Lista unita e ultraortodossi con Eisenkot, la partita di Netanyahu per restare al potere

Ore febbrili in vista del 4 novembre quando secondo la legge israeliana saranno resi noti i dati definitivi del voto del 27 ottobre scorso e il presidente Isaac Herzog avvierà formalmente le consultazioni con i leader di tutti i partiti per affidare l'incarico di formare un nuovo governo a chi mostrerà di avere maggiori possibilità di coalizione, scongiurando il rischio di un immediato ritorno alle urne.
Nel frattempo, Netanyahu rimane in carica come premier ad interim. Il suo blocco avrebbe 53 seggi, mentre quello dell'opposizione guidato da Gadi Eisenkot è fermo a 48. Il Likud ha perso il 15% dei voti facendo passare il suo blocco da 68 a 53 seggi, ma questo non vuol dire però che Bibi sia sul viale del tramonto.
Ecco che un'alleanza o appoggio esterno dei partiti arabi, potrebbe essere l'unica strada tecnica per l'ex generale Eisenkot di raggiungere una maggioranza. L'ipotesi caldeggiata dai Democratici (sinistra) di Yair Golan resta complessa, nonostante l'exploit senza precedenti nella storia del voto ebraico ottenuto dai partiti palestinesi.
Tante le indiscrezioni raccolte dai principali media locali come quella secondo la quale la “Lista Unita” (tre partiti arabi) ha annunciato semi-ufficialmente che raccomanderà Eisenkot come primo ministro al presidente Herzog in occasione delle consultazioni. Si presume che anche Ra'am farà lo stesso", scrive Walla online.
Elezioni in Israele, il blocco del cambiamento (X)
Gadi Eisenkot starebbe valutando l'opzione di un governo di minoranza che si appoggi sul sostegno esterno sia del partito islamico Ra'am (8 seggi), sia del partito ultraortodosso ashkenazita Ebraismo Unito (7 seggi), che forse vorrebbe porre fine alla lunga alleanza con Netanyahu. Scrive Ynet spieganodo che tolto il sostegno del partito ultraortodosso a Netanyahu, l'attuale coalizione avrebbe 46 seggi, portando in vantaggio Eisenkot.
''Abbiamo una comprovata esperienza nella conduzione di negoziati, come abbiamo dimostrato in passato sia con la destra che con la sinistra, e puntiamo a trasformare questa significativa affluenza alle urne in un'opportunità concreta per la comunità araba. Tutte le opzioni sono aperte'', ha detto Mansour Abbas, leader del partito arabo Ra'am, all'emittente di Nazareth Radio Nas, sottolineando i suoi precedenti negoziati anche con Netanyahu nel 2021. Quell'accordo durò però appena un anno.
La strategia del Blocco del Cambiamento si concentra sulla tenuta parlamentare delle opposizioni a Netanyahu e vuole procedere prima di tutto con il cambio del presidente della Knesset, attualmente del Likud, Amir Ohana. Inviso all'opposizione. Secondo Channel 12, il leader che potrebbe succedergli potrebbe essere proprio il capo del partito Yashar. Poiché esiste la possibilità che Eisenkot entri a fare parte di un prossimo governo, anche eventualmente di unità, e in quel caso lascerebbe la carica libera a un altro dei leader dell'attuale opposizione. Dunque il suo partito potrebbe favorire una nuova fase politica e il confronto con la popolazione araba di Israele.
Ma i leader dell'opposizione, sottolinea Haaretz, non si sono ancora incontrati dopo il voto: lo faranno a inizio settimana, mentre il blocco guidato da Eisenkot valuta opzioni per formare un governo e portare avanti la legislazione, inclusa una possibile elezione diretta una tantum per il primo ministro.
Elezioni in Israele, Eisenkot sfida Netanyahu (AFP)
Secondo il Times of Israel i 120 parlamentari della nuova 26ª Knesset sarebbero 47 i nuovi deputati, 33 le donne, cinque ex generali delle Forze di Difesa Israeliane, un ex capo dello Shin Bet.
Intanto sia lo Shin Bet che il Mossad, hanno aperto un'inchiesta su un possibile intervento straniero nelle elezioni israeliane. Il Likud ne aveva annunciata anche una sua. Sempre secondo indiscrezioni dei media, i servizi segreti starebbero indagando su un deputato della Lista Unita che avrebbe ricevuto centinaia di migliaia di shekel in contanti provenienti dal Qatar.
L'indagine è stata ordinata da Netanyahu, dice Haaretz secondo cui il premier più longevo della storia di Israele vorrebbe usare la guerra contro la Repubblica islamica dell'Iran per restare al potere, minando la fiducia nel sistema democratico delle elezioni.
“Siamo giunti a una situazione in cui si ripeteranno gli scontri con l'Iran. Questo dimostra quanto sia grave il fallimento di Netanyahu”, ha scritto su X il leader del partito dei Democratici, Yair Golan. Netanyahu ne avrebbe parlato al telefono con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, riferisce il Wall Street Journal, dopo un summit del tycoon con i suoi vertici militari sulle opzioni per riprendere raid nella Regione.
Le Forze armate iraniane sono "pronte come mai prima" anche ad allargare se necessario i propri "limiti geografici" hanno risposto i Guardiani della Rivoluzione.
elezioni in Israele, primo ministro Benjamin Netanyahu (ansa)
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