squadra del tour e "tutte le altre persone che dipendono da lui per il proprio sostentamento”.
Non è bastato. I critici lo accusano di non aver tenuto testa ai proprietari degli impianti e di non aver difeso Macklemore. Sono partiti appelli al boicottaggio. Mercoledì il rapper ha alzato la posta in un altro modo: ha annunciato una donazione di 1 milione di dollari per gli aiuti umanitari alla Palestina e ha invitato Kraft a fare altrettanto. Un portavoce del miliardario ha riferito che Kraft e Sheeran hanno accettato di donare 2 milioni di dollari ciascuno, senza specificare i beneficiari. I rappresentanti del cantante britannico, a quel punto, non hanno risposto alle richieste di commento.
Intorno allo stadio la tensione è organizzativa prima ancora che musicale. Gruppi locali filo-palestinesi hanno convocato la protesta nel pomeriggio. La polizia ha fatto sapere che sarà garantita “un’adeguata presenza delle forze dell’ordine” per “la sicurezza del pubblico, dei dipendenti e dei residenti della zona”.
Dentro l’arena, invece, il termometro è quello dei prezzi. Secondo TicketData, sul mercato della rivendita i tagliandi stanno cambiando proprietario a un ritmo leggermente più sostenuto rispetto alle tappe precedenti. Keith Pagello, fondatore del sito, smorza la lettura politica: “Una parte del pubblico non segue le questioni politiche, o vi è del tutto indifferente, e si è resa conto solo ora che Ed Sheeran si esibirà nella propria città”. Il calo da 123 a 67 dollari, ha aggiunto, “non è necessariamente legato alla controversia”: i prezzi dei concerti tendono a scendere man mano che si avvicina la data. Venerdì i biglietti risultavano ancora disponibili.
Sul piano commerciale il Loop Tour resta un colosso. A maggio, secondo Pollstar, era la tournée con i maggiori incassi al mondo, con una media di oltre 7 milioni di dollari a città. Alla fine del 2025 Sheeran era il terzo artista live per guadagni dal 2021. Proprio questo peso rende più nitido il paradosso della settimana. Promoter e impianti hanno un potere reale sull’accesso ai palchi; gli esperti, però, sottolineano che un nome di questo calibro “ha generalmente l’ultima parola su ciò che accade durante i propri concerti”.
Philadelphia diventa così un test doppio. Sul prato dello stadio si misura se un live da stadio può ancora presentarsi come spazio “neutro”, dopo che l’opener è stato cacciato per uno slogan e dopo che colleghi e band hanno lasciato il viaggio in solidarietà. Fuori dai cancelli si misura quanto quella pretesa di neutralità sia ormai parte del conflitto, non un riparo da esso. Sheeran sale comunque. Lo fa senza nuovi artisti di apertura, con una protesta in calendario, con donazioni annunciate e destinatari ancora opachi, e con il prezzo del biglietto più basso che racconta un pubblico diviso: chi protesta, chi compra all’ultimo e chi, semplicemente, vuole sentire le canzoni.
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