Gestori delle pompe di benzina sulle barricate per il tetto al prezzo del carburante: “Ci manda in crisi”
“Se per gli automobilisti è una buona notizia, per i benzinai non lo è affatto”. Ce l’ha con il tetto al prezzo del carburante la Figisc Confcommercio Padova. L’associazione dei gestori delle pompe di benzina in una nota ribadisce che il price cap di 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio fissato da Eni “manda in crisi i gestori. Tutti, sia quelli targati Eni, sia quelli targati IP, ma anche tutti gli altri”.
L’associazione osserva che si tratta di “una situazione a dir poco complicata che ha convinto la presidenza nazionale della Figisc Confcommercio a convocare per oggi pomeriggio (lunedì 28 settembre, ndr) un consiglio nazionale urgente. L’idea è quella di coinvolgere anche le altre organizzazioni per definire una linea comune ed evitare sperequazioni”. Non solo. “Quando anni fa Eni adottò un analogo provvedimento – ricorda il presidente dei benzinai della Figisc Confcommercio Padova – i suoi distributori hanno venduto molto di più, ma poi sono rimasti a secco con disservizi che hanno creato problemi a cascata. È probabile che la situazione si ripeta”. Il riferimento è alle pompe bianche “ovvero a tutti quei marchi, e nel Veneto sono parecchi, che non fanno riferimento ai brand maggiori e che sono costretti a comprare il prodotto ad un prezzo che, di fatto, è fuori mercato“.
Del resto la Figisc non fa mistero di ritenere l’operazione Eni-Ip foriera di uno “svantaggio competivo“, con il presidente nazionale, Bruno Bearzi che a Repubblica ha parlato di “concorrenza sleale“, con un malcelato riferimento all’Antitrust che potrebbe essere chiamato in casusa. Già in occasione dello “sconto Eni”, l’associazione a livello nazionale aveva duramente commentato l’operazione. “Ora è l’Azienda pubblica a togliere le castagne dal fuoco al posto dello Stato, sulla scia di quanto TotalEnergies ha fatto in Francia (Stato che, per inciso, non ha ridotto le accise – 0,690 €/lt per la benzina e 0,607 per il gasolio, non proprio modeste – in questa crisi), acquisendo così volumi di vendite (tornano alla mente gli “scontoni” dei week end estivi del 2012), gratitudine e meriti e, come sottoprodotto dell’operazione, mettendo all’angolo la discussione, peraltro spesso di facile presa demagogica, sulla tassazione dei sovraprofitti”, si legge in una nota del 26 settembre.
Figisc riconosce che l’operazione ENI “può dare parziale sollievo ai consumatori stremati dall’escursione dei prezzi – sempre che continui ad essere sostenibile nel medio periodo rispetto alle incognite del mercato internazionale”, tuttavia, sottolineava, “ha l’effetto di sconvolgere il mercato della distribuzione: vi è chi ha subito sostenuto che si tratta di una operazione attuata in forza di una posizione dominante, di dumping e concorrenza sleale. E se questo ha senso per una buona parte della rete distributiva, fatta ormai da tanti operatori indipendenti che dovranno subire la concorrenza senza avere possibilità alcuna di rintuzzarla, la questione è anche: che faranno le altre major petrolifere, nuove e vecchie, presenti sul nostro mercato, spiazzate dalla mossa dell’Azienda di Stato?”. La prima risposta l’ha data Ip mettendosi in scia a Eni. Il resto è ancora da vedere.
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